Come il Natale, anche l’estate avrebbe bisogno di un Mr Scrooge per poter gridare la propria insofferenza al sudore, alla canicola, ai piedi postati nei social e al reggaeton sparato a tutto volume.

Ammettiamolo: l’estate è una stagione per giovani e pensionati. La signora dell’età di mezzo, invece, è impermeabile all’isteria collettiva che la caratterizza. Prima di potersi abbandonare al languore estivo, la signora dell’età di mezzo deve capire come intrattenere la prole nelle 12 settimane di vacanza pur avendone solo 2 di ferie, deve gestire genitori anziani, lavorare anche più del solito restando umana almeno nell’aspetto, investendo in prodotti waterproof che toglierà con l’idropulitrice.

Quando scende la sera e l’aria profuma di gelsomino, però, la signora dell’età di mezzo si abbandona al ricordo di altre estati: quelle in cui l’unica preoccupazione era scegliere la crema protettiva e il futuro un mare di possibilità. È infatti nel tepore di quelle notti che i fantasmi delle estati passate la vanno a trovare.

Il fantasma dell’estate dei vent’anni

L’estate dei vent’anni è la pizza mangiata su tavolate infinite e le chiacchiere a ruota libera senza pensieri in testa. È l’inciucio in corso, gli amici, la chitarra, chi ha paura dell’esame e chi è stato lasciato, chi ti dice vieni a fumare e chi ascolta Kurt Cobain umplugged dall’autoradio della Uno, chi ti doveva dire una cosa importantissima ma se l’è dimenticata. L’estate dei vent’anni è la spaghettata a mezzanotte che se dopo muori di sete pazienza, tanto mica devi dormire.

L’estate dei vent’anni è una casa dalle finestre aperte da cui arriva rumore di posate e la sigla di un programma del sabato sera, canticchi la sigla di Fantastico e sei troppo giovane per capire che il fantastico è quella cosa lì: il cuore di panna, i gettoni telefonici in mano e la fila davanti alla cabina, il disco dei Nirvana in vinile bianco. Si canta parecchio, a quell’età. L’estate dei vent’anni svanisce che neanche te ne accorgi: un contratto di lavoro, una bolletta da pagare, una storia importante, e già non c’è più.

Il fantasma dell’estate dei trent’anni

L’estate dei trent’anni ha il borsone pieno di pannolini e secchielli, cerca riparo sotto l’ombrellone ed evita di scendere in spiaggia nelle ore di maggior calore. L’estate dei trent’anni è piena di silenzi annoiati dentro i quali dormono bambini piccoli, osserva da lontano le compagnie sgangherate chiedendosi se non sia troppo presto per provarne nostalgia.

L’estate dei trent’anni si spalma di creme protettive della consistenza del cemento, fa amicizia con coetanei ostaggio della stessa routine, ordina frittura di pesce ma finisce per mangiare la minestrina avanzata al sapor di omogeneizzato. L’estate dei trent’anni è piena di buonsenso e si sfinisce in camminate sul bagnasciuga dentro mari che non importa quanto ti allontani, arrivano sempre alla caviglia.

Perché ammettere di avere dei problemi con il nostro corpo è la vera "prova costume"

Il fantasma delle estati dell’età di mezzo

Il fantasma dell’età di mezzo non va in vacanza anche se fa finta di sì. Ha con sé un cellulare a doppia sim con cui tiene in equilibrio vita privata e professionale e con la scusa di controllarle entrambe non stacca mai. Il fantasma della mezza età mangia pulito ed esibisce il fisico scolpito da programmi di workout trovati su youtube. L’estate dell’età di mezzo ha molti desideri e un portafoglio più sottile di quando li aveva espressi, per questo invidia un po’ il fantasma della terza età che si rilassa al bar della spiaggia o nel rifugio più alto, satollo e sicuro della propria pensione.

Il fantasma dell’età di mezzo va in spiaggia in costume intero, dà una rapida occhiata attorno a sé e si arrende infine al bikini. Il fantasma dell’età di mezzo guarda distrattamente gli altri due, come davanti a un film già visto che non gli interessa più. Ama nuotare al largo con bracciate calme e vigorose e da lì osserva i fantasmi di altre estati decidendo che, in fondo, nessuno sta meglio di lui.

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