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Riti e tradizioni del Natale ortodosso: le differenze con il Natale cattolico

Il Natale ortodosso viene festeggiato in gennaio e dura più giorni. Diverso da quello cattolico e con caratteristiche particolari, vediamo come viene celebrato il Natale dai fedeli ortodossi.
natale ortodosso

Il Natale ortodosso è una celebrazione della Chiesa Ortodossa che celebra la nascita di Gesù dalla Vergine Maria. Viene festeggiato il 6 e il 7 gennaio poiché utilizza il calendario giuliano, ossia quello istituito da Giulio Cesare, anziché quello gregoriano che conosciamo oggi. Nel 1582 Papa Gregorio XIII ha deciso di modificare il vecchio calendario e pertanto la data del Natale è cambiata per il mondo occidentale.

Si differenzia dal Natale che conosciamo sia per il modo in cui viene celebrato, che per altre caratteristiche. Il Natale ortodosso viene celebrato oggi nei luoghi in cui è diffuso il culto Ortodosso, come la Grecia, la Russia e i Paesi slavi come Bulgaria e Bielorussia.

Natale ortodosso e Natale cattolico

Il Natale è una delle principali celebrazioni della religione cristiana, che viene festeggiato in modo differente dalla chiesa cattolica e ortodossa. La prima differenza è la data: il 25 dicembre per il cattolicesimo e il 7 gennaio per quello ortodosso. Ci sono punti diversi e in comune riguardo le tradizioni. Ad esempio il Natale cattolico viene celebrato con il simbolo religioso del Presepe, mentre il Natale ortodosso non ammette questa decorazione. L’albero natalizio come segno decorativo è utilizzato in alcuni rami della religione ortodossa, mentre non viene fatto in altre. L’icona principale del natale ortodosso è la candela, che simboleggia la nascita di Cristo.

Le differenze più sostanziali riguardano i riti e le celebrazioni. Il Natale ortodosso, a differenza di quello cattolico, viene preceduto dalla Quaresima, che prevede anche il sacrificio del digiuno. Inoltre, il giorno della Vigilia è inteso come momento molto sacro, che non prevede festeggiamenti e tavole imbandite. Tutta la gioia della festa inizia dopo la messa serale e quindi la nascita del Salvatore.

Riti e celebrazioni del Natale ortodosso

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Fonte: Web

Il Natale ortodosso mantiene l’idea originaria di povertà e sacralità della nascita di Cristo. Il giorno della festa è preceduto da 40 giorni di grande rigore, caratterizzato da digiuno e preghiere. Il digiuno non è totale, si possono infatti consumare tutti gli alimenti esclusi carne, latticini e simili: il pesce si può mangiare il mercoledì e il venerdì. Il digiuno diventa più rigido la sera della vigilia. Al contrario del Natale cattolico, non esiste il cenone del 24 dicembre. Il 6 gennaio, Vigilia del Natale ortodosso, viene trascorso all’insegna di preghiere e una cena che riunisce solamente la famiglia, dove solitamente si mangia il cibo “socivo“, ovvero grano lesso e frutta.

Il digiuno termina con la messa serale: terminata la preghiera, i fedeli intonano i canti di Natale e viene portata al centro della Chiesa una candela, simbolo del Natale, che rappresenta la Stella Cometa. I festeggiamenti più allegri iniziano il 7 gennaio, con la nascita di Gesù. Durante il pranzo di Natale, a tavola si radunano anche ospiti. Dopo il Natale, seguono 12 giorni sacri chiamati degli Sviati, con feste dedicate alla nascita e al Battesimo di Gesù. Viene lanciata una croce di legno in un fiume e i ragazzi devono tuffarsi: il primo a toccarla avrà un anno di prosperità.

Le diverse espressioni del Natale ortodosso

Anche all’interno delle diverse religioni ortodosse esistono differenze. Le religioni ortodosse orientali festeggiano il Natale il 6 gennaio, mentre nelle chiese slave il 7 gennaio. In Grecia non c’è l’usanza di fare l’albero di natale, e invece di Babbo Natale, i bambini ricevono i regali da San Basilio il 1° di gennaio. In Bulgaria i fedeli bruciano un tronco di legno per tutta la notte della vigilia, e le scintille simboleggiano la prosperità dell’anno nuovo e alla fine del pranzo non sparecchiano il tavolo, per lasciare gli avanzi per i cari defunti. Durante la cena della Vigilia in Russia si consumano il miele e l’aglio, che simboleggiano la dolcezza e l’amarezza della vita.

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