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Il feroce post di Radio Maria contro Greta Thunberg e i diritti di tutti noi

La lotta ambientalista di Greta Thunberg ha ricevuto duri attacchi anche da Radio Maria. Ma siamo sicuri che religione e natura siano due concetti che non vanno d'accordo? Senza contare che quella per la salvaguardia del pianeta è una battaglia che riguarda i diritti di tutti di noi.

La battaglia ambientalista di Greta Thunberg, oltre a smuovere le coscienze sul problema del surriscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, ha attirato anche molte critiche, in primis quelle di strumentalizzazione e manipolazione.

I detrattori sostengono, infatti, che la quindicenne svedese sia manovrata ad hoc, chi dice dai genitori, per spietate ragioni di marketing, chi addirittura da lobby e gruppi di pressione – non pochi hanno azzardato addirittura l’associazione con George Soros, fondatore dell’Open Society Foundations e del Quantum Group.

Non solo Greta: chi sono gli altri giovani che lottano per salvare il pianeta

Non solo Greta: chi sono gli altri giovani che lottano per salvare il pianeta

A lanciare un feroce – e sorprendente – attacco alla ragazza, dopo il grande sciopero globale per il clima indetto il 27 settembre scorso, è stata però Radio Maria, da sempre vicina ai temi religiosi, attraverso un post Facebook, poi successivamente rimosso.

Fonte: Facebook @Radio Maria

Volto indignato il tuo, o forse manipolato?

Si chiede la pagina Facebook dell’emittente radiofonica cattolica italiana fondata nel 1982, prima di invitare i giovani a non “lasciarsi ingannare”. Anche Radio Maria, quindi, sembra entrare nella scia di chi accusa la giovane Greta di non essere che una pedina nelle mani di qualcuno di ben più potente e più in alto.

Sorprende pensare come, anche partendo dal presupposto – tutt’altro che verificato – che si possa parlare di strumentalizzazione della Thunberg, non ci si renda conto che l’emergenza climatica sia un fatto evidente sotto gli occhi di tutti, e che questo genere di battaglia fosse indispensabile, a prescindere da lei, per provare a fare qualcosa per limitare i danni ed evitare il collasso del pianeta che anche molti scienziati ed esperti, non solo Greta, prevedono. Come, insomma, si gridi allo scandalo della manipolazione su un’adolescente piuttosto che pensare all’argomento di cui questa adolescente sta parlando.

Ma rispetto al post di Radio Maria, in realtà, ci sarebbero diverse obiezioni da fare. Prendiamo, ad esempio, la frase

… Dopo che abbiamo buttato Dio nella pattumiera, vogliamo salvare il pianeta?

Lasciando perdere il fatto che non si comprenda bene perché una cosa dovrebbe escludere l’altra, quasi che religione e volontà di salvare il pianeta dall’estinzione siano due termini destinati a elidersi l’un l’altro, basterebbe pensare a qualche passo di Bibbia e Vangeli per capire che, per i credenti, Dio è intrinsecamente collegato alla natura. Tanto da aver creato ambiente e animali prima dell’uomo stesso, e da essere spesso citato, nei vari libri del Testo Sacro, come forza che si manifesta e rispecchia proprio nella natura.

Se guardo il cielo, opera delle tue mani,
la luna e le stelle che vi hai posto

Sl 8:3 (PdS)

E ancora

Osservate come crescono i gigli della campagna: essi non faticano e non filano; eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, fu vestito come uno di loro. […] Dio veste in questa maniera l’erba dei campi.

Mt 6:28-30

Anche fuori dalla Bibbia, comunque, più d’uno, nel mondo cristiano, ha sottolineato più volte il ruolo fondamentale della natura.

Si imparano più cose nei boschi che non nei libri.
Gli alberi e le rocce vi insegneranno cose che voi non sapreste comprendere in altro modo.
Vedrete da voi stessi che si può ricavare miele dalle pietre e olio dalle rocce più dure.

S. Bernardo, epist. 101

Giovanni Paolo II si espresse rispetto al rapporto fra uomo e natura nel Centesimus Annus 37, nel maggio del 1991.

[L’uomo] pensa di poter disporre arbitrariamente della terra, assoggettandola senza riserve alla sua volontà, come se essa non avesse una propria forma e una destinazione anteriore datale da Dio, che l’uomo può sviluppare, ma non tradire. Invece di svolgere il suo ruolo di collaboratore di Dio nell’opera della creazione, l’uomo si sostituisce a Dio e così finisce per provocare la ribellione della natura, piuttosto tiranneggiata che governata da lui.

Si avverte in ciò, prima di tutto, una povertà o meschinità dello sguardo dell’uomo, animato dal desiderio di possedere le cose anziché di riferirle alla verità, e privo di quell’atteggiamento disinteressato, gratuito, estetico che nasce dallo stupore per l’essere e per la bellezza, il quale fa leggere nelle cose visibili il messaggio del Dio invisibile.

Rispetto alla frase

Dopo che lasciamo sopprimere feti umani, vogliamo proteggere i cuccioli animali?

Basta invece solo ricordare l’esistenza, nel nostro paese, della  legge 194 che regola l’interruzione assistita di gravidanza, e che ha rappresentato un’importantissima conquista civile per le donne, togliendole dai pericoli degli aborti effettuati in clandestinità per offrire loro tutele giuridiche e legali. L’esistenza di un diritto non significa doverne per forza disporre, ma avere almeno l’opportunità di scelta.

Idem dicasi per la frase

Dopo che aiutiamo gli uomini a morire, vogliamo far crescere le foreste?

Il riferimento, chiaro, è all’eutanasia e al suicidio assistito, che la Chiesa storicamente condanna ma che, proprio nei giorni scorsi, ha trovato una rivoluzionaria svolta nella sentenza della Corte Costituzionale, la quale ha dichiarato “non punibile” il gesto di Marco Cappato dell’Associazione Luca Coscioni, che nel febbraio 2017 ha accompagnato dj Fabo in Svizzera proprio per ricevere la “dolce morte” chiesta da quest’ultimo.

La Consulta ha stabilito che non c’è violazione dell’articolo 580 del codice penale – quello che punisce proprio l’istigazione o l’aiuto al suicidio con pene tra i 5 e i 12 anni di carcere -, e che non commette reato chi, “a determinate condizioni,  agevola l’esecuzione del proposito di suicidio, autonomamente e liberamente formatosi, di un paziente tenuto in vita da trattamenti di sostegno vitale e affetto da una patologia irreversibile, fonte di sofferenze fisiche e psicologiche che egli reputa intollerabili ma pienamente capace di prendere decisioni libere e consapevoli”.

Peraltro, se la preoccupazione di Radio Maria è mettere l’uomo al centro di tutto, forse sarebbe necessario sapere che anche nel diritto internazionale il concetto di “salute e benessere umani” sono strettamente connessi all’ambiente. Un esempio è la Dichiarazione delle Nazioni Unite sull’ambiente umano adottata nella Conferenza di Stoccolma nel 1972, la quale, all’articolo 1, enuncia:

L’uomo ha un diritto fondamentale alla libertà, all’uguaglianza e a condizioni di vita soddisfacenti, in un ambiente che gli consenta di vivere nella dignità e nel benessere. Egli ha il dovere solenne di proteggere e migliorare l’ambiente a favore delle generazioni presenti e future.

L’articolo 24 della Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti dell’infanzia del 1989 garantisce invece il diritto alla salute, prendendo in considerazione anche i rischi dipendenti dall’inquinamento.

La battaglia di Greta Thunberg, a ben vedere, non attiene a questioni politiche, non è “di sinistra o di destra” né, tantomeno, è antireligiosa. Prima lo capiremo, prima (forse) potremo iniziare a fare davvero qualcosa di concreto per garantirci un futuro sulla Terra.

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