Malcolm X, nato Little, scelse per sé questo nome in segno di protesta contro un sistema che attribuiva agli schiavi il nome del padrone. Con questo stesso spirito condusse la sua battaglia contro il suprematismo bianco, facendosi promotore di una lotta, anche violenta, da realizzarsi “con ogni mezzo necessario”.

Personaggio anticonformista e contraddittorio, ha attirato opinioni diametralmente opposte. In relazione ai suoi discorsi e, soprattutto, alla sua autobiografia, alcune femministe nere hanno giudicato negativamente il suo atteggiamento nei confronti delle donne; aprendo la questione della misoginia come problema interno al Black Power.

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Chi era Malcolm X?

Figlio di un predicatore assassinato dalla Black Legion, Malcolm dopo la morte del padre e il ricovero della madre in un istituto psichiatrico, crebbe tra orfanotrofi e famiglie affidatarie. Ben presto iniziarono i problemi con la legge e nel 1946, all’età di vent’anni, finì in carcere per violazione di domicilio e furto. Proprio durante la sua detenzione si avvicinò alla Nation of Islam (NOI), una setta islamica che auspicava la creazione di una nazione islamica nera separata dagli Stati Uniti.

Fuori dal carcere ebbe modo di conoscere il fondatore del NOI Elijah Muhammad, divenendo in poco tempo il suo braccio destro. La popolarità di Malcolm crebbe rapidamente e questo gli costò le prime gelosie interne al movimento. Le mire rivoluzionarie radicali di Malcolm X poco si sposavano con gli interessi economici di Muhammad; i rapporti con la NOI si incrinarono definitivamente a seguito di dichiarazioni scomode di X sull’assassinio di Kennedy.

Nel 1964, dopo un periodo di sospensione, annunciò la sua separazione dal NOI e la nascita del Muslim Mosque, Inc., movimento che abbandonava l’elemento religioso come fattore di coesione e adottava i principi dell’islamismo ortodosso.

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Il 21 febbraio 1965 fu assassinato durante un discorso pubblico, per il suo omicidio furono arrestati Talmadge Hayer, Thomas Hagan e Norman Butler, membri della Nation of Islam.

La misoginia interna al movimento Black Power

Che il  sessismo sia anche un problema interno alla comunità nera è evidente; anzi sarebbe ingenuo pensare che qualcuno possa salvarsi dal giogo patriarcale. Abbiamo un gran numero di narrazioni sulla questione, pensiamo, ad esempio, a Il colore viola di Alice Walker.

Tuttavia, molte scrittrici e attiviste nere si sono espresse sulla questione sottolineando che il sessismo nella comunità nera non può non essere considerato tenendo a mente l’interrelazione tra sesso e razza. Secoli di soprusi, infatti, hanno necessariamente influito nella costruzione della coscienza maschile nera, instillando l’idea che l’ottenimento della libertà (seguendo il modello bianco) fosse legato a una ri-virilizzazione dell’uomo nero. È evidente che da questo discorso non si possa escludere l’attivismo nero; sulla questione si esprime chiaramente la scrittrice bell hooks:

Nello stato di oppressione in cui vivono, neri e nere hanno di rado sfidato l’uso delle metafore di genere per descrivere l’impatto del dominio razzista e/o della lotta di liberazione nera. Il discorso della resistenza nera ha quasi sempre identificato libertà e virilità, dominio economico e materiale sui maschi neri e castrazione, evirazione. Accettare tali metafore sessuali ha creato un vincolo tra i maschi neri oppressi e i loro oppressori bianchi. I due gruppi condividono la credenza patriarcale che la lotta rivoluzionaria abbia come proprio vero oggetto l’erezione fallica, la capacità maschile di stabilire un dominio politico equivalente al dominio sessuale. […] Il sessismo è sempre stato un utile atteggiamento politico di mediazione del dominio razziale: grazie ad esso maschi bianchi e maschi neri hanno potuto condividere un’identica sensibilità rispetto ai ruoli sessuali e all’importanza del dominio maschile.

La presenza attiva delle donne nel movimento, dunque, veniva limitata dagli uomini che percepivano la loro mascolinità come minacciata. In questo discorso possiamo, e dobbiamo, includere anche Malcolm X, sostenuto per il suo impegno dalle femministe nere, ma anche criticato per il suo atteggiamento nei confronti delle donne.

Malcolm X misogino?

L’atteggiamento delle femministe nere, consapevoli del fatto che una battaglia congiunta è sempre più efficace, è sempre stato costruttivo e conciliante, anche nella critica. È il caso di Angela Davis, che in numerosi interventi ha sottolineato i ‘silenzi’ di Malcolm X relativi alla questione femminile, pur evidenziando come nell’ultima fase della sua vita, dopo la separazione dalla NOI, abbia modificato le sue posizioni lasciando intravedere una probabile svolta femminista.

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Patricia Hill Collins, invece, critica prevalentemente al modo in cui Malcolm X parla delle donne nella sua Autobiografia, scritta a quattro mani con Alex Haley. Se prendiamo in analisi questo testo, infatti, possiamo notare che, oltre a non riconoscere meriti alle donne nella battaglia per i diritti civili, offre un immagine stereotipata e spesso negativa del femminile. La madre, contrapposta alla figura eroica del padre, ha l’unico merito di aver accudito i figli; la sorella è presentata come fiera e dinamica, ma non adatta a essere una buona moglie; le relazioni della sua gioventù descritte in maniera opposta a quella con sua moglie, personaggio desessualizzato per rispondere all’immagine di angelo del focolare.

Altre personalità come Maya Angelou, Audre Lorde, Feminista Jones, invece, hanno sostenuto l’importanza dell’attivismo di Malcolm anche per la causa femminile, facendo riferimento, in particolar modo, ai suoi ultimi interventi.

Nonostante le opinioni contrastanti e le controversie legate alla sua figura, Malcolm X rimane una colonna portante del movimento Black Power. Anche le critiche da parte di esponenti del black feminism sono sempre da intendersi non come denigratorie, ma volte a cogliere la complessità della sua figura. Nella comunità nera Malcolm X rimane un modello di riferimento anche in epoca recentissima; persino la cantante Beyoncé, durante una sua esibizione, ha utilizzato l’audio di un discorso dell’attivista in cui si esprimeva riguardo alla condizione delle donne nere così:

L’individuo che subisce la più grande mancanza di rispetto in America è la donna nera. La donna più indifesa in America è la donna nera. La donna più trascurata in America è la donna nera.

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