Infanticidio femminile: il genocidio di 56 milioni di bambine perché femmine

L'infanticidio femminile rappresenta ancora oggi un fenomeno molto diffuso in diverse aree del mondo. In India la selezione basata sul genere provoca ogni anno milioni di morti e fa del Paese il posto meno sicuro al mondo per le donne. Una realtà inaccettabile che necessita di un cambiamento urgente.

Ogni 50 secondi una bambina viene uccisa o abortita in India in quanto femmina. L’infanticidio femminile è ancora oggi un problema significativo in alcune aree del mondo, in particolare dell’Asia. Sono soprattutto India e Cina a contendersi questo tragico primato, e questo, nonostante le crescenti conversazioni sui diritti delle donne e l’uguaglianza di genere e gli impegni messi in atto da governi e istituzioni con programmi mirati per arginare questo problema che deriva da pratiche incivili di tradizione millenaria.

Ad oggi, l’India continua ad essere uno dei paesi più insicuri per le donne, fin dal momento della loro nascita e talvolta anche prima.

Il 30 giugno 2020 il Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione (UNPF) ha pubblicato il rapporto dello Stato della Popolazione Mondiale (SWOP) intitolato “Against My Will – Defying The Practices That Harm Women And Girls” (Contro la mia volontà – sfidando le pratiche che danneggiano le donne e le ragazze), in cui si sottolineano le atrocità di cui sono vittime le ragazze in India e che purtroppo ci mostra dei dati tragici: sono circa 56 milioni le bambine scomparse negli ultimi 50 anni a causa della selezione sessuale basata sul genere, che comprende sia la selezione postnatale che prenatale, ossia l’aborto selettivo dei feti femminili nel grembo materno. Di queste, si stima che 4,6 milioni siano state abortite in India tra il 2013 e il 2011.

Oltre alla selezione di genere, sono molte altre le atrocità compiute in India ai danni delle ragazze, tra queste non possiamo non segnalare il fenomeno delle spose bambine. Secondo il rapporto sopracitato, in India una bambina su quattro diventa una sposa bambina. L’indagine condotta dalle Nazioni Unite ha anche rivelato che con il consenso della loro famiglia, ogni anno milioni di ragazze sono sottoposte a pratiche che le danneggiano fisicamente ed emotivamente, tra cui la mutilazione genitale femminile. A livello globale, sono 200 milioni le donne e ragazze trovate affette da questa pratica incivile e si stima che quest’anno i numeri delle giovane sottoposte a mutilazione genitale potrebbero sfiorare i 4,1 milioni.

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Soffermiamoci qui di seguito sulle origini e le cause di quella che è una piaga della civiltà indiana, l’infanticidio femminile.

Cos’è l’infanticidio femminile?

L’infanticidio femminile è l’uccisione deliberata di bambine e viene anche descritto con i termini “omicidio selettivo del genere” o “gendercidio”.  Come accennato, a questa pratica barbara e incivile viene accostata anche la selezione di genere prenatale, ossia l’aborto selettivo di feti femmine.

L’infanticidio femminile è purtroppo, come abbiamo visto, un fenomeno tuttora comune in alcune aree del mondo e coinvolge sia culture indigene che civiltà apparentemente più sofisticate. Questa situazione ha costretto le Nazioni Unite (ONU) a dichiarare l’India come il paese più mortale per le bambine. Le Nazioni Unite stimano che in India, una bambina di età compresa tra 1 e 5 abbia il 75% di possibilità in più di morire rispetto a un bambino maschio.

L’infanticidio femminile è ben più diffuso di quello maschile per una serie di ragioni, come vedremo a breve, e può provocare gravi conseguenze sull’equilibrio dei sessi nella popolazione.

Un malinteso comune è che queste pratiche siano più diffuse nelle zone rurali. Secondo un rapporto Wire del 2017, i dati del governo indicano però come i rapporti tra i sessi siano più squilibrati nelle città più grandi come Delhi e Mumbai piuttosto che nelle zone rurali. In particolare, l’aborto selettivo risulta più diffuso nelle società urbane con redditi più alti a causa delle costose tecnologie necessarie per eseguire tali procedure. Con l’avvento e la diffusione su larga scala di sistemi tecnologici, la selezione prenatale basata sul genere può però lentamente diffondersi anche ai gruppi a basso reddito.

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Storia e origini dell’infanticidio femminile

Storicamente, l’infanticidio femminile si è verificato su scala globale in più civiltà. Diversi studi hanno testimoniato la diffusione tra le tribù arabe, tra gli Yanomani in Brasile e nell’antica Roma. Nell’India dell’Ottocento, ad esempio, era pratica comune seppellire viva una bambina mettendola in una brocca di terra, con zucchero di canna in bocca e cotone nelle mani, mentre si cantava una macabra filastrocca in cui si invocava l’arrivo di un fratello della giovane sacrificata.

Ma erano moltissimi i metodi utilizzati per uccidere le bambine, tra cui farle morire di fame, soffocarle avvolgendole in una trapunta, avvelenarle, strangolarle, annegarle o spezzando loro la spina dorsale. Purtroppo, pratiche tuttora in uso in molti paesi asiatici e mediorientali, nell’Africa subsahariana, in Nepal, Bangladesh, Pakistan, Corea del Sud, Singapore e Taiwan, oltre che Cina e India, appunto.

In India, in particolare, l’infanticidio femminile è stato un problema per secoli a causa della natura patriarcale della sua società. Il fenomeno era già diffuso fin dall’antichità nell’India pre-coloniale e l’usanza è continuata anche nel XIX secolo in molte comunità dell’India coloniale, questo, nonostante una legge del 1870, approvata dal governo coloniale, con lo scopo di sopprimere la pratica, che veniva associata a un omicidio e prevedeva la condanna a morte degli autori del crimine.

Ci sono diversi fattori storicamente associati all’atto criminale del feticidio selettivo e dell’infanticidio femminile. In primo luogo sono di carattere economico e finanziario, perché le bambine, nella cultura patriarcale indiana, sono considerate un prosciugamento delle risorse familiari. Nella loro ottica, infatti, gli uomini, e quindi i neonati maschi, sono di solito i principali portatori di reddito, perché sono più occupabili e guadagnano salari più alti.

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Non solo, c’è anche il motivo del potenziale pensionistico: sono in genere i figli maschi a prendersi cura dei genitori in età avanzata. Le ragazze, però, quando si sposano, lasciano la famiglia dei genitori e non contribuiscono al suo mantenimento. Il risultato è che nell’ottica della cultura indiana, crescere figli maschi significhi anche guadagnare risorse extra per la loro vecchiaia, cosa che non avviene con le figlie femmine, dove, al contrario, si va a perdere la “pensione potenziale”.

Ma c’è un’altra ragione sostanziale nella civiltà indiana: la dote. Nella società indiana è tradizione che i genitori della sposa diano una dote allo sposo e alla sua famiglia consistenti quantità di denaro e beni di valore. Una situazione che può trasformarsi in un grave onere finanziario per le  le famiglie con più figlie.

Vi è poi il motivo ideologico e religioso della casta, una credenza fortemente radicata nella cultura indiana: alcune neonate vengono uccise perché sono considerate inferiori nella gerarchia di casta rispetto ai maschi.

Anche alcune politiche governative hanno anche contribuito ad aumentare l’infanticidio femminile come effetto collaterale imprevisto. Questo è accaduto soprattutto in Cina. Quando il governo cinese ha introdotto nel 1979 la politica di un bambino per famiglia, la One Child Policy, con l’intento di mantenere la popolazione entro limiti sostenibili, si è verificato un tragico aumento del fenomeno. Le famiglie avevano bisogno di avere un figlio maschio per via del loro maggiore potenziale di guadagno.

La politica introdotta prevedeva che i genitori che avevano più di un figlio fossero sottoposti a una riduzione degli stipendi o potessero vedersi negati alcuni servizi sociali. Nonostante la natura egualitaria della società cinese, molti genitori hanno preferito avere un figlio maschio perché garanzia di un maggiore potenziale economico, anche in vista della loro vecchiaia.

L’infanticidio femminile oggi

Anche nel XXI secolo, purtroppo, queste pratiche barbare continuano ad essere perpetrate e rappresentano il culmine di una discriminazione di genere che viene attuata su più fronti in molte società patriarcali e che nega i diritti fondamentali di uguaglianza e parità, un vero miraggio per alunne aree del mondo.

Secondo quanto sostiene l’Organizzazione Mondiale della Sanità, da quando la tecnologia permette di individuare il sesso del nascituro, sono aumentati gli aborti selettivi e ciò ha portato ad uno squilibrio nella proporzione tra uomini e donne in molti paesi, tra cui India, Azerbaijan, Armenia e Cina. Questo squilibrio demografico avrà un impatto considerevole in futuro, soprattutto sull’istituto del matrimonio e porterà alla crisi della sposa e a fenomeni come il commercio della sposa, al rapimento e allo stupro delle donne.

L’India moderna ha provato ad adottare diversi provvedimenti per affrontare la questione. Ad esempio, nello Stato del Tamil Nadu, nella parte meridionale dell’India, il governo ha previsto aiuti finanziari per i genitori con una o due figlie a carico, ma nessun figlio. Questi soldi vengono versati ogni anno per tutta la durata dell’istruzione della figlia, seguiti da una somma forfettaria per il suo ventesimo compleanno, da utilizzare come dote o per finanziare l’istruzione ulteriore della giovane donna.

Non solo, sempre a Tamil Nadu, gli interventi dello Stato includono il “programma per la culla”, che esorta le famiglie a consegnare allo Stato le bambine indesiderate per evitare che vengano uccise. Lo Stato conduce anche una campagna contro i centri diagnostici che rivelano il sesso di un feto e i professionisti medici senza scrupoli disposti a compiere un feticidio femminile. A questo si aggiungono anche campagne governative mirate come Beti Bachao, Beti Padhao, che intende generare consapevolezza sul fenomeno e migliorare l’efficienza dei servizi di assistenza sociale destinati alle ragazze in India.

Anche altre associazioni non governative si muovono in quest’ottica, come Terre des Hommes, un’organizzazione umanitaria che opera sul territorio dell’India Meridionale da vent’anni, e che rappresenta un punto di riferimento per le madri di figlie femmine, sprovviste delle risorse economiche per mantenerle. L’obiettivo dell’organizzazione è quello di contrastare il fenomeno dell’infanticidio femminile tramite il sostegno economico delle famiglie meno abbienti.

Anche il governo cinese ha messo in atto una serie di provvedimenti legislativi per cercare di arginare il problema:

  • la legge sul matrimonio vieta l’infanticidio femminile;
  • la legge sulla protezione delle donne, a sua volta, vieta anche la discriminazione nei confronti delle donne che scelgono di avere figli;
  • la legge sulla salute materna vieta l’uso di progressi tecnologici, come le macchine a ultrasuoni, per stabilire il sesso dei feti, in modo da non predeterminare il destino delle neonate o incoraggiare l’aborto selettivo.

Perché però il fenomeno possa dirsi sconfitto è necessario che si verifichi un cambiamento strutturale che si muova anche e soprattutto da un punto di vista culturale. In questo senso, il concreto aiuto di associazioni umanitarie e campagne mirate può contribuire a diffondere una maggiore consapevolezza e incidere realmente.

Articolo originale pubblicato il 15 Dicembre 2020

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