'Era sadico, mi disse che si sarebbe masturbato volentieri sulla mia lapide' - Roba da Donne

"Era sadico, mi disse che si sarebbe masturbato volentieri sulla mia lapide"

Queste donne, che abbiamo lasciate volutamente anonime, hanno subito tutte violenze dai partner. Fisiche, psicologiche, economiche.

Attraverso questo post Instagram vi abbiamo chiesto di condividere con noi le vostre storie di violenza, molestie o abusi. Esperienze come queste non sono purtroppo rare, tuttavia non ci aspettavamo di ricevere testimonianze del genere, quasi allucinanti.

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Ogni 15 minuti una donna è vittima di violenza. Il 60% delle violenze o dei femminicidi sono commesse dall’ex partner o dal partner della vittima. Il 43,6% delle donne subisce molestie nel corso della propria vita. ⁠ ⁠ Ricorda: la vittima non è mai colpevole, né se la va a cercare. ⁠ ⁠ Se anche tu sei stata vittima di violenza (psicologica, emotiva, fisica, sessuale), esci dal silenzio e dalla vergogna e raccontaci la tua storia (anche in totale anonimato): le daremo lo spazio che merita.⁠ Potrebbe servire a salvare un’altra donna e a farti sentire meno sola. ⁠ ⁠ Clicca sul link in bio e mettiti in contatto con noi! ⁠ ⁠ ⁠ #robadadonne #stoprape #stoviolenza #noallaviolenza #violenzasulledonne #violenzadigenere #quantovalelavitadiunadonna #empowerment #empower #girlboss #girlpower

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Lo abbiamo fatto per dare voce a milioni di donne che ogni giorno sono vittime di padri, fidanzati, ex compagni, sconosciuti, perché da tempo portiamo avanti un progetto importante, quello di Quanto vale la vita di una donna?, dove stiamo raccogliendo storie tanto drammatiche quanto quotidiane. Come quelle di queste ragazze, vittime di inaccettabili violenze perpetrate proprio da coloro che pensavano di amare.

Valentina: “Obbligata dall’ex a fare del sesso orale”

Il mio ex, a seguito di un litigio dovuto alla sua forte gelosia, mi obbligò a praticargli del sesso orale. Nonostante le mie lacrime, continuava a tenermi per la testa con forza, senza che io potessi levarmi.

Sono rimasta traumatizzata. Per anni.

C’erano stati parecchi campanelli di allarme, lui era geloso e possessivo, prendeva le decisioni per me, aveva la vera a propria capacità di farmi il lavaggio del cervello. Dopo anni lo rincontrai: lui non ricordava neanche quell’episodio.

L’ho superato solo parlandone con le persone vicino a me, che mi hanno fatto capire che non era colpa mia. Parlatene, parlatene sempre. Non abbiate paura di chiedere aiuto. Non vergognatevi. Tutto questo non è normale“.

Alice: “Quel ragazzo buono che si è rivelato un mostro”

Avrei da scrivere per ore per raccontarvi come quel ragazzo un po’ in carne, con la faccia da buono, nel 2007 mi ha fatto capitolare. Avrei dovuto accorgermi subito di alcuni gesti, ma gli occhi dell’amore azzerano tutto.

2008 sposati, 2009 prima figlia, prime scene di gelosia, robe lanciate per casa, 2010 mi separo, 2011 ricasco nelle sue bugie, ‘cambierò’, diceva, perdonami. 2013 secondo figlio e secondo tradimento, gli dico di andarsene, che posso crescere da sola i bambini ma tanta era l’ansia creatasi in quegli anni che solo l’idea di star senza di lui mi faceva morire dentro. 2014 nasce la terza figlia, scopro di un tradimento che durava da un anno e mezzo quindi pre e post gravidanza. Continuo a fare la buona moglie, cene in casa, amici… La famiglia perfetta.

2017, la sclerosi multipla entra nella mia vita, il suo timore è di ritrovarmi sulla sedia a rotelle, inizia a cercare divertimento fuori, comincia a tradirmi e a giocare alle macchinette. Nel frattempo io ho smesso di lavorare, per cui ogni giorno subisco la pressione psicologica del ‘mantenuta, non vali niente, senza di me non fai un passo’, fomentato dai miei suoceri.

Natale 2017, un messaggio da mia cugina, un cuore, non legge il mittente, vede solo quel simbolo rosso, il mio telefono vola dall’altra parte della cucina, io in pochi secondi sono per terra, nello spingermi tanta era la violenza che ho tirato giù porta a soffietto e montante. Tutto sotto gli occhi di mia figlia, la grande.

Maggio 2018, mi separo, denuncio, inizia un calvario. Giugno 2018, prendo i miei figli, mi trasferisco al mare, dicembre 2018 mi porta via i bambini alludendo che la malattia non mi fa essere una buona madre. 40 giorni senza i miei figli, la legge italiana pretende che io trovi una casa e un lavoro, riottengo i miei figli, sono dovuta rientrare a XXX. Tra poco meno di un mese e mezzo ci sarà la sentenza di divorzio, sarà finita? Non lo so“.

Clara: “Mi sono sentita una nullità per lui”

Sono stata due anni e mezzo con un ragazzo che mi violentava psicologicamente e sessualmente. Io non me ne sono mai accorta, fino a che non sono riuscita a innamorarmi di nuovo e l’ho scoperto, parlandone con altre persone e con una psicologa specializzata.

Sono stata con questo ragazzo dai 16 ai 18 anni. Era la mia prima relazione seria, con lui ho avuto la mia ‘prima volta’. All’inizio era tutto bellissimo, vivevo in un sogno, non studiavo più per stare con lui, tutto iniziò a girare intorno a lui; io non contavo più.

Mi diceva come vestirmi, come comportarmi con la mia famiglia e con gli altri, quale musica ascoltare, che scelte fare.

Io facevo tutto quello che voleva, perché la paura di perderlo era tanta, tantissima. Pensavo che perderlo mi avrebbe tolto la vita, mi avrebbe resa una nullità.

A letto era ancora peggio, perché se non aveva l’orgasmo si arrabbiava con me e io avevo paura, molta paura. Quindi cercavo sempre di soddisfarlo, in qualunque modo. Fino a che non diventò un’ossessione: in ogni luogo, in qualsiasi occasione, in qualunque momento lui voleva farlo, voleva godere. Se mi rifiutavo lui si arrabbiava e litigavamo, lui dava la colpa a me: ‘Tu non sei abbastanza qua, perché non fai questo’. Era sempre colpa mia.

Mi ero convinta di questo e perciò stavo male, non mangiavo, litigavo con tutti. Pensavo che l’unica cosa che contasse fosse la sua felicità e lui di questo se ne approfittò, iniziando ad allontanarmi da tutte le persone care.

Un giorno decise che non potevamo più stare insieme e mi lasciò, con un messaggio. Mi sentii morire, ho pensato molte volte al suicidio.

Adesso sto con un ragazzo meraviglioso che mi rispetta e che io rispetto. Ma abbiamo molti problemi a letto per colpa di questa mia relazione. Ho anche problemi di autostima e inferiorità. È grave quello che mi è successo, ma la cosa più grave è che spesso in questi casi non ci accorgiamo di quale sia la verità. Viviamo in un nostro mondo perfetto e non ci accorgiamo di quanto invece sia crudele a volte“.

Marta: “Mi disse che mi avrebbe buttato l’acido in faccia”

Ho subito per un anno violenza psicologica ed emotiva da un uomo con un’insicurezza patologica, che riversava su di me la sua grande paura di essere abbandonato. Mi tartassava ogni singolo giorno cercando di entrare in tutti gli angoli della mia vita, giudicandola e screditandola.

Mi faceva sentire in colpa se non potevamo vederci, ero in perenne ansia da prestazione, la mia opinione non contava niente su nessun argomento. Quando una volta ho provato a darmi un tono mi ha detto che se lo avessi fatto arrabbiare “mi avrebbe fatta arrabbiare”. Chiesi in cosa intendeva e mi rispose che mi avrebbe gettato l’acido in faccia. Era sadico, godeva del mio dolore, anche fisico. Mi disse che si sarebbe masturbato volentieri sulla mia lapide. Era una tortura psicologica“.

Chiara: “Ho subito violenza senza accorgermene!

“A 16 anni sono stata vittima di violenza psicologica ed emotiva da parte del mio fidanzato. Non mi sono resa conto di esserlo stata finché anni dopo non ne ho parlato con un’amica, che inorridita mi ha detto ‘questa è violenza’. Anche ora, che di anni ne sono passati 6, continuo a sentire la sua voce nel fondo della testa che mi ripete insulti e cose terribili. È ancora difficile scrollarsi di dosso il senso di colpa per non aver mai reagito, per non aver mai capito cosa stava succedendo”.

Greta: “Lui mi manipolava psicologicamente”

“Lui mi manipolava sempre. Usava la psicologia inversa per farmi stare male, per farmi rimuginare, per dargli ragione. Io ero molto sensibile e ho creduto lui mi volesse bene, invece voleva approfittare di me.

Io ero la pazza e la psicopatica. La colpa era sempre mia.

È stato lui a farmi litigare con amici e famiglia perché voleva che mi isolassi da tutto e tutti e che dipendessi solo da lui. Sono stati 3 anni strazianti. Lui mi voleva un giorno sì e l’altro no, quando non aveva impegni con gli amici o la famiglia, si annoiava se ero io a decidere che non ci vedevamo. Io per non litigare mi sottomettevo. Sono rimasta incazzata con me stessa per molto tempo. Poi mi sono svegliata e l’ho mandato a quel Paese.

L’ho trattato esattamente come lui si è permesso di trattare me. Non so se lo abbia mai capito, ma dovevo farlo per me stessa. Mi sono sentita forte e solo così l’ho potuto ignorare consecutivamente ai suoi infiniti messaggi meschini e ai suoi stalkeramenti“.

Viola: “Il mio incubo con un uomo violento e manipolatore”

Sono stata insieme a un uomo violento e tossicodipendente. I primi mesi sembrava l’uomo perfetto, ma con il tempo il mostro che viveva dentro di lui è venuto fuori. A partire dalle piccole cose, come: ‘quella gonna la metti solo se ci sono io!

‘Se non fai l’amore con me pensi che non trovo una puttana per 150 euro?’
‘Sei una merda,  un’approfittatrice’
‘Sei la causa di tutti i miei problemi!’
‘È colpa tua se mi drogo’

Queste sono solo alcune delle frasi terribili che mi diceva. Una volta ho detto una parola secondo lui sbagliata, e mi ha tirato uno schiaffo dietro la nuca, ridendo della mia reazione e dicendomi di andare a piangere dalla mamma. Una volta, mentre mi ripeteva queste sue frasi sempre così cattive, ho iniziato a piangere, per lui troppo forte, così mi ha schiacciato la faccia sul cuscino prendendomi per un orecchio.

L’apice è arrivato quando ha iniziato a dirmi di avere un’altra donna, e io, purtroppo innamorata di lui, non potevo neanche immaginare di vederlo con un’altra.

Mi diceva tutto quello che poteva per farmi male, così gli dissi che l’unica soluzione che riuscivo a trovare per smettere di soffrire, era ammazzarmi.

Mi ha mandato una pattuglia, mi hanno fatto un TSO. Ho dormito 3 notti in psichiatria, non me ne vergogno, anzi, è stata un’esperienza che tanto mi ha tolto ma tanto mi ha dato.

La prima notte a casa sembrava fosse tornato l’angelo dei primi giorni. La mattina successiva ha ricominciato con le sue cattiverie, fino ad aggredirmi pesantemente, da farmi finire in pronto soccorso con il collare.

Da lì ho passato 10 giorni in ‘protezione rosa’. È partita la denuncia d’ufficio. Ma la PM, donna, poi ha richiesto l’archiviazione del caso. Io lotterò sempre per le donne che vivono queste violenze inaudite“.

Giulia: “Viva solo grazie alla mia migliore amica”

Io e il mio persecutore convivevamo da circa 9 mesi quando sono iniziate le violenze fisiche e psicologiche: botte, calci, schiaffi, pugni e rapporti sessuali forzati, violenti e dolorosi. Nei mesi precedenti non c’era stato nessun segno che potesse far prevedere un comportamento simile.

Non avevo il coraggio di confessare a mia madre questa cosa, la mia famiglia si era trasferita in XXX per lavoro e non volevo che lei si preoccupasse.

Una sera, dopo un litigio, mi ha chiusa in cantina e mi ha fatto dormire lì. Ho contattato la mia amica che voleva chiamare i carabinieri ma io non volevo che lui passasse dei guai, perché lo amavo e credevo di essere io la responsabile di quel comportamento.

La mia migliore amica ha contattato la mia famiglia in XXX e ha spiegato loro la situazione. Mia madre, con la scusa di doversi ricoverare, mi ha chiesto di andare lì per farle compagnia durante la degenza ospedaliera, mio fratello mi ha fatto il biglietto perché lui non voleva che uscissi di casa o lavorassi, perciò non avevo denaro mio.

Quando ha saputo che dovevo partire e che mio fratello mi aveva già fatto il biglietto, la discussione è stata pesante, violenta, umiliante. Il giorno della partenza mi ha chiusa in casa e ho dovuto chiamare la sua famiglia per farmi aprire. La mia migliore amica mi è venuta a prendere e mi ha portato via. Al mio arrivo in XXX la mia famiglia mi ha detto che non mi avrebbero mai fatta tornare in Italia… Lui mi ha cercata per diverse settimane, ha smesso solo quando mia madre gli ha detto che se non mi avesse lasciata in pace lo avrebbe denunciato per violenza domestica e carnale“.

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