'Gatta morta': perché si usa solo al femminile? - Roba da Donne

Perché si dice fare la gatta morta e mai fare il "gatto morto"?

Lo abbiamo sempre usato tutti per definire una donna affabulatrice e manipolatrice, ma ci siamo mai chieste perché non esiste il maschile di "gatta morta"?

Tutti avremo sentito, almeno una volta nella vita, l’espressione gatta morta; che, certamente, non è delle più edificanti per una donna, ed è usata specialmente dalle altre donne per designare la “nemica” di turno, ovvero colei che, per atteggiamenti e attitudine verso il sesso maschile, diventa spesso (e volentieri) l’oggetto delle critiche spietate e dei giudizi delle altre.

Gatta morta è la donna che ha un fare suadente, provocante ma volutamente misurato, mai esplicito o volgare; così si definisce chi riesce ad attirare l’interesse degli uomini scatenando in loro un istinto di protezione, ma in un modo che riesce a non conferirle affatto l’immagine della “mangiatrice di uomini” – altro termine decisamente sgradevole riferito all’universo femminile – e che, piuttosto, la vede come giocatrice innocente e scaltra al tempo stesso nel gioco delle parti e della seduzione.

Gli uomini non le resistono, le donne (che non lo sono) non la sopportano: perché fa “piazza pulita” degli uomini corteggiati, lasciando le altre il più delle volte a bocca asciutta.

Questa, nell’immaginario collettivo, è l’idea che si ha della gatta morta. Ma ciò che davvero è interessante sapere è come mai questa espressione, pur potendosi attribuire anche ad altri tipi di persone – non necessariamente donne – e al di là del mero aspetto del corteggiamento, abbia finito con l’identificare solamente il sesso femminile, con un’accezione negativa, nel suo rapporto con l’altro sesso.

È interessante indagare su questo aspetto soprattutto alla luce dell’origine della definizione, che si ritrova in una vecchia favola e, pensate un po’, non riguardava in realtà una gatta.

L’origine del termine gatta morta

gatta morta
Fonte: web

Tutto nasce da una favola dello scrittore greco del VI secolo Esopo che, nel racconto intitolato Il gatto e i topi, narra dello stratagemma utilizzato da un gatto per acchiappare i topi, quello di fingersi morto. Ve la riportiamo integralmente.

C’era una volta una grande casa infestata dai topi.
Un giorno si trovò a passare da quelle parti un gatto affamato; constatando che c’era così tanta abbondanza di cibo, si fermò a soggiornarvi.
Il micione cominciò a rincorrere i topi uno per uno e man mano che li acchiappava se li mangiava. Da quel giorno la vita dei ratti diventò misera e infelice. Non osavano più avventurarsi fuori dalle loro tane in cerca di cibo per paura di essere divorati dal gatto. Ma in questo modo, anche per il felino le cose andarono male. Finché i topi se ne restavano rintanati, lui non aveva di che mangiare, così pensò che l’unico mezzo che gli restava per convincerli ad uscire dalle loro tane era quello di ricorrere ad un ingegnoso stratagemma.
Il gatto si stese per terra a pancia all’aria e trattenendo il respiro, senza muovere un muscolo, fece finta di essere morto. Vedendo ciò, curiosi, i sorci cominciarono a fare capolino dai loro nascondigli, ma uno di loro, il più scaltro, disse al gatto: ‘Oh, certamente sei molto intelligente, ma puoi anche diventare un sacco di farina se vuoi, tanto, nessuno di noi sarà così stupido da avvicinarsi a te’.

Esopo, quindi, parla molto genericamente di un “gatto”, senza specificarne il sesso, parlando del suo stratagemma intelligente ma, in questo caso, inefficace. E in effetti, come abbiamo accennato, con gatta morta in realtà non si intende solo la sottile e astuta “adescatrice” di uomini, ma anche altro.

I significati di gatta morta. Perché se ne parla solo al femminile?

Leggiamo dal vocabolario Treccani la definizione di gatta morta:

Persona che, sotto un aspetto tranquillo e mansueto, nasconde tutt’altro carattere: è proprio una g.; con quel suo fare di gatta mortae con quelle sue proposizioni scioccheio l’ho per un dirittonee per un impiccione (Manzoni); fare la g., ostentare semplicità oppure indifferenza, far finta di non vedere o sapere, per non destare sospetti e riservandosi di agire a proprio vantaggio in un momento più opportuno.

A poter “fare la gatta morta”, dunque, non sono solo le donne, ma in generale chiunque, a dispetto dell’immagine e del comportamento inoffensivi, apparentemente innocui e mansueti, nasconda in realtà una personalità subdola ed aggressiva e sia pronto a tutto pur di raggiungere i propri scopi.

Si dice quindi di persona malevola, intrigante, che si finge timida e dolce al fine di ingannare il prossimo, oppure chi finge irreprensibilità per celare una natura tutt’altro che virtuosa.

Si capisce che, in realtà, il termine non sia da attribuire solo alle donne e non solo rispetto al loro atteggiamento nell'”adescamento” amoroso, eppure è il significato con cui viene usato in maniera quasi esclusiva, il cui opposto è rappresentato dalla “donna specchio”; ovvero colei che ha invece bisogno di costanti rassicurazioni.

Ma perché non esiste il “gatto morto”? Semplicemente, nella cultura maschilista che ha sempre osteggiato le donne, specialmente se particolarmente indipendenti, autonome e volitive, connotare negativamente una donna che non sopporti di essere “succube” di un uomo in un relazione, e non si accontenti di essere corteggiata, ma pretenda essa stessa di voler condurre il gioco, è il mezzo con cui si cerca di indirizzare il pensiero generale verso un orientamento ben definito.

Quello, appunto, che prevede che alla donna siano assegnate caratteristiche precise e rifiuta perciò tutto ciò che non vi rientra; che è poi lo stesso motivo per cui, nei secoli, le donne sono state accusate di essere streghe, maliarde, affabulatrici.

È il motivo per cui Circe, le sirene, la fata Morgana, sono tutte donne. Mentre gli uomini che seducono e abbandonano sono, tutt’al più, latin lover.

Donne tutte portatrici di una seme della “ribellione” insopportabile per gli uomini che, perciò, le ha relegate per sempre al ruolo di manipolatrici di “poveri uomini ignari”.

Diciamo la verità, non c’è una donna al mondo che sopporti una “gatta morta”; ma, se ci fermassimo un secondo a riflettere, capiremmo che l’ostinarci a cercare una tendenza manipolatrice nelle donne significa semplicemente dare per scontato che gli uomini siano esseri incapaci di raziocinio e privi di personalità, non in grado di compiere una scelta autonoma e facili a essere condizionati. E non è certo un bel complimento per il genere maschile.

Sarà forse per questo che non esiste un “gatto morto”? Non è che, nel tentativo disperato di demonizzare continuamente le donne che non si conformano, secoli di cultura sessista hanno finito col dirci che non esiste una donna al mondo che si lasci manipolare da un uomo, mentre il contrario è assolutamente vero?

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