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Scegli il tuo stereotipo: quale supereroina fighissima vorresti essere?

Ditemi voi se questo non è un cliché!? E anche piuttosto banale oltre che fastidioso, direi.
Questo contenuto fa parte della rubrica “Camera con vista”

Abbiamo davvero bisogno di identificarci in una supereroina per sentirci affermate e sicure di noi?

Ritroviamo davvero nei super poteri di personaggi femminili quali Captain Marvel, Vedova Nera, Wonder Woman, quella linfa e quello stimolo attestanti che anche noi donne possiamo comandare e sconfiggere il male o semplicemente decidere le sorti del mondo?

Vi dico la verità, non posso fare altrimenti: sono cresciuta a suon di cartoon e serie televisive anni ’80 con protagonisti, Batman, Superman, Il Grande Mazinga, Lamù, La Principessa Zaffiro – tanto per citarne alcuni – e, soprattutto, Wonder Woman, la mia preferita e interpretata in quegli anni da Lynda Carter. Mi piaceva che tra tutti questi personaggi vi fosse una presenza femminile che si trasformasse con una giravolta e sconfiggesse i cattivi con i suoi super poteri.

Non vi nascondo che più e più volte mi sono rintanata nella stanza di mia madre, di cui allora non percepivo la vera grandezza ed eroicità, e davanti al grande specchio dell’armadio iniziavo a girare, simulando un forte fruscio di vento, nella speranza di trasformarmi anche io in una supereroina e avere tutti ai miei piedi.

Soprattutto perché nel passaggio dalla condizione umana a quella di “super donna”, cambiava costume, trucco e diventava bellissima: da brutto anatroccolo con gli occhiali a fondo di bottiglia a una principessa-cigno strizzata in un completino super sexy e uno splendido diadema tra i capelli. Di certo, conciata così, non passava inosservata; e neanche io lo sarei stata.
Ripensandoci oggi dopo molti anni mi viene da sorridere: veramente quel desiderio di trasformazione traduceva il bisogno di essere “vista” a tutti i costi perché non bastavo come bambina? Davvero non ci bastiamo e dobbiamo fare i salti mortali per far calare l’attenzione su di noi e sentirci all’altezza?

Il mondo dei supereroi si è evoluto dal punto di vista letterario e cinematografico. Captain Marvel in un certo senso è stato “disruptive” nella consueta narrazione di personaggi fantastici che, a parte qualche eccezione, ha sempre relegato le donne in ruoli secondari e/o accessori.
Ma solo ed esclusivamente in un certo senso; sì perché, purtroppo, nell’altro senso non è cambiato proprio niente! Le superoine sono tali perché rappresentano da un lato l’estremizzazione di atteggiamenti e logiche maschili e di femminile non hanno proprio niente e, dall’altro, sono tutte “super-fighe spaziali”, avvolte da costumi che esaltano perfette forme fisiche dove non c’è alcun centimetro di ciccia fuori posto: ditemi voi se questo non è un cliché? E anche piuttosto banale oltre che fastidioso, direi.

Non è un caso, infatti, che tutti questi personaggi fino all’ultimo Avengers – Endgame, prodotto da Marvel Studios e distribuito dalla Walt Disney Studios, siano stati interpretati da bellezze conturbanti quali Scarlett Johansson, Brie Larson, Karen Gillan e Gwyneth Paltrow.
Il punto, però, è un altro: sognare è bello, identificarci in qualcuno di diverso e anche di migliore è stimolante ma perché non cominciamo tutte e tutti noi a sentirci veri supereoi della nostra vita?

Ci alziamo la mattina, portiamo i bimbi a scuola, sfidiamo il traffico cittadino, andiamo al lavoro, usciamo, corriamo a destra e a manca, facciamo i salti mortali per comprimere in un’unica giornata gli impegni di tutti e il giorno dopo ricominciamo tutto daccapo: certo non saremo perfetti, non indosseremo boobplate che esaltano il nostro punto vita e la forma dei nostri seni, non avremo accanto compagni con la tartaruga scolpita e grandi mani accoglienti e sicure, ma ditemi voi se non è da supereroi vivere così?

Non sarebbe bello considerare la nostra normale e a volte anche noiosa vita quotidiana un’avventura da supereroi continua?

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