Purity Ball e l'ossessione per la verginità (femminile) | Roba da Donne

Purity ball: i balli della purezza e quell'ossessione per la verginità

Li chiamano Purity Ball: sono balli in cui le adolescenti americane ballano con i padri promettendo loro di restare caste fino al matrimonio. Sono una risposta all'ipersessualizzazione adolescenziale, ma davvero siamo ancora ossessionate dalla verginità a tutti i costi come metro per misurare il nostro valore di donne?

Li chiamano Purity Ball, e sono un fenomeno diffuso in moltissimi stati americani, ben al di là di quanto ci si potrebbe aspettare.

Sono a metà strada tra un prom, il classico ballo di fine anno, e il ballo delle debuttanti, solo che a prendervi parte sono le figlie assieme ai papà.

Cosa sono i Purity Ball?

L’interesse sull’argomento si è alzato dopo che, nel 2011, il fotografo svedese David Magnusson ha girato Louisiana, Colorado e Arizona proprio per approfondire questo curioso rituale che si potrebbe riassumere come “il ballo della castità”.

Castità, il valore e il ricatto dell'essere una donna illibata nella storia

Il Purity Ball ha infatti l’aspetto di un vero e proprio “matrimonio”, tra i padri e le figlie adolescenti (generalmente hanno fra gli 11 e i 13 anni), in cui queste ultime, nei loro abiti principeschi, ballano abbracciate ai genitori promettendo loro solennemente di rimanere illibate per molto tempo. Un inno alla verginità, insomma, valore ritenuto sacro in molte comunità religiose e, diciamoci la verità, non disdegnato neppure dalla nostra.

Il rito è stato introdotto per la prima volta nel 1998, nella comunità evangelica di Colorado Springs, per poi propagarsi a macchia d’olio negli Stati Uniti, e prevede di giurare davanti a Dio di mantenersi vergini fino al matrimonio, momento in cui, per tradizione, ci si può “concedere” al neomarito allo scopo di procreare (si intende).

Dopo il giuramento delle figlie è la volta dei padri, che firmano un vero e proprio contratto in cui promettono di proteggere e tutelare la castità delle ragazze; salvo poi decidere, nel momento in cui la famiglia lo riterrà opportuno, di lasciare in moglie la propria bambina, naturalmente previa approvazione dello sposo, valutato, come si conviene, rispetto a parametri come status sociale o sicurezza economica garantita. Se non è un matrimonio combinato, poco ci manca.

Magnusson ha svolto la sua particolare indagine, corredata di reportage fotografico, nel 2011, prendendo parte al Purity Ball di Shreveport, in in Louisiana, e  l’esperienza lo ha particolarmente toccato, come ha spiegato a I-d-Vice nel 2015:

Avevo letto un trafiletto su un giornale svedese. Mi avevano colpito questi padri che vivono nel terrore che qualsiasi cosa potrebbe danneggiare le loro figlie e l’onore della famiglia. Ma allo stesso tempo, ero affascinato dal fenomeno e dalla sua simbologia, che comprende anche l’uso di abiti da matrimonio. Più leggevo le interviste fatte a queste giovani e ai loro padri, più capivo che stavano facendo solo quello che veniva loro imposto dalla religione. Ero anche colpito dai miei stessi pregiudizi, perché ero stato così veloce a giudicare queste persone delle quali non sapevo praticamente nulla. Volevo creare un progetto che permettesse a quanti lo vedessero di farsi un’opinione.

Sorprendentemente, David ha trovato ragazze estremamente decise a voler prendere parte a questo rituale, a testimonianza di quanto i valori trasmessi dalla famiglia e dalla comunità religiosa di appartenenza fossero forti:

Molte delle ragazze che ho incontrato erano incredibilmente forti e indipendenti. I principi delle loro decisioni sono radicati nella fede e nella loro interpretazione della Bibbia. Ma le motivazioni sono le più varie. Una ragazza ha detto che voleva concentrarsi su farsi un educazione e avere una carriera e che, per lei, uscire con qualcuno è una cosa che si fa solo dopo il matrimonio, e lei voleva aspettare fino ad allora. La maggior parte dei padri stavano solo cercando di essere i migliori genitori possibili.

[…] l’80-90% di chi organizza i balli sono proprio le madri. Ma la ragione per cui sono i padri a prendere parte alla cerimonia ha a che fare con la nascita di questi eventi. Il primo ballo venne organizzato nel ’98 a Colorado Springs dal reverendo Randy Wilson e sua moglie Lisa. Parlano della commercializzazione della sessualità e di come sentono che le giovani vengano continuamente spinte ad essere sessualmente attive prima che sia davvero pronte.

I Purity Ball e l’ossessione per la verginità

Che ci sia un problema rispetto a una scarsa consapevolezza della sessualità, a lacune gravi nell’educazione sessuale e, di conseguenza, anche all’approccio sessuale da parte dei più giovani è un dato di fatto innegabile. Questo perché il sesso è tutt’oggi visto come qualcosa di “sporco”, un tabù che deve essere affrontato auspicabilmente il più tardi possibile, soprattutto per quanto riguarda le ragazze (e in parte a questo discorso si collega quello che faremo fra poco). Così come è vero che esiste il rischio, fortissimo, di una ipersessualizzazione delle adolescenti, sullo stile della Lolita di Nabokov, incarnato oggi, ad esempio, da personaggi come Millie Bobby Brown.

Ma, come spesso accade, in medio stat virtus: la verginità non è altro che un concetto “preso in prestito” dalle varie religioni e interpretato a modo proprio, per giustificare il controllo maschile sull’autodeterminazione e la libertà di scelta femminili.

Nella Bibbia, ad esempio, sia in Ester 2:2 che in Apocalisse 14:4 si fa riferimento alla parola “verginità” verso persone non ancora sposate, che non hanno ancora avuto rapporti sessuali, ma l’enfasi, più che sulla definizione tecnica o medica, si concentra soprattutto sulla condizione del cuore di una persona. Nel Corano non viene fatta menzione esplicita all’arrivare vergini al matrimonio, proprio come da nessuna parte si parla di indossare il Burqa; le stesse vergini del Paradiso simboleggiano la purezza, che non è connessa al rispetto del contratto matrimoniale e della castità prematrimoniale.

Torniamo alla Bibbia: la Prima Lettera ai Corinzi 6:18–20 afferma:

Fuggite la fornicazione. Qualunque altro peccato che l’uomo commetta è fuori del corpo, ma chi commette fornicazione pecca contro il suo proprio corpo. Non sapete che il vostro corpo è il tempio dello Spirito Santo che è in voi, il quale voi avete da Dio, e che voi non appartenete a voi stessi? Infatti siete stati comprati a caro prezzo, glorificate dunque Dio nel vostro corpo e nel vostro spirito, che appartengono a Dio.

Non esistono distinzioni di genere, rispetto alla fornicazione biblica, ma allora perché la verginità ha assunto tanto valore solo per le donne, mentre per gli uomini sembra avere davvero poca importanza? La risposta, come detto, è nel tipo di società che nel tempo ha avuto l’egemonia, ovvero quella maschilista e patriarcale, per cui la donna non è che una “proprietà” da passare dal padre al marito, che in quanto tale, acquisisce valore solo nel momento in cui risulti “integra”. Un ragionamento che si potrebbe applicare a un capo di bestiame, o a una macchina nuova, tanto per dire.

Nella cultura patriarcale il controllo della sessualità femminile è importantissimo per assoggettare le donne al volere maschile; consideriamo che, nella società musulmana e, in generale, laddove esistono ancora i matrimoni combinati la verginità è un elemento imprescindibile che dà valore alla futura sposa e può, in caso di non castità della donna, rappresentare una ragione per annullare il contratto stipulato tra le famiglie.

È chiaro che una donna non vergine non sia “meno” rispetto a chi invece conserva la propria illibatezza più a lungo; e che la verginità non rappresenti certo un valore in base al quale misurare l’onore di una donna, nonostante ancora oggi ci si ostini a guardare male chi “dà via” la propria verginità facilmente. Così come è facile usare due metri di giudizio diversi per una donna che si mantenga vergine (equiparata quasi a un’immagine sacra) rispetto a un uomo (che può diventare oggetto di scherno ed essere considerato “sfigato”).

Se perdere la verginità o meno è questione di giusto o sbagliato

La verginità, così come ogni altro aspetto che coinvolga i sentimenti e le emozioni, deve restare qualcosa di intimo ed estremamente personale, e così pure la scelta di conservarla o di non considerarla importante. Un ballo con il proprio padre, in fondo, si può fare anche in altre occasioni, non per celebrare una promessa di castità.

Articolo originale pubblicato il 8 Maggio 2020

La discussione continua nel gruppo privato!