Come può mutare l’umore durante il ciclo mestruale? Se si rispondesse a questo interrogativo prendendo semplicemente in esame i racconti di gran parte degli uomini,  le donne verrebbero descritte quasi come pazze isteriche in balia degli sbalzi ormonali, soggette all’aggressività o ancora troppo sensibili.

Le etichette, si sa, alimentano gli stereotipi e sono proprio quest’ultimi ad aver innescato una sorta di “meccanismo di difesa” che ha inevitabilmente portato la donna a considerare le mestruazioni, non più come un periodo naturale correlato alla fertilità e quindi alla vita, ma piuttosto al pari di qualcosa di cui colpevolizzarsi e per il quale dover chiedere scusa, peraltro con un certo imbarazzo, senza tralasciare la necessità di controllare le proprie emozioni, soffocandole quando necessario. Numerose testimonianze emergono tra le celebrity.

La nota attrice Kristen Bell, in un recente episodio di “Armchair Expert“, il podcast del marito Dax Shepard, ha candidamente ammesso che, se non avesse imparato ad autoregolare e a gestire le proprie emozioni durante il ciclo, adesso non sarebbe più sposata!

La stessa Kristen ha ribadito infatti che il solo motivo per il quale non “impazzisce” durante il ciclo è l’essere abituata alla socializzazione, approccio che fortunatamente, in quel particolare periodo, le permette di non urlare contro tutti, pur desiderandolo.

Allo stesso modo, come ha dichiarato in un’intervista, sostiene che se le donne sono in grado di frenare e controllare gli impulsi indotti dalla sindrome premestruale, non c’è ragione per cui gli uomini non debbano trattenere la violenza indotta dal testosterone.

L’attrice tuttavia non è la sola a sentire il bisogno di soffocare le proprie emozioni così come di scusarsi per avere il ciclo mestruale. A scatenare questo meccanismo è l’aspettativa che la società alimenta nei confronti delle donne, che in questo modo si sentono in dovere di apparire sempre attive, efficienti e produttive in ogni momento, celando il proprio malessere, e nutrendo di conseguenza la necessità di scusarsi per un malessere che di fatto è del tutto naturale e sussiste da sempre.

Disturbo disforico premestruale, quando il premestruo diventa una malattia

A rivelarlo un sondaggio pubblicato nel 2019 sull’American Journal of Obstetrics and Gynecology che ha confermato tale tendenza: su un campione di 43 mila donne intervistate, circa l’85% ha riferito di provare intensi dolori mestruali, mentre il 77% di percepire un notevole disagio psicologico proprio in quel particolare periodo del mese.

Naturalmente, anche gli uomini hanno “giorni no”, seppur sia meno probabile che si verifichino ogni 28 giorni: a differenza delle donne però, sono generalmente meno propensi a scusarsi attribuendo un eventuale atteggiamento negativo a tali periodi.

Che le donne esternino le proprie emozioni, talvolta giustificandole quando hanno il ciclo mestruale, è un’idea piuttosto comune. La propensione a scusarsi è piuttosto frequente in molti aspetti della loro vita.

A testimoniarlo Jennifer Weiss-Wolf, avvocato, co-fondatrice di Period Equity e autrice di “Periods Gone Public: Taking a Stand for Mestrual Equity“, che ha più volte affermato come, nonostante abbia scritto un libro sulla difesa del ciclo mestruale, provi ancora disagio nel discutere sulle mestruazioni in presenza di clienti e aziende, consapevole di poter generare non poco imbarazzo.

Allo stesso modo, anche Davielle Jackson, amministratore delegato di Femi Secrets, società che produce mutandine usa e getta, ha dichiarato di non rivelare mai quando ha il ciclo, non tanto perché ne sia imbarazzata ma poiché, fondando il proprio brand sulla normalizzazione delle mestruazioni e sulla destigmatizzazione della vergogna e imbarazzo provocati dallo stesso, teme che la propria leadership possa essere messa in discussione, in particolare da come gli uomini vedono il ciclo, motivo per cui anche se prova il medesimo malessere comune a gran parte delle donne, preferisce tenere il tutto solo per sé.

E sebbene sovente i dolori mestruali siano così intensi da costringerla a prendersi una pausa dal lavoro, pur non rivelandone le motivazioni, per lei tutto questo equivale ad affermare candidamente – “Scusa, mi sento così perché ho il ciclo”-.

Il problema a monte è dunque un altro: la mancanza di dialogo accompagnata da una vera e propria stigmatizzazione legata al ciclo mestruale e agli effetti deleteri che esercitano gli ormoni sull’umore e l’emozionalità. Non affrontare l’argomento può pertanto solo perpetuare la cultura delle scuse e ad affermarlo sono gli esperti.

Come ha più volte ribadito Kristen Bell su “Armchair Expert”, anche gli uomini devono iniziare a discutere dei propri ormoni, affermando che la sindrome premestruale non rappresenta una minaccia, cosa che non si può dire dell’aggressività maschile.

Gli uomini, proprio a causa di tale stigma sociale, possono di conseguenza rivelarsi meno inconsapevoli dei propri stati d’animo rispetto alle donne.

Sebbene le donne siano state educate da sempre a convivere con i propri ormoni e con la consapevolezza che questi possano influenzarne le azioni, difficile è al contrario sentire un uomo ammettere i propri limiti emotivi, scusandosi per quanto provocato da alti livelli di ossitocina!

Affrontare il problema e parlarne, rappresenta la soluzione che potrebbe senza alcun dubbio aiutare anche le persone transgender e genderqueer a destigmatizzare un così delicato periodo anche  persone trans e non binarie: come ha affermato lo scrittore trans Henry Giardina

“Molte persone cisgender sembrano pensare che quando dichiari di essere trans, il tuo ciclo semplicemente si raggrinzisce e muore, il che… vorrei che fosse realmente così”-, questo poiché, riflettendoci su, può rivelarsi davvero estenuante a volte, dover spiegare ai colleghi la necessità di una pausa extra per andare in bagno durante le mestruazioni o di assumere un ibuprofene per combattere l’emicrania dovuta alla sindrome premestruale”.

Incontri imbarazzanti fanno comprendere allo stesso Giardina così come alle persone che appartengono alla comunità LGBT+, quanti ancora non abbiano idea di cosa significhi effettivamente essere un* ragazz* trans o di che aspetto abbia. Tuttavia sono conversazioni come quelle di Kristen Bell e del marito a rappresentare un inizio.

D’altronde, se è di norma possibile dare spazio al dialogo su problematiche quali la depressione postpartum, perché non attribuire la stessa importanza alla sindrome premestruale?

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