“There goes the neighbourhood” – non è più il quartiere di una volta – era l’espressione comune nel corso degli anni Cinquanta e Sessanta, che sintetizza il fenomeno del white flight.
Utilizzata della popolazione bianca, l’espressione indica quanto l’arrivo della popolazione afroamericana fosse indesiderato.

Morton Grodzins nel 1958 ha parlato per la prima volta di questo fenomeno dovuto al raggiungimento di un limite di tolleranza alla presenza interrazziale.

Se è vero che un residuo istintuale e animalesco rimane covato nella profondità, come i volatili migrano per garantire la loro stessa sopravvivenza, la popolazione bianca pensò bene di spiccare il volo verso altri quartieri.
Scappare da coloro che percepivano come una minaccia alla propria sicurezza e al proprio spazio.

Una tra le prime manifestazioni esplicite di questo fenomeno è avvenuta proprio dopo la Seconda Guerra Mondiale, per ripresentarsi negli anni Ottanta.

Le origini della segregazione razziale negli Stati Uniti d’America

Nonostante nel 1865 venne firmata la ratifica del tredicesimo emendamento, l’eredità razzista continuava ad esistere ininterrottamente. Abolita la schiavitù, si trovò un nuovo modo per isolare la popolazione afroamericana: iniziò la segregazione.

Questo processo di divisione della vita, delle attività, della socialità, del lavoro e anche dei matrimoni continuò ad essere tutelato giuridicamente. Fino a quando negli anni Sessanta la Corte Suprema dichiarò incostituzionali tutte le forme di segregazione.

Quella linea netta che divideva il bianco dal non bianco iniziò a sparire nella forma, ma i retaggi di secoli razzisti continuano a vivere nella profondità degli individui.

White Flight

Con l’alta tensione razziale del dopoguerra, accadde che molte persone bianche e proprietari di case iniziarono a temere l’arrivo delle prime minoranze afroamericane nei quartieri tipicamente abitati da bianchi. Quando non funzionò l’odio, convinti che con l’arrivo delle minoranze l’area sarebbe stata deteriorata, la popolazione bianca decise di muoversi di conseguenza. Decisero di spostarsi nelle periferie o in campagna per creare comunità omogenee sul piano razziale.

Il fenomeno appena descritto è stato chiamato degli studiosi moderni e contemporanei White Flight – volo dei bianchi -, un altro modo di agire per la segregazione quando era stata abolita.

Secondo studi sociologici, il volo dei bianchi è stata una risposta razziale alla gentrificazione. Quando uomini e donne afroamericane cercano di entrare nella classe media americana, ecco che inizia la mobilitazione da parte dei bianchi per allontanarsi. Non appena venne instaurata la parità sostanziale, i ricchi bianchi iniziarono a scappare dai loro stessi quartieri.

Cambiò così, il costo della vita, delle abitazioni, rivoluzionando e cambiando il mercato immobiliare.

Il privilegio bianco e i dati che lo confermano

Quello che deve farci riflettere è il potere che hanno avuto ed ha la popolazione bianca sul mercato, non soltanto immobiliare. Per questo parliamo anche di privilegio bianco di muovere, creare oscillazioni economiche, sociali, modificandone l’intera sfera. Gli spostamenti e i cambiamenti messi in atto hanno ripercussioni tangibili come la riduzione del capitale della città in riferimento alle scuole, le infrastrutture e più in generale alle risorse della comunità.

I dati di oggi ci confermano che il problema delle etnie, dell’intolleranza soprattutto nei confronti delle minoranze che abitano l’America, persiste.

Lo studio del Pew Research Center, che si occupa di studiare le tendenze sociali e demografiche negli Stati Uniti, nel 2019 pubblica un completo rapporto sulla visione della disuguaglianza razziale. Emerge che la maggior parte dei neri (64%) afferma che il Paese non è andato abbastanza lontano nel dare ai neri gli stessi diritti dei bianchi.

A dimostrazione di come l’odio razziale sia un tema caldo, ci sono poi i dati riportati dal Southern Poverty Law Center.
Grazie all’aiuto degli analisti, è riuscito a mappare i gruppi d’odio contro le popolazioni non bianche – hate groups -, risalenti al 2019, dichiarando di tenere sottotraccia 1600 gruppi estremisti che operano in tutto il Paese.

L’intervento di Michelle Obama

Anche l’avvocatessa ed ex first lady Michelle Obama nel 2019, in occasione del terzo summit annuale dell’Obama Foundation a Chicago, ha voluto ricordare il fenomeno del White flight, essendo cresciuta durante quel periodo.

Michelle Obama white flight
Fonte: The Washington Post

Obama ha ricordato:

Io parlo di questo nel mondo perché voglio ricordare alla gente bianca che stavate scappando da noi e state ancora scappando.

E ancora:

Quando ci siamo trasferiti, i bianchi si sono trasferiti, perché avevano paura di ciò che rappresentavano le nostre famiglie.

In un video della BBC ha affermato anche:

Essere la prima famiglia nera [insediata alla Casa Bianca] ha dato all’America e al mondo l’opportunità di vedere la verità su chi siamo come persone di colore, come gli altri. Siamo altrettanto e spesso migliori di molte delle persone che dubitano di noi.

Verità che risplende anche sulla vicepresidentessa Kamala Harris, che con la sua elezione ha portato a casa diversi primati. 

Il caso di Chicago

La scelta di parlare di white flight proprio nella città di Chicago non è casuale, perché Michelle Obama è cresciuta nel South Side della città dell’Illinois. Secondo lo studio del 2017 del Metropolitan Planning Council di Chicago, la città aveva un altissimo grado di segregazione razziale ancora attivo sotto il punto di vista economico.

Classificata poi, come la quarta città più segregata del Paese, secondo quanto riportato da Usa Today Money. Il 2 aprile 2019, Chicago è diventata la più grande città americana di sempre ad eleggere una donna afroamericana come sindaco: Lori Lightfoot, avvocatessa, ex procuratore federale. Ed è proprio tra le sue promesse quella di diminuire la violenza e gli omicidi nella città.

Nel South Side di Chicago quasi tutti gli studenti sono afroamericani e l’8% vive in condizioni di povertà. Qui, purtroppo, la violenza è molto più frequente.

Proprio in merito alla segregazione delle scuole, nonostante nel 1954 il caso Brown vs Board of education portò a ripensare questo sistema scolastico, c’è stato un picco di integrazione negli anni ’80, per poi ritornare. Inoltre, i Gen Xer nati in una posizione privilegiata economicamente – quasi del tutto bianchi – hanno più facilmente accesso all’istruzione e sono finanziariamente a proprio agio.

La stessa generazione proveniente nata da una famiglia di colore, ha invece i risultati opposti: quattro su dieci che rimangono in fondo alla scala economica, sono persone nere.

La discussione sul white flight e Black Lives Matter

La questione dell’appartenenza dei quartieri è tornata a farsi sentire soprattutto con il movimento Black Lives Matter. L’estate scorsa, a Seattle, gli attivisti accusavano i bianchi di aver occupato un’area della città storicamente abitata dalla popolazione afroamericana, trasformandola in un quartiere residenziale per ricchi.

Quello che si verifica nella complessa America è una continua dialettica tra rinnovamento urbano e conservazione sociale, che ci permette di percepire quanto il colore della pelle sia ancora importante.

Articolo originale pubblicato il 22 Aprile 2021

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