logo
Galleria: Il disgustoso commento di Maurizio Lamonea che offende tutte le donne

Il disgustoso commento di Maurizio Lamonea che offende tutte le donne

Quando finisce la libertà d'espressione e comincia l'offesa gratuita? Ce lo siamo chieste (di nuovo) leggendo questo post del candidato leghista che dovrebbe offendere tutte le donne. A prescindere dal colore politico. E invece...

Il disgustoso commento di Maurizio Lamonea che offende tutte le donne

Il disgustoso commento di Maurizio Lamonea che offende tutte le donne
Foto 1 di 9
x

“Quanto sono belle le ‘sinistre’ di Ancona… Che gnocche”

Ci risiamo. Un altro post (di un personaggio non solo pubblico, ma politico) che offende le donne.

Nell’epoca dei social e dei commenti senza freni fieramente ostentati sotto l’egida della libertà di pensiero e di opinione, ormai inflazionata e abusata più che usata nella maniera consona e appropriata, non passa giorno o quasi senza che qualche “eroe della tastiera” si lanci in avventurosi dileggi verso i soggetti più disparati, che variano inesorabilmente a seconda dell’argomento di discussione in voga al momento.

Asia Argento perde il compagno e ha la faccia tosta di presentarsi comunque alle audizioni di X-Factor dove è chiamata al ruolo di giudice, anziché disperarsi in un eremo solitario consumando tutte le lacrime del suo corpo? E via al valzer di “puttana e insensibile”, condito da aberrazioni come “È morto per non dover stare con una come te” (è tutto vero, purtroppo). Giada, una ragazza con i capelli colorati e l’aspetto vagamente punk, si candida al consiglio comunale della sua città? Per il feroce popolo virtuale esiste, arrogandosi un presunto diritto preso chissà dove, la legittimità di insultarla dandole della tossica, della drogata, di quella “appena uscita dai centri sociali” (che poi, fino a prova contraria, non è reato, comunque). Questo perché, come ben riassunto in questo editoriale, l’ignoranza viene spesso scambiata per un’opinione, ma non lo è, e la pericolosità potenziale che passi questo messaggio è enorme.

No, insultare, offendere, deridere, umiliare pubblicamente trincerandosi dietro l’opportunità dell’anonimato offerta dai social o, anche qualora si abbia il coraggio delle proprie affermazioni, della possibilità di liquidare il tutto con un “Ho fatto una cazzata, era solo per ricevere like”, non è esprimere un’opinione. E non è nemmeno giudicare, il che sarebbe già riprovevole ma comunque  – siamo sinceri – piuttosto insito nella natura umana.

È invece qualcosa che va al di là, ben oltre la sfera dell’opinabile e del diritto al libero pensiero, è il tentativo, aberrante, di distruggere in maniera mirata e consapevole un persona, godendone, compiacendosi di trovare in giro per il Web altri idioti che, nella migliore delle ipotesi, tacciono, nella peggiore addirittura approvano.

Non sono atti goliardici, non sono “cazzate”: si tratta della distruzione di ogni basilare principio di rispetto umano, ed è questo che trasforma il tutto da “opinione” a forma d’odio. Perché un’opinione presuppone l’espressione di un pensiero, la messa a confronto con altri e l’accettazione di questi ultimi.

Ma diteci, come può essere considerato un pensiero mostrare pubblicamente i volti di alcune donne e scrivervi sotto “Quanto sono belle le ‘sinistre’ di Ancona… Che gnocche”? Come può passare per “opinione personale” questo?

A portare all’attenzione la frase, scritta dal candidato  consigliere della Lega di Ancona, Maurizio Lamonea,  è stata, come spesso capita, Selvaggia Lucarelli.

Se già la situazione si presentava imbarazzante così, purtroppo è il caso di  dire che, invece, “piove pure sul bagnato”; in questo caso, infatti, a lasciarci interdette non è – tanto – la frase intrisa del più becero, infimo e sordido maschilismo di un uomo che speriamo vivamente – per lui – abbia altri argomenti politici oltre a queste “perle” di idiozia, ma i commenti che sono seguiti al suo post. Quelli delle donne, soprattutto, che ancora una volta, al bivio fra l’opportunità di essere solidali con altre appartenenti al loro stesso genere, ma non alla stessa corrente politica, e quella di poterle denigrare sogghignando compiaciute di fronte alla loro pubblica derisione, hanno scelto la seconda strada. Ancora una volta.

Perché il problema, uomini e soprattutto donne che trovate gioia e divertimento nel rimarcare la non prestanza fisica di una persona, i suoi difetti, le sue mancanze, non è tanto il colore politico, o il pensiero: è la mancanza di umanità e di senso empatico che traspare, lampante, dolorosa, fra le righe, volutamente esplicita, volutamente manifesta.

Certe cose  non dovrebbero avere attinenza con il fatto di essere del PD o della Lega, non dovrebbero esistere e basta. E il solo leggerle dovrebbe scatenare un moto di rabbia e di sdegno in chiunque, a livello universale, a prescindere dal fatto che, politicamente o ideologicamente, la si possa pensare in maniera uguale o diversa.

Ogni donna, di ogni partito, dovrebbe sentirsi profondamente e legittimamente offesa dalle parole del candidato leghista; perché riportano il mondo indietro di cento anni, a quell’epoca in cui la donna non era giudicata un essere pensante ma solo come sforna-prole e moglie devota, meglio se esteticamente piacente. Dovrebbe sentirsi offesa la “bambolona” di essere chiamata tale, e la “non gnocca” per essere connotata così. Perché è ora di finirla, con gli uomini che si prendono il diritto di considerarci “facili” se siamo belle e soggetti di cui ridere se non lo siamo; soprattutto, è ora di finirla con le donne che appoggiano questi uomini solo in virtù di un’appartenenza politica, mentale, ideologica o, più semplicemente, forse solo per la paura di essere “tagliate fuori dal giro”. Di passare dall’altra parte, quella dove a loro volta vengono giudicate e categorizzate.

Bisognerebbe avere il coraggio di alzare la testa e chiamare queste cose con il loro nome: prepotenze, manifestazioni d’odio, atteggiamenti schifosi. Non riderne. Non appoggiarle. Perché si fa un gran parlare di bullismo e di come risolverlo, e mentre ne discutiamo, sperando che non capiti mai ai nostri figli, nello stesso momento molti di noi lo stanno facendo verso qualcun altro. Magari via social, dove è più facile restare impuniti e sentir meno la responsabilità delle proprie azioni, magari con un commento che cerca di accaparrarsi like, magari ridendone.

Ma questa non è libertà di opinione, questo non ha niente a che vedere con la libertà di opinione. Questa è violenza, di cui tutti/e coloro che commentano divertiti anziché indignarsi sono complici.

Noi abbiamo volutamente nascosto i nomi di chi ha commentato il post di Lamonea (che trovate in gallery); in cuor nostro, speriamo che chi di dovere sia in grado, almeno stavolta, di farsi un mea culpa.