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"Non credergli, non ti ama troppo": come capire se sei in una relazione pericolosa

La violenza sulle donne non è sempre plateale o fisica. Ci sono segnali che tendiamo a sottovalutare o a giustificare, che possono metterci in allarme e dirci che siamo in una relazione insana e potenzialmente pericolosa. In questo caso non aspettare: rivolgiti a un centro antiviolenza o chiama il numero 1522.Sono a tua disposizione servizi gratuiti per accoglierti, consigliarti, tutelarti, proteggerti

Mi manda 20-30-40 messaggi in un giorno, vuole sapere sempre dove sono, cosa faccio, con chi;
gliel’ho detto che così non riesco a lavorare, ma lui dice che io sono la sua “principessa”, che posso anche smettere – o al massimo tenermi un piccolo part time se proprio mi piace, che ci pensa lui a me
;

sì, è geloso, troppo, ma solo perché ci tiene;

era furente l’altra sera, mi ha umiliata e mi ha detto delle cose irripetibili, ma poi mi ha chiesto scusa: è che quando ha visto la gonna con cui sono uscita non ha capito più niente;

dice che mi ama troppo, ha paura di perdermi, che sono così bella e lui non mi merita e non sopporta che qualcuno possa fare certi pensieri su di me.

C’è qualcosa che non ci torna, ci spaventano alcune sue reazioni al punto che abbiamo iniziato a prevenirle cambiando noi stesse e le nostre abitudini; ci dice frasi d’amore tali che dovremmo essere così felici e, invece, ci sentiamo sempre più inadeguate, sbagliate:

se è amore, perché abbiamo paura?

Pensiamo che la violenza sia fatta solo di strattoni, schiaffi, pugni, botte, sangue e magari lui non ci ha mai messo le mani addosso, ma abbiamo paura e abbiamo ragione.
Perché non è così ed esiste anche una violenza che assume forme più subdole, ma ugualmente pericolose. Esiste la violenza psicologica o quella economica. Sono difficili da riconoscere, perché ci avvolgono gradualmente, ma è fondamentale imparare a farlo.

Quello sopra è un dialogo immaginario di una donna vittima di una relazione malata, in cui la violenza non è mai diventata “fisica” ma c’è, più concreta che mai. È immaginario, ma non fantasioso, perché esistono dei “sintomi” comuni nei rapporti potenzialmente pericolosi, che dobbiamo imparare a riconoscere, per chiedere aiuto.

Di seguito proponiamo un breve test proposto da “Non sei da sola”, il progetto di Regione Lombardia nato per contrastare la violenza sulle donne e supportare le vittime. È un elenco di 10 domande, che non ha la pretesa di essere esaustivo, ma che può aiutarci a individuare un rapporto a rischio.

  1. Ti offende e ti umilia verbalmente, convincendoti che non vali niente?
  2. Ti accusa di essere una pessima madre?
  3. Fa leva sulle tue debolezze e tenta continuamente di farti sentire inadeguata?
  4. Controlla le tue telefonate, i tuoi spostamenti, chi frequenti?
  5. Ti impedisce di vedere i tuoi famigliari, coltivare le tue amicizie e i tuoi interessi?
  6. Ti impedisce di lavorare?
  7. Ti minaccia e ti spaventa?
  8. Vuole renderti dipendente da lui economicamente?
  9. Pretende rapporti sessuali anche quando non li vuoi?
  10. Ti ricatta per ottenere ciò che vuole?

Se abbiamo risposto sì a una o più domande è fondamentale rivolgersi a un centro antiviolenza o chiamare il numero 1522 messo a disposizione da Regione Lombardia per entrare in contatto con il centro più vicino a noi.

Quello che non dobbiamo fare è aspettare, per vedere cosa succede, o se magari lui stavolta cambia davvero, come ci ha promesso.

Dopo l’episodio di violenza il maltrattante quasi sempre si calma e vuol «farsi perdonare» giurando che non succederà più, ma non sarà così – si legge in un resoconto del progetto Non sei da sola -. La speranza che il partner cambi, che tutto «torni come prima», è spesso la ragione principale che tiene per anni le donne vittime di maltrattamenti al fianco del partner violento.

E ancora.

La donna che subisce maltrattamenti spesso fatica a riconoscere che ciò che sta vivendo è violenza. Tenderà a minimizzare, sentirsi in colpa e nascondere ciò che le sta accadendo vivendo in uno stato d’ansia e profondo disagio psicologico.

Per questo bisogna farsi aiutare.
In Italia ogni tre giorni una donna viene uccisa dal proprio partner o ex e, nel mondo, la violenza sulle donne è una delle principali cause di morte femminile senza distinzione di età, istruzione o classe sociale.
In Lombardia, tra il 2015 e il 2016 (fonte: Rapporto annuale Osservatorio regionale antiviolenza 2016) 9.561 donne, passando da 4.317 nel 2015 a 5.244 nel 2016 donne si sono rivolte a un centro o a un servizio antiviolenza. Dal rapporto annuale 2016 emerge una fotografia che conferma la trasversalità del fenomeno.
La crescita registrata nel 2016 ha riguardato sia le italiane che le straniere, il 60% è di cittadinanza italiana, il 5, 7% appartenente a altri paesi UE e il restante 34,3% proviene da paesi extra-UE.Ai Centri antiviolenza si rivolgono soprattutto donne adulte: l’età media è di circa 40 anni, più della metà delle donne di cui si conosce l’età ha tra i 35 e i 54 anni. Seguono le giovani donne tra i 18 e i 34 anni che sono poco più di un terzo delle donne prese in carico. Nel 2016 cresce purtroppo anche l’incidenza delle giovani donne tra i 18 e i 24 anni che si rivolgono ai CAV in cerca di un supporto ad uscire dalla condizione di violenza, l’11% del campione.Le donne che si rivolgono ai Centri antiviolenza sono soprattutto donne adulte (più della metà ha tra i 35 e i 54 anni e l’età media è di circa 40 anni), coniugate (circa 43%), con figli/figlie, spesso minorenni (il 61% di chi ha figli).

Cosa possiamo fare? Denunciare e chiedere aiuto. In Lombardia esiste una rete di servizi finalizzati a dare supporto alle donne vittime di violenza, dal punto di vista dell’ospitalità, dell’assistenza legale e psicologica e dell’orientamento al lavoro. I servizi dei centri antiviolenza sono totalmente gratuiti, garantiscono l’anonimato e, in molti caso, anche la mediazione linguistico-culturale. Per entrare in contatto con il centro antiviolenza della Regione Lombardia più vicino basta chiamare il numero 1522.

La violenza non è amore e uscirne è possibile:

Se ti offende, ti umilia, ti fa sentire inadeguata non è amore
Se ti spaventa, ti minaccia, ti controlla non è amore
Se ti impedisce di lavorare e ti isola non è amore

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