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Imelda Cortez che rischia 20 anni dopo aver partorito il figlio del suo stupratore

In El Salvador l'aborto è illegale. Essere donna e avere un'interruzione di gravidanza, anche involontaria, può costare anni e anni di carcere. È successo a Imelda Cortez che rischia una condanna di 20 anni.
Imelda Cortez
Fonte: Imelda Cortez – photos.aap.com.au

El Salvador è uno dei Paesi con le leggi più estreme contro l’aborto, considerato un reato in tutte le circostanze, anche nei casi di stupro o di incesto e indipendentemente dalle probabilità di sopravvivenza del feto o dei rischi per la vita della madre.

Si tratta di una legge entrata in vigore nel 1998, trasformando un divieto solo parziale di aborto in totale. Il cambiamento è stato dovuto principalmente alle pressioni sul governo esercitate dall’arcivescovado. Lo scorso anno il parlamento ha rinforzato ulteriormente la legge aggiungendovi una clausola nella quale si afferma che la vita inizia nel momento del concepimento.

Da allora almeno 150 donne sono state perseguite dalla legge contro l’aborto. Per legge, inoltre, i medici sono tenuti a informare la polizia se sospettano che una donna abbia avuto un aborto.

A volte, anche le donne che dicono di aver perso il feto con un aborto spontaneo nell’ultimo periodo della gravidanza vengono accusato di interruzione volontaria. Se dichiarate colpevoli, possono essere condannate per omicidio e trovarsi a scontare fino a 50 anni di prigione. Gli attivisti hanno portato alla luce questo problema con un gruppo di donne, chiamate Las 17, che sostenevano di essere state incarcerate per un aborto che non avevano commesso.

Imelda Cortez

Negli ultimi giorni, come riporta il Post sta circolando molto la storia di Imelda Cortez, una ragazza che a 20 è rimasta incinta dopo essere stata violentata dal patrigno e che ora rischia vent’anni di prigione perché accusata di aver cercato di abortire: il suo processo per omicidio aggravato è iniziato lunedì 12 novembre.

Il 17 aprile del 2017, mentre si trovava in bagno, provò un forte dolore e senza sapere perché cominciò ad avere abbondanti perdite di sangue. La donna fu portata all’ospedale dalla madre e partorì: la bambina stava bene, ma il medico dell’ospedale, sospettando un tentativo di aborto, avvertì la polizia. Dopo una settimana trascorsa in ospedale, Imelda Cortez fu arrestata e si trova ancora in prigione, in attesa di processo. Contro la sua volontà, non le è stato permesso di tenere la figlia.

La denuncia e il processo

Imelda Cortez
photos.aap.com.au

L’udienza preliminare è stata sospesa sette volte e quando si è svolta il giudice ha deciso di proseguire con il processo accusandola di tentato omicidio aggravato e aborto fallito, senza considerare la violenza sessuale subita dalla donna, accusandola di essersi inventata l’abuso per giustificare il successivo “crimine”. Il test del DNA ha però confermato la paternità. A Cortez non è stata concessa alcuna misura sostitutiva al carcere. Mentre la donna era in ospedale, poi, il patrigno le ha fatto visita, minacciando di uccidere lei, i suoi fratelli e sua madre se avesse denunciato l’abuso. Il patrigno sarà processato per stupro di minore aggravato e continuato.

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Articolo Imelda Cortez
Fonte: Teodora Vásquez – Jose Cabezas/Reuters

Maira Verónica Figueroa Marroquín rimasta incinta in seguito a violenza, perse il bambino a causa di un’emorragia avvenuta sul posto di lavoro e, dopo essere stata trasportata in ospedale, dove è stata riscontrata la morte del feto, è stata accusata prima di aborto e poi di omicidio aggravato. Il 13 marzo scorso grazie alla commutazione di pena concessa dalla Corte Suprema e il Ministero di Giustizia, che hanno ridotto la condanna da 30 a 15 anni, è stata liberata.

Teodora Vásquez, nel 2008 aveva 24 anni e un figlio di quattro, quando è stata condannata dopo aver perso il feto partorendo all’interno dei bagni della scuola nella quale lavorava come cuoca. È stata rilasciata a febbraio dopo 10 anni di carcere.

L’aborto, diventato punibile a El Salvador solo due decenni fa, è stato depenalizzato per le vittime di stupro o in casi di tratta di essere umani. Nell’ottobre del 2016 era stata presentata una proposta di legge per consentire l’aborto solo in alcuni casi, ma il testo si trova ancora in commissione.

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