Coronavirus, cosa fare se sei in isolamento con un uomo violento - Roba da Donne

Coronavirus, cosa fare se sei in isolamento con un uomo violento

Cosa fare se si sta vivendo in quarantena con una persona abusiva? Ecco il numero da chiamare e i consigli per superare una doppia situazione di emergenza

Con l’intensificarsi dell’emergenza legata al coronavirus, in Italia e nel resto del mondo, il primo consiglio unanime è stato quello di restare in casa, l’unico posto dove possiamo dirci al riparo dal contagio. L’esigenza di ridurre al minimo o eliminare le uscite ha però un risvolto drammatico per chi non può considerare sicuro il suo ambiente domestico.

Se per molti di noi la casa è un rifugio nella tempesta, per le donne vittime di violenza da parte di un compagno, marito o parente può diventare un inferno. Intervistata dal sito Blood + Milk, Suzanne Dubus, direttrice del centro antiviolenza Jeanne Geiger di Boston, ha spiegato perché.

Per chi è violento, usare l’isolamento per ottenere più potere e controllo è già una tattica normale. In questo modo possono limitare i movimenti della persona con cui vivono. Con la quarantena e il distanziamento sociale, l’isolamento viene amplificato. Non c’è più uno spazio fisico tra vittima e aggressore.

La vita di tutti i giorni non è facile da gestire, per chi ha al suo fianco il proprio carnefice. La prima cosa da ricordare, ovviamente, è che non è mai colpa di chi subisce violenza. Ecco cosa puoi fare se ti trovi in questa difficile situazione.

Cerca subito aiuto

Se ti trovi in isolamento a casa con un uomo violento, puoi chiamare tutti i giorni, 24 ore su 24, il numero 1522 promosso dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, per ricevere una prima risposta. Se non puoi parlare al telefono, è possibile anche chattare in modo anonimo. Ti verranno fornite informazioni sulle case rifugio e sui centri antiviolenza, che rimangono aperti anche durante l’emergenza Covid-19.

Se si è trattato di un primo episodio preoccupante, ti verranno offerti gli strumenti per comprendere meglio la situazione. Non è sempre questione di violenza fisica, ma anche psicologica ed economica.

Evita le occasioni di scontro

Nella maggior parte dei casi, gli uomini che esercitano violenza contro la propria moglie, compagna, fidanzata o figlia non riescono a controllare i proprio pensieri e le azioni. In un periodo di quarantena, diventano ancora più suscettibili, anche se la donna non sta facendo nulla di diverso dal solito. Questo accade perché non hanno altre occupazioni che li distraggano, come ad esempio lavoro o amici.

Ecco perché in questa situazione è importante ridurre al minimo le occasioni che potrebbero scatenare la rabbia e la violenza. Se possibile, è consigliabile cercare di proporre attività calmanti, come giochi di società in famiglia, oppure guardare una commedia o una serie tv divertente. Può essere utile anche suggerire di mettersi in contatto con gli amici via telefono o videochiamata.

Cerca di mantenere la calma

Prova a mantenerti occupata il più possibile, mantenendo le distanze. Se si verifica un episodio preoccupante, sforzati di mantenere il controllo. Inspira lentamente, ripeti dentro te stessa “io non sarò la tua preda”. Allo stesso tempo, rivolgiti al tuo aggressore cercando uno scambio tranquillo ed empatico. Non è un atto di sottomissione, anzi, il tuo atteggiamento deve essere sempre vigile. Nel caso tu voglia agire legalmente, cerca di raccogliere le prove di ogni episodio destabilizzante.

Ricorda, c’è chi può accoglierti

Se la situazione è fuori controllo, non dimenticare che anche in questo periodo di emergenza c’è chi può ospitarti. Come già ricordato, le case rifugio restano aperte: a inizio aprile, la ministra per le Pari Opportunità e la Famiglia Elena Bonetti ha infatti sbloccato 30 milioni di fondi per supportare chi si occupa di aiutare le donne in un momento così complesso.

Questo tempo drammatico in cui continuano a raggiungerci notizie di violenza domestica, fino al femminicidio, ha reso doveroso e necessario un intervento straordinario. Perché i centri antiviolenza e le case rifugio possano lavorare sentendo il nostro sostegno e perché le donne vittime di violenza sappiano che la loro vita è importante per tutti noi. C’è un Paese intero che le vuole libere dalla violenza ed è pronto a sostenerle.

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