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6 storie di bambini transgender tra i 18 mesi e gli 8 anni. Il parere degli esperti

Uomini nati nel corpo di una donna, donne nate nel corpo di un uomo. Si chiamano transgender e i tabù legati a loro, lentamente, stanno finalmente cadendo. Di recente si è iniziato a parlare dei bambini transgender: il loro numero sembra crescere di anno in anno. Allarme moda, o maggior consapevolezza e accettazione?
Fonte: Web
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Riuscite a ricordare il momento in cui avete capito di essere donne? Probabilmente no. L’identità di genere è qualcosa che arriva prestissimo: si prende consapevolezza di essere femmine (o maschi) da bambini, di solito entro i primi 3 anni di vita.

Queste sono le storie di 6 bambini che fin da subito hanno capito che il loro corpo e la loro mente non coincidevano. Il termine medico è “disforia dell’identità sessuale”: maschi che si sentono femmine, femmine che si sentono maschi. Fino a poco tempo fa era una tema che non si trattava mai nell’infanzia. Un tabù. Il discorso transgender sembrava sdoganato (e non del tutto) solo con le persone adulte ma con i bambini è diverso.

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Ma ora che i genitori di questi bambini hanno iniziato a raccontare le loro storie a lieto fine, sempre più persone stanno uscendo allo scoperto: in Inghilterra, nel 2015, più di 1.000 minorenni hanno iniziato le terapie psicologiche e ormonali in vista di un cambio di sesso. Nel 2010 erano 97. La domanda che in molti si pongono è: sta cadendo un tabù? Oppure sta nascendo una moda?

Sono tutti bambini che, già da piccolissimi, hanno mostrato caparbiamente di abitare un corpo che non era il loro, e di soffrirne. Bambine che hanno iniziato a dire “io sono un maschio” fin da quando hanno imparato a parlare. Ragazzi giovanissimi che hanno affrontato senza battere ciglio discriminazione, bullismo e solitudine pur di inseguire il sogno di essere se stessi. In casi come questi riesce molto difficile pensare banalmente a una “moda”. Ma le sfumature, certo, sono infinite.

1. La storia virale di Corey

Fonte: profilo Facebook di Corey
Fonte: profilo Facebook di Corey

La storia di Corey Maison ce la ricordiamo tutte. Oggi è una ragazzina splendida, felice, che si batte per i diritti della comunità LGBT. Ma la sua infanzia è stata durissima per colpa del bullismo. In un video diventato virale, Corey racconta:

Ho sempre saputo di essere diversa. Quando ero piccola amavo giocare con le bambole, dipingermi le unghie e indossare i tacchi di mia mamma. Ma solo in casa, mai fuori… perché sono nata maschio! A scuola mi prendevano in giro, mi sentivo sbagliata e non sapevo perché, tornavo a casa tutti i giorni piangendo. Un bambino mi ha detto che avrei dovuto uccidermi perché non sarei mai piaciuta a nessuno. E nessuno avrebbe sentito la mia mancanza se fossi morta.

La rinascita di Corey è avvenuta a piccoli passi. Prima il ritiro dalla scuola pubblica, poi il permesso di uscire vestita da femmina. Un giorno, la rivelazione: sua madre le mostra il video di una ragazza transgender, nata maschio come lei. E finalmente Corey riesce a dare un nome a come si sente. Un percorso di psicoterapia, con un’esperta di bambini transgender, e infine – a 14 anni – la sua prima dose di ormoni. Questa mamma fantastica, sempre presente nei suoi racconti, le ha fatto una sorpresa. E questa è stata la sua reazione:

2. Lettera di un bambino transgender. La storia di Q

Fonte: Web
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Questo bambino ricciolino dallo sguardo furbo, in diretta da Brooklyn, si fa filmare mentre legge la lettera che ha scritto. Ecco cosa racconta di sé:

Il mio nome è Qbdoo. Ho otto anni. Mi piace leggere e uscire con gli amici. Non mi piacciono i film dell’orrore. Non so perché sono un maschio, so che lo sono e basta. Le persone a volte si dimenticano che sono un maschio e io mi sento frustrato. Ma poi glielo ricordo e a loro torna in mente.

Niente ti apre alla comprensione come le parole semplici e dirette di un bambino. Qbdoo, Q per gli amici, è nato femmina. Ma due anni fa, ci racconta la mamma, ha iniziato a non piacersi, a non accettare il suo corpo e i suoi vestiti. Non era più felice e non se ne capiva il perché. Poi, un giorno, un amico di famiglia ha regalato a Qbdoo dei vestiti da maschio della sua taglia. E ogni pezzo del puzzle è tornato al suo posto.

So che le persone trans hanno difficoltà a trovare un lavoro – racconta la mamma – a trovare una casa. Ma ditemi cosa c’è di più potente e liberatorio di essere se stessi. Alla fine so che la cosa più pericolosa che potrei fare sarebbe cancellare l’identità di Q. A poco a poco ha affermato di sapere di essere un maschio: prima a me, poi a suo padre, poi alla scuola e poi al mondo. Non ha paura della discriminazione, sa di essere diverso da come tutti lo trattano e vuole che la gente ascolti chi è veramente”.

Una grande lezione di coraggio da una piccola persona.

3. La storia di Ryland, dalla sordità al desiderio di essere maschio

Ryland (il bambino a sinistra) e la sua famiglia. Fonte: Web
Ryland (il bambino a sinistra) e la sua famiglia. Fonte: Web

Ryland nasce bambina e, nei primi mesi di vita, manifesta problemi di sordità: per questo inizia a parlare più tardi dei suoi coetanei. Ma appena è in grado di esprimersi comincia a dire che è un maschio. Oggi i suoi genitori hanno deciso di raccontare la sua storia con un video che ha raggiunto quasi 8 milioni di visualizzazioni su Youtube.

Cos’ha spinto la famiglia di Ryland ad accettare il suo desiderio di essere un maschio? Fra mille dubbi e perplessità, la differenza l’ha fatta un dato allarmante: il 41% dei transgender tentano il suicidio perché non si sentono accettati. Da qui la decisione, che ha coinvolto sia l’aspetto fisico di Ryland (gli abiti da maschio, i costumi da supereroe a Carnevale, i capelli finalmente corti) sia la sua identità pubblica. Ora tutti, a scuola e in famiglia, si rivolgono a Ryland come al maschietto che sente di essere.

4. La storia di Danni, la più piccola transgender in Europa

5 storie di bambini transgender tra i 18 mesi e gli 8 anni. Il parere degli esperti
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Danni oggi ha 6 anni, ma ha iniziato la transizione da maschio a femmina quando ne aveva solo 3. Una decisione presa dai genitori dopo che la mamma, Kerry McFadyen, ha sorpreso il piccolo Daniel mentre cercava di tagliarsi il pene. Allora ha capito di non poter più aspettare. Fin da piccolissimo Daniel mostrava preferenze per i vestiti e i giochi da bambina.

Oggi Daniel si fa chiamare Danni e i suoi genitori sono più fiduciosi sul suo futuro. Quando sarà grande, se lo vorrà, potrà iniziare la somministrazione di ormoni e, più in là, decidere se affrontare l’operazione chirurgica.

5. La storia di Lily, nata Joe, e del suo gemellino Olly

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Due gemellini, Joe e Olly, entrambi maschietti. Ma già a 18 mesi iniziano a manifestare caratteri diversissimi: mentre Olly ama i treni, i supereroi e i dinosauri, Joe si sente attratto dal rosa e dai libri di fate. A scuola si integra solo con le bambine e predilige costumi prettamente femminili. Papà sportivo, mamma creativa: all’inizio i genitori, semplicemente, hanno pensato che Olly avesse preso dal padre e Joe dalla madre.

Ma quando è arrivata la terza sorellina è successa una cosa: Joe, guardandola fare il bagnetto, ha indicato le sue parti intime e ha chiesto: “Perché non posso avere anch’io una di quelle?”. Pian piano la sua consapevolezza femminile si è intensificata, finché non ha iniziato spontaneamente a usare il nome “Lily”. E oggi? Oggi la sua identità è pienamente accettata dalla famiglia. Compreso Olly, che all’inizio ha sofferto per quella che stava vivendo come la perdita di un fratello.

6. La storia di Coy e della sua battaglia legale

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Anche Coy è nata maschio, ma con un’identità di bambina che ha lottato per uscire fin dai primi anni di vita. “Si sente una femminuccia fin dai 18 mesi – racconta la mamma – e a 4 anni ha iniziato a volersi vestire come una bambina e a parlare di sé al femminile“.

Subito i suoi genitori hanno accettato la sua identità. Ma il suo non è stato un percorso facile: quando ha iniziato a frequentare le elementari, la scuola le ha negato il permesso di usare il bagno delle femmine. Il motivo? “La scuola deve tener conto anche degli altri bambini, dei loro genitori e dell’impatto che potrebbe avere un ragazzo con i genitali maschili che utilizza il bagno delle ragazze”.

La famiglia di Coy non si è arresa e si è rivolta a un giudice. Alla fine hanno vinto la causa.

7. Parlano i contrari: “È abuso di minori”

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Negli ultimi anni, il numero di bambini transgender è impennato. E questo preoccupa molte persone, che temono l’avvento di una moda dettata dal buonismo: i bambini sono influenzabili e molti genitori di buon cuore potrebbero trarre giudizi affrettati per dimostrare di accettarli completamente. Così, in molti temono che la maggior parte di questi casi non nasconda un vero disturbo dell’identità sessuale, ma solo una fase passeggera.

Principale sostenitore di questa teoria è il medico Robert Lefever, secondo cui “il disturbo di identità sessuale è reversibile, il cambio di sesso no”. Recentemente l’American College of Pediatricians ha pubblicato uno studio che critica le pratiche del cambio di sesso sui bambini, facendo leva in particolare sull’effetto dannoso degli ormoni e sul fatto che in molti, una volta attraversata la pubertà, finiscono con l’accettare il proprio corpo così com’è. L’appello è lanciato agli educatori americani, perché non condizionino i bambini ad “accettare come normale una vita stravolta dalla chimica e dalla chirurgia”: “condizionare i figli facendogli credere come normale e sana una vita di rappresentazione chimica e chirurgica del sesso opposto è abuso di minori”.

8. Parlano i favorevoli: “Fondamentale accettarli. Non esistono una normalità e un’anormalità, ma mille sfumature”

Fonte: Web
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Il professor Paolo Valerio, presidente dell’Osservatorio nazionale identità di genere e docente di psicologia clinica, è stato recentemente intervistato da Huffington Post. Secondo lui è fondamentale che i genitori accettino i propri figli in maniera elastica:

Bisogna utilizzare categorie non rigide che possano aiutare a comprendere e che non deformano la realtà. Per questo è meglio parlare di “gender variant”, di variazione cioè, non di “anormalità”. Noi viviamo in un sistema binario che ammette solo il maschio o la femmina. Invece ci sono moltissime sfumature.

Necessario, per il professor Valerio, accompagnare i bambini in questo processo, da parte sia dei genitori che delle scuole. Non solo nel caso di transgender, ma in presenza di qualunque tipo di razzismo, anche etnico. “È necessario formare gli alunni e le maestre a una cultura delle diversità. A volte basta molto poco. Noi ci occupiamo di questo con i piccolissimi. Una ragazzina con la pelle di colore scuro era isolata dagli altri. La maestra ha fatto leggere all’alunna la poesia “Foglie di autunno” dove le foglie diventano scure e ha invitato tutti a toccare le foglie. Da quel giorno la bambina non è più isolata”.