"Perché è legittimo e ok piangere per una storia durata pochi incontri"

Oggi più che mai alcuni e alcune tra noi si ritrovano a soffrire a causa della fine di una relazione, anche se è durata pochi incontri: ma è il coronavirus che ha cambiato tutto e la nostra fame di contatto umano è ampiamente comprensibile.

Il modo in cui incontriamo per la prima volta persone nuove, con cui iniziamo una relazione che può essere più o meno duratura, è cambiato profondamente in questi venti anni. Ma dall’avvento del coronavirus è cambiato anche il modo in cui percepiamo questi incontri, il modo in cui viviamo e terminiamo la storia. La questione non è affatto semplice e a qualcuno alcune reazioni o emozioni potrebbero apparire esagerate ma non è così.

Molte relazioni ai tempi del Covid seguono degli schemi ben precisi. Si chatta per un po’: è così che ci si incontra, soprattutto dacché i luoghi d’aggregazione o sono chiusi oppure ad alcuni fanno molta paura. Si chiacchiera virtualmente, ci si apre, si racconta: non sempre queste chat vanno bene, anzi spesso la persona dall’altra parte si mostra incompatibile con noi fin dai primi momenti, ma qualche volta si riscontra una vera sintonia.

Non vogliamo naturalmente addentrarci nella possibilità che l’altra persona finga di essere chi non è (o che siamo noi stess* a farlo), anche se è chiaro che online la prospettiva che abbiamo di una persona è assai limitata, e legata a tutto ciò che questa persona vuole mostrarci. Però anche in questo momento storico particolare, la gente cerca quasi sempre di incontrare alla fine la persona con cui hanno chiacchierato in chat. E succede a volte che l’incontro vada bene, così bene che ce ne siano anche altri, sebbene sporadici (è il prezzo della pandemia).

Però può accadere anche una cosa che non ci aspettavamo. Dopo quei pochi incontri, innumerevoli chat e telefonate, ci si lascia. E in questi casi cosa si fa? Be’, ognuno la prende a modo proprio, è chiaro. Ma a quanto pare ci sono alcuni che ci stanno davvero male: si piange, si ascoltano canzoni pop tristi, ci si rifugia nel comfort food e torniamo a sognare Brenda e Dylan insieme a Beverly Hills come non ci fosse stata mai una terza stagione.

Ovvio che non tutti ci stanno male, ma c’è chi lo fa, ed è un comportamento comprensibile. Lo sarebbe comunque: non è detto che sia il numero di incontri a fare l’intensità di una relazione. Ma, mentre il coronavirus mostra i suoi denti aguzzi, è come se tutto sia diventato più rarefatto: le persone hanno perduto le occasioni di contatto e a quelle poche ci si attacca di più che in passato, si procede meno prudentemente, ci si affeziona di più se le premesse per un’affinità elettiva ci sono.

Su Cosmopolitan è apparso tempo fa un articolo che racconta una storia di questo tipo: una donna conosce un uomo in chat, si vedono tre volte e poi tutto finisce. Ma lei ci sta male, è triste e arrabbiata, come per le storie importanti avute in precedenza, quelle che sono durate per anni. Ma è appunto una reazione comprensibile, come rimarcano le voci di diversi psicologi e psicologhe nell’articolo.

Il bisogno di legami romantici veloci è stato particolarmente evidente dalla pandemia di Covid-19 – spiega la psicologa Angelina Archer di Harley Therapy. – I lunghi periodi di blocco hanno lasciato molte persone alla disperata ricerca di una connessione con un altro essere umano. I sentimenti che qualcuno che incontriamo e con cui usciamo, che possa essere il nostro partner per sempre, si intensificano, così come i sentimenti di rifiuto quando le relazioni finiscono improvvisamente dopo pochi appuntamenti.

Naturalmente accade perché, nell’era pre-Covid, le nostre vite erano piene di distrazioni nelle relazioni: amici, lavoro, famiglia, una vera e propria rete di affetti e di impiego di tempo che non ci costringeva a focalizzarci su un solo legame. Ma durante un’epidemia anche i rapporti amicali e famigliari sono più radi, e si aggiunge il fatto che molt* tra noi hanno anche “perso” i colleghi e le colleghe con lo smart working. Per cui di questi tempi, ogni relazione, anche se di breve, brevissima durata, è più intensa. Ed è giusto, corretto, condivisibile stare male quando il legame si spezza, finisce, o semplicemente si interrompe.

Ha più a che fare con la qualità del legame di attaccamento, che con il tempo trascorso insieme – chiarisce la psicologa clinica Nicole McCance – Spesso siamo attratti da certe persone per come ci fanno sentire e questo non ha nulla a che fare con il tempo. Se ti hanno fatto sentire al sicuro, speciale o hanno tirato fuori la parte divertente di te, alla fine sentirai come una perdita.

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