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Chi deve pagare il conto se non vi sono più uomini "galanti" e donne "scroccone"?

Un tempo non c'erano dubbi: pagava l'uomo e la donna poteva così crogiolarsi nella sua posizione di "mantenuta-sottomessa". Oggi però (e per fortuna) non è più così scontato e dunque la domanda diventa incalzante: chi deve pagare il conto?

Con la serata di San Valentino che pende come una spada di Damocle sopra le teste di molte coppiette, mi sembra quasi un dovere civico dipanare uno dei quesiti più complessi della nostra generazione: chi deve pagare il conto?

Si tratta di un dilemma insidioso, che prende forma appena il cameriere appoggia il conto sul tavolo, fatto di gare di sguardi alla Sergio Leone e bluff raffazzonati, quando infine si cerca di spezzare lo stallo con un poco sincero “pago io”. E tale perfido scontro è così insidioso perché è una battaglia alla quale non siamo ancora abituati. Perché fino a poco tempo fa la risposta era ovvia: paga l’uomo.

So già che vi è una grossa fetta di lettrici che a quei tempi ripensa sospirando. Quando gli uomini indossavano completi eleganti, aprivano le portiere alle donne e si toglievano il cappello al loro passaggio. “Non ci sono più gli uomini di una volta” borbottano, facendo finta di ignorare che tali galanterie si accompagnavano all’assenza del diritto di voto, all’inesistenza del divorzio o all’illegalità dell’aborto.

Per tutte loro, e per gli uomini che avessero l’ardire di nutrire qualche dubbio, esistono infatti ancora i menù personalizzati per sesso. Quelli le cui versioni femminili non presentano i prezzi, così da stroncare sul nascere ogni possibile infrazione al dogma: è l’uomo che deve pagare, mentre la donna non deve nemmeno sapere quanto si spende.

È chiaro che tali cimeli di un remoto passato, seppur sopravvivano solo in impolverati ristoranti di lusso, rappresentano un retaggio assai poco rispettoso. E non tanto per il gentiluomo costretto dalla circostanze a sborsare i quattrini, quanto per le donzelle, per le quali si decide, a priori, che gli affari finanziari non siano di loro competenza.

Se tale delega di responsabilità non bastasse a convincervi di quanto, nella realtà, quei menù siano poco galanti, mi basta ricordarvi che tra soldi e potere esiste una correlazione così evidente che la donna che accetta il ruolo imposto di “scroccona” sta facendo suo, inevitabilmente, anche quello di “sottomessa”.

Tale evidenza è così ovvia (e grave) che molte donne hanno così iniziato a guardare male ogni “pago io” pronunciato da un uomo, il quale si renderebbe così fautore di un oppressivo schema maschilista ai danni della donna. E a farne le spese è stato per esempio lo chef Vissani, il quale, in un’intervista in cui dichiarava di volersi fare eremita nei confronti delle donne, giustificava la cosa con queste parole:

“Così quando vai a cena quello che paghi è quello che hai consumato tu e non devi averle sempre a carico. Le donne costano e tanto.”

Ovvie e scontate le reazioni quindi di tutte coloro che si sono sentite, giustamente, offese dalle parole dello chef, e che hanno voluto ricordargli che la cena se la possono pagare da sole. La verità, però, è che personalmente non riesco ad arrabbiarmi con Vissani, anzi, quello che provo per lui è pietà.

Perché mi chiedo quali pessime compagnie lo chef deve aver frequentato per arrivare a pronunciare una fesseria di così tali dimensioni. Perché ritengo che più grave dell’uomo che vuole pagare il conto sia la donna che pretende che lui lo faccia.

Perché un “pago io” può essere davvero solo un gesto galante, mentre un “devi pagare tu” è sempre e solo un pensiero da cafoni.

Quindi, tornando a San Valentino e alla gara di sguardi della nostra giovane coppietta, chi dei due deve pagare il conto? Sarà arrogante da parte del ragazzo farsi carico della spesa? O sarà solo galante? Sarà opportunistico e svilente per la ragazza, o è un suo diritto?

La verità è che non si può rispondere a questa domanda, perché di fatto nessuno dei due DEVE pagare. Non esiste un obbligo, una norma o un codice di comportamento che regga, anzi: è proprio il volerci trovare una “regola” che crea ingiustizie. Paga chi VUOLE pagare, e tanto basterebbe per zittire i rimpianti alla Vissani (al quale nessuna donna ha puntato una pistola alla testa per mettere mano al portafoglio), ma aggiungo: paga chi vuole farlo nell’interesse dell’altra persona, il che comporta anche riconoscere che la troppa generosità può diventare offensiva alla lunga.

E se tutto questo è troppo complesso per una serata lieta come dovrebbe essere quella di San Valentino, ricordatevi della mossa, valida sempre, che non offende nessuno e vi fa arrivare illesi al 15 febbraio: fate a metà.

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