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Grazia per Jacqueline, la donna che uccise il marito che la picchiava e violentava le figlie

Tre colpi di fucile. Due sparati con foga, il terzo con un po' di esitazione. Così Jacqueline Sauvage ha tolto la vita al marito violento. Un omicidio a sangue freddo che le era costato una condanna a 10 anni di reclusione. Ma il popolo francese ha detto "no" e si è mobilitato per chiedere la "grazia". Ora Jacqueline è libera ed è divenuta simbolo vivente della lotta contro la violenza sulle donne.
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Il presidente della Repubblica Francese Francoise Hollande ha concesso la grazia definitiva alla donna che, 4 anni fa, aveva ucciso il marito violento con tre colpi di fucile. Il presidente ha considerato le circostanze che hanno portato alla consumazione del delitto. Una vita intera di violenze, 47 anni per la precisione, e poi gli stupri perpetrati nei confronti delle tre figlie, e il suicidio del figlio maggiore dopo l’ennesima lite con il padre. Una vita di dolore e terrore. Nessun intervento esterno per interrompere questa catena di orrori. Possibile che nessuno si sia accorto di nulla? Molte le domande di questo tipo che hanno scosso l’opinione pubblica e che hanno portato poi alla decisione di Hollande. Jacqueline Sauvage è stata così eletta dal popolo francese (e non solo…) simbolo della lotta contro la violenza sulle donne.

La storia di Jacqueline e il giorno in cui sparò al marito

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Era il 10 settembre 2012. Norbert Marot torna nella sua villetta a La Selle-sur-Le-Bied, un paese di campagna a un’ora di strada da Parigi. Jacqueline Sauvage, sua moglie, è a letto e dorme grazie a una buona dose di sonniferi. Lui decide di svegliarla sfondando la porta, tirandola per i capelli e picchiandola violentemente. Niente di nuovo in quella casa dove terribili abusi e soprusi di ogni tipo si consumavano ormai da molti anni.  Norbert ordina alla moglie di prepararle una minestra e si sposta sul terrazzo per sorseggiare del whisky. Non sa che sarà l’ultima cosa che farà. Jacqueline prende un fucile da caccia, lo sorprende alle spalle, e spara tre volte.

Ho sparato e sparato, chiudendo gli occhi, ho esitato solo al terzo colpo

questo racconterà agli inquirenti in seguito. Un triste destino quello di Jacqueline, madre di quattro figli, tre femmine e un maschio, tutte vittime di quel padre rabbioso e disumano. Quando ormai è nelle mani della polizia, Jacqueline scopre che il figlio si è impiccato, dopo l’ennesimo litigio con il padre, proprio nelle ore in cui lei stava mettendo fine alla vita di quel mostro. Un destino triste e una storia raccapricciante che ha scosso la Francia e ha reso Jacqueline simbolo vivente della lotta contro la violenza sulle donne.

Il processo e la condanna a 10 anni di reclusione per omicidio

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La donna viene condannata a 10 anni di reclusione per l’omicidio di Norbert, l’uomo che la picchiava da 47 anni e che aveva stuprato e picchiato le sue figlie e il figlio sin dalla più tenera età. La condanna viene confermata in corte d’appello. Il Presidente francese Hollande interviene in primavera per concedere una grazia parziale: il verdetto di colpevolezza non viene annullato ma viene concessa a Jacqueline la possibilità di presentare una richiesta di liberazione anticipata che, tuttavia, viene respinta dai giudici.

Hollande: liberazione immediata per Jacqueline

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Tempestivo allora il nuovo intervento di Hollande, suscitato dalla lettera delle figlie della donna che chiedevano accoratamente che fosse concessa la grazia definitiva, e dall’opinione pubblica che si era mossa in tutti i modi per la liberazione della donna: la petizione on-line per liberarla è stata firmata da più di 400 mila persone, tra cui personalità della politica, della società civile, dell’arte. Il 28 dicembre l’annuncio del presidente della repubblica francese Hollande su Twitter: “ho deciso di accordare a Jacqueline Sauvage lo sconto del residuo della sua pena. Questa grazia mette fine immediatamente alla sua detenzione”. 

Le motivazioni dell’Eliseo: una situazione umana eccezionale

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L’Eliseo ha spiegato le motivazioni che hanno portato alla concessione della grazia definitiva in un comunicato: «è stata sì condannata ma è stata anche vittima di violenze per tutta la vita. È per questo che esiste il diritto alla grazia: per situazioni umane eccezionali».

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