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Se i "piccoli uomini" riescono a parlare dei mondiali femminili solo offendendo

La domanda sorge spontanea: siamo noi a vedere discriminazione sessista ovunque, o c'è qualcuno che perde ogni occasione buona per tacere?

Ci immaginavamo che i Mondiali di calcio femminile avrebbero suscitato ilarità e commenti sardonici da parte soprattutto di quella fetta maschile di pubblico che in una donna che gioca a pallone vede una sorta di lesa maestà.

Come se il calcio fosse prerogativa unicamente appannaggio degli uomini, e le ragazze amanti del gioco non fossero che malriuscite imitatrici delle controparti maschili, con ambizioni più grandi delle loro effettive qualità.

Ci aspettavamo pure le classiche battutine sessiste sull’omosessualità di tutte le giocatrici (perché, se il ballerino è per forza gay, chiaramente la calciatrice è lesbica quasi per obbligo), sulla sensualità dei pantaloncini da gioco e, più in generale, sull’aspetto fisico delle ragazze impegnate al Mondiale.

Ma, nonostante fossimo preparate a tutto ciò, non possiamo comunque non dire quanto faccia schifo e disgusto trovare conferma a ogni nostra pessimistica aspettativa.

Così, dopo la copertina di Charlie Hebdo che, vuoi trincerandosi un po’ dietro il diritto alla satira, un po’ all’intento per natura provocatoria del giornale, ha sbattuto in prima pagina una vagina femminile accompagnata dalla frase “Ce ne abbufferemo per un mese”, è il turno di un ex consigliere comunale del Movimento 5 Stelle di “dire la propria” sul Mondiale femminile.

Cristian Panarari, entrato in Consiglio Comunale a Reggio Emilia nel 2018, dopo le dimissioni di un altro consigliere, ha postato un’immagine del portiere giamaicano Sydney Schneider, che ha affrontato le azzurre nella seconda partita di qualificazione del girone, accompagnata da una didascalia che lascia decisamente poco spazio alle interpretazioni.

Il suo post non è però passato inosservato alla vicepresidente della Camera del M5s, Maria Edera Spadoni, che, condividendolo sul proprio account Facebook, ha chiesto l’espulsione dal Movimento per Panarari, peraltro non rieletto alle amministrative dello scorso 26 maggio.

I piccoli uomini si rivelano in queste cose.

Scrive la Spadoni. E, effettivamente, due sono le cose particolarmente gravi di questo post, e non si tratta, come qualcuno probabilmente tenderà a sottolineare subito, dell’ennesima esagerazione femminista che vede il sessismo dappertutto.

In primis, è grave che a rendersene autore sia un uomo che riveste – o ha rivestito – una carica pubblica che, è bene ricordarlo, comprende anche il farsi portatori di un determinato tipo di valori, e non il lasciarsi andare a beceri commenti da bar. Ancor più grave è il fatto che, sotto i tantissimi commenti che hanno criticato il post, Panarari, dimostrando evidentemente di non aver capito la grettezza delle sue parole e, quindi, di non trovare motivi per pentirsene o scusarsi, abbia continuato a rispondere in maniera molto ironica con gif o frasi come “Perché, tu non tifi Italia?” o “Comunque anche ai politici piace… Silvio insegna” [riferendosi a Berlusconi, ndr.]

In secondo luogo, e proprio perché non si tratta di una questione di genere o di femminismo, quelle parole sono offensive a prescindere che siano rivolte a una donna o a un uomo. Insomma, i vari post circolati in Rete sul pacco di Ronaldo sono altrettanto deprecabili, ma, a differenza di questo caso, non ci risulta che nessuna figura politica femminile si sia mai permessa di fomentare l’imbecillità di certi commenti sostenendoli o portandoli avanti in prima persona.

Senza contare, e questo è un problema oggettivo e non amplificato dalla “frangia femminista”, che, in proporzione,  immagini e commenti su fondoschiena, “pacchi” e addominali dei calciatori, pur se esistenti, rappresentano una minima parte dell’attenzione mediatica che viene rivolta al calcio maschile; mentre per quanto riguarda quello femminile, che già deve sgomitare e non poco per essere preso in considerazione e sul serio, rappresenta praticamente la norma.

Dunque, non solo è difficile che lo sport femminile venga preso in considerazione, ma quando avviene è per commentare le chiappe di una giocatrice (o lanciarsi in condanne alle capacità, anche cognitive, delle donne). Come se fosse un’equazione assolutamente naturale occuparsi del corpo delle giocatrici e non della loro tecnica con il pallone fra i piedi.

Quello che ci consola è pensare che non sia così per tutti, che, per usare le parole della Spadani, solo i “piccoli uomini” non riescono ad andare oltre il corpo delle donne.

 

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