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Donne al volante: il costo di un pregiudizio falso

Donne al volante, pericolo costante? Peccato che si tratti solo di un falso mito: sono gli uomini, infatti, a provocare il maggior numero di incidenti. Allora perché il pregiudizio è tanto diffuso?
donne al volante

Molti dei pregiudizi di cui ci nutriamo, talvolta involontariamente, ancora oggi, attengono alla cosiddetta “battaglia dei sessi”, ovvero puntano a mettere a paragone il modo di uomini e donne di fare determinate cose.

Fra questi, uno dei più tenaci è certamente quello che vorrebbe le donne piuttosto pericolose e inadeguate alla guida; un vero e proprio cliché talmente consolidato da aver portato a creare il celebre modo di dire

Donne al volante, pericolo costante.

Più sbadate, disattente, impegnate a truccarsi alla guida e poco pratiche di parcheggi: così, nell’immaginario collettivo (maschile, soprattutto), vengono dipinte le donne in auto. Ma sarà poi vero che è la sfera femminile quella più irresponsabile e temibile sulle quattro ruote?

A quanto pare – e ci duole dare questa notizia a tutti i maschietti che già pregustavano un “sì” come risposta – tutti i dati e le statistiche sembrano dire esattamente il contrario. Più coscienziose, affidabili e tranquille, le donne surclasserebbero letteralmente gli uomini al volante.

Lo hanno rivelato, come dicevamo, diverse ricerche, condotte su scala mondiale, a testimonianza del fatto che la tendenza sia generale, e non limitata ad alcuni paesi.

Ad esempio, in Svizzera, uno studio portato avanti dall’Ufficio prevenzione e infortuni (Upi), il centro elvetico che ha mandato federale per la prevenzione degli infortuni al servizio della popolazione, ha provato che le donne al volante sarebbero più disciplinate e correrebbero meno rischi degli uomini, pur avendo una minor esperienza alla guida. In particolare, secondo la psicologa Uwe Ewert dell’Upi, le donne non amano la velocità e guidano sotto l’influenza dell’alcool decisamente meno spesso rispetto agli uomini, ed entrambi questi fattori sono l’elemento che distingue più di tutti i due sessi al volante.

Il numero di incidenti, se messi in relazione ai chilometri percorsi, è più o meno simile: le donne guidano molto di meno sulle autostrade, dove il rischio di incidenti è più basso, ma sono responsabili di molti incidenti agli incroci. Ma c’è una differenza fondamentale.

Gli incidenti causati dagli uomini risultano molto più gravi rispetto a quelli provocati da donne” ha detto la Ewert. In Svizzera, nel 2016, 2600 sono stati gli uomini coinvolti in incidenti gravi, contro 1400 donne. Gli incidenti gravi causati da donne sono dovuti per la maggior parte al non rispetto della precedenza, e sono due volte più frequenti degli incidenti causati da disattenzione o eccessiva velocità, otto volte in più rispetto agli incidenti provocati dall’alcool.

Per quanto riguarda gli uomini, velocità e alcool sono le cause principali dei sinistri registrati in Europa.

Anche l’analisi del Centro Studi Continental, resa sulla base delle statistiche sugli incidenti stradali nel 2016 registrate dall’Istat, conferma il primato delle donne al volante. Infatti, come riporta Repubblica, appena un quarto degli incidenti stradali è causato da donne, i tre quarti da uomini. In termini di numeri, il il 26,6% degli incidenti è causato da donne, il 73,4% da uomini.

I numeri si invertono se si parla di persone rimaste coinvolte, con qualche conseguenza, in incidenti stradali: qui, dal 1981 al 2016 la percentuale di uomini è calata del 4,2%, mentre, nello stesso periodo, quella delle donne è aumentata del 36%. Cosa significa questo? Che molto spesso le donne non sono guidatrici, ma passeggere, ruolo che espone maggiormente a rischi in caso di incidenti stradali rispetto a quello di chi sta al volante.

Le assicurazioni: le donne pagano di più?

Nonostante dal 2013 i costi per la RC auto siano leggermente aumentati per le donne, secondo alcune statistiche il preventivo per l’assicurazione auto è più basso per le donne, proprio perché queste ultime percorrerebbero meno km e sarebbero responsabili di un numero di sinistri inferiore.

Basandosi sui dati dell’ANIA (Associazione Nazionale per le Imprese Assicurative) relativi al 2015, sono stati 539.136 gli incidenti provocati dalle 9 milioni di guidatrici, contro i 797.056 sinistri causati dai 14 milioni di guidatori.

Il pregiudizio sulle “donne al volante”, però, rimane

Nonostante ci sia più di una prova che smentisca categoricamente il cliché, il pregiudizio sulle donne al volante resta ben saldo; lo si vede, ad esempio, dal fatto che nelle competizioni ci siano pochissime donne pilota (quasi nessuna), e che abbia suscitato scalpore, nel 2018, che a guidare un treno della Tav ci fosse una donna, Stefania.

Ma spesso, però, sono proprio le donne a contribuire inconsapevolmente a perpetuare lo stereotipo: secondo un’analisi realizzata da Facile.it sui dati della motorizzazione nel 2017, riportata da Il Giornale, in Italia il 73,78%  di ambo i sessi ha una patente (valgono anche i ciclomotori), ma tra gli uomini la percentuale è dell’85,16%, tra le donne scende al 63,21%.

Oltre un terzo delle donne italiane (il 36,79%) rinuncia a guidare, soccombendo di fatto a una sorta di “dipendenza” negli spostamenti che passa, se va bene, dai mezzi pubblici, oppure necessariamente da mariti/compagni/genitori.

Nel nostro paese le regioni in cui le donne sentono meno l’esigenza di avere la patente sono quelle meridionali: in ben sette regioni la soglia delle donne con la patente non supera il 60%, e ben sei sono del Sud:

  • Sardegna 59,80%
  • Molise 59,51%
  • Basilicata 59,36%
  • Puglia 58,92%
  • Liguria 57,71%
  • Calabria 57,27%
  • Campania 54,37%

I motivi per cui le donne non si mettono alla guida sono i più disparati: c’è chi non sente davvero il bisogno, chi ha a disposizione della famiglia solo un’auto, chi preferisce farsi accompagnare dal marito. Forse queste donne non si rendono conto che, così facendo, contribuiscono a portare avanti il pregiudizio secondo cui la macchina è “roba da uomini”, anche se tutti i dati sfatano in maniera perentoria chi ancora vorrebbe associare la parola “donna” alla parola “pericolo”.

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