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Come stiamo sessualizzando Millie Bobby Brown e gli altri bambini di Stranger Things

Veste da adulta, ha un'aria da femme fatale e spesso le chiedono di assumere pose provocanti. Ma è davvero il modo giusto di trattare la tredicenne Millie Bobby Brown, star di Stranger Things, o c'è il rischio, per lei e per gli altri protagonisti, di una temibile sessualizzazione?

Come stiamo sessualizzando Millie Bobby Brown e gli altri bambini di Stranger Things

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Il vestito indossato da Millie Bobby Brown durante la cerimonia dei Golden Globes 2018 ha suscitato perplessità da più parti, poiché non pochi hanno sottolineato che la schiena nuda e, in generale, la linea dell’abito portato dalla tredicenne interprete di Undici nella serie fantasy di Netflix Stranger Things non fosse appropriato per la sua età.

Troppo audace e sexy per un’adolescente che, in generale, sembra stia crescendo un po’ troppo in fretta: in effetti, è opinione diffusa che molto spesso, quando si parla di attori bambini o quasi, la tendenza – pericolosa – sia quella di “sessualizzarli” eccessivamente, ossia di connotarli sessualmente, spingendoli ad assumere movenze e atteggiamenti da adulti. La sessualizzazione, ha spiegato la professoressa Chiara Simonelli, docente di Psicologia dello Sviluppo Sessuale alla Sapienza di Roma e columnist dell’Espresso, interpellata da Rolling Stones, si ha quando “con certi atteggiamenti, modi di fare, cura dell’aspetto esteriore si spinge un ragazzino o una ragazzina – ma è un fenomeno che riguarda soprattutto le femmine – ad assumere delle movenze della donna adulta e aggiungo provocante. Calcando la mano sulla capacità seduttiva di atteggiamenti provocanti“.

Insomma, Hollywood e dintorni ha sempre avuto un’imbarazzante debole per le Lolita, come dimostra perfettamente la Mena Suvari di American Beauty, ma il rischio connesso alla sessualizzazione dei teenagers c’è, e Simonelli lo chiarisce perfettamente: “Le ragazzine intorno alla pubertà studiano che tipo di donna vogliono diventare, soprattutto facendo riferimento ai modelli ideali che vengono veicolati, modelli che hanno un target e un punto di riferimento molto preciso, studiato ovviamente da chi li produce. La nostra è una società che spinge in maniera decisa e perversa in questa direzione, ovvero alla sessualizzazione della bambina, e molte ci entrano completamente. Senza fare i moralisti: c’è bisogno di indicare in questo atteggiamento una perversione, perché lo è, utilizzata a fini commerciali, perché tutto oramai è merce“.

Del resto, già Mara Wilson, che da bambina era una piccola star – è stata la protagonista di film come Matilda sei mitica, Mrs Doubtfire, Miracolo sulla 34a strada – aveva intuito il “pericolo”, e scongiurato di non sessualizzare gli interpreti di Stranger Things, serie diventata un vero e proprio cult dopo appena due stagioni.

Ma il Web, e più in generale il mondo dei media, sembrano invece considerare soprattutto Millie già come un’adulta, tanto che la ragazzina ha ricevuto la copertina del magazine spagnolo Mujerhoy (prima che su Twitter facessero saggiamente notare che “la Brown non è una donna (mujer) è una bambina”), mentre W Magazine l’ha addirittura inserita nella lista delle 13 donne più sexy della tv americana.

Le Lolite del cinema, da Brooke Shields a Lindsay Lohan, fino a Emma Watson, hanno sempre attirato il mondo di Hollywood e non solo, ma la scelta di far interpretare a delle ragazzine il ruolo delle femmes fatales, mettendole sulle cover delle riviste in pose sexy, o forzandole verso atteggiamenti ammiccanti, accentuati anche dalla scelta di look decisamente poco consoni all’età, è assolutamente controproducente e rischioso: si “ruba” l’infanzia a queste giovani star, pretendendo da loro di crescere prima del dovuto, e il rischio è che la loro visione del sesso stesso sia distorta. “Il sesso comincia a venire inteso solo in maniera strumentale e si valorizza la manipolazione e non lo scambio sessuale e della propria identità sessuale“, sottolinea la professoressa Simonelli a Rolling Stones. Il rischio, inquietante, è che questi ragazzi finiscano con lo sperimentare depressione e perdita di identità; per non parlare, ovviamente, degli altri pericoli impliciti connessi al tema, che forse dovrebbero imporre un cambiamento nello star system rispetto al ruolo delle baby star.

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