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Dal Mondo: Le Donne Raccontano Cosa Non Possono Fare Quando Sono Mestruate

Esistono ancora dei luoghi nel mondo in cui avere il ciclo mestruale vuol dire essere impure, doversi nascondere, vedersi precludere alcune attività. Ecco 7 storie di donne che vivono sopportando il peso del pregiudizio, e che vi lasceranno davvero senza parole, proprio come è successo a noi.
discriminazione donne mestruate
fonte: huffingtonpost.com (navesh chitrakar/reuters)
Questo contenuto fa parte della rubrica “Storie di Donne”

Capita a quasi ogni donna di trovarsi a vivere episodi e situazioni che costringono a riflettere, e nello stesso tempo a riconoscere che, ancora oggi, siamo purtroppo davvero lontane da una reale parità tra i sessi, a partire dalla quotidianità, dalla vita di ogni giorno. Sono tanti i traguardi raggiunti, ma la strada da fare è ancora lunga: perché nonostante tutto una donna non ha ancora le stesse possibilità e le stesse prospettive che invece sono normalmente a disposizione degli uomini.

Ma non è tutto. Esistono luoghi nel mondo in cui le donne oggi non devono combattere solo contro la disparità di trattamento, ma con la discriminazione, con l’emarginazione, con vere e proprie violenze psicologiche: il tutto, per il semplice fatto di appartenere al sesso femminile. Secondo voi stiamo esagerando? Ci piacerebbe, ma purtroppo le cose stanno davvero così.

In molti Paesi del mondo, ancora oggi avere il ciclo mestruale equivale ad essere “impura”. Fin dalla prima mestruazione, le ragazze e le donne durante il periodo del ciclo mensile vengono emarginate dalla comunità, allontanate dalle attività quotidiane, e addirittura allontanate dalle loro case, nelle quali possono tornare solamente al termine della mestruazione. Niente scuola, nessun accesso alla cucina o alle stanze condivise con gli altri membri della famiglia, in alcuni casi nessun accesso all’acqua e quindi nessuna possibilità di lavarsi, con conseguenti rischi di malattie dovute alla scarsità di igiene. Emarginazione, solitudine, pericolo, sofferenza e in alcuni casi malattia: ecco cosa vuol dire essere donna oggi in alcune parti del mondo. 

In redazione siamo rimaste particolarmente colpite da un articolo che parla di questo argomento, pubblicato su huffingtonpost.com: l’articolo racconta dell’iniziativa di un gruppo di ragazze che, con il supporto dell’associazione nonprofit WaterAid, hanno deciso di raccontare con parole e immagini le storie di emarginazione a cui sono sottoposte le donne durante il ciclo mestruale in Nepal, e il quadro che ne viene fuori è davvero impressionante. Ecco le sette storie di queste ragazze, e della loro lotta quotidiana contro la discriminazione.

1. Manisha e l’acqua a cui le è proibito avvicinarsi

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fonte: huffingtonpost.com (wateraid/manisha karki)

Manisha, 14 anni, fotografa sua zia che è andata a prendere l’acqua. Durante il ciclo mestruale, le ragazze non possono toccare l’acqua se ci sono anche altre persone: devono mettersi in fila, aspettare che siano andati via tutti, e solo allora possono lavarsi, o raccogliere l’acqua da portare a casa. Anche se questo molto spesso vuol dire riuscire ad arrivare all’acqua quando ormai è buio, dopo una lunghissima ed umiliante attesa. 

2. Bandana e la famiglia con cui non può condividere il pasto

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fonte: huffingtonpost.com (wateraid/bandana khadka)

Bandana ha 15 anni, e sceglie di fotografare sua madre e sua sorella, mentre mangiano insieme. Durante il ciclo, le ragazze sono costrette a mangiare in una stanza separata dagli altri membri della famiglia. Inoltre, nessuno può avvicinarsi a loro, né toccarle. E la cosa che le manca di più, racconta, è sentirsi amata dai suoi genitori, che non possono neanche abbracciarla.

3. Sushma e lo specchio in cui non può guardare

discriminazione donne mestruate
fonte: huffingtonpost.com (wateraid/sushma diyali)

Sushma, 15 anni, fotografa la sua immagine riflessa in uno specchio e un pettine. A partire dalla prima mestruazione, durante il ciclo le ragazze non possono specchiarsi, né pettinarsi. Sushma racconta che la sua famiglia non crede a questa usanza, ma che se tutte le ragazze della sua età avessero la possibilità di crescere vivendo serenamente la propria femminilità, potendo contare anche sul supporto delle proprie famiglie, la loro vita sarebbe decisamente migliore.

4. Manisha e il cibo che non può cucinare

fonte: huffingtonpost.com (wateraid/manisha karki)
fonte: huffingtonpost.com (wateraid/manisha karki)

Manisha, 14 anni, fotografa un piatto tipico appena preparato da sua madre: durante il ciclo mestruale, le ragazze non possono entrare in cucina, né cucinare, né toccare qualsiasi utensile della cucina. Devono mangiare in una stanza separata, vengono ignorate e trattate come se fossero delle estranee, e non un membro della famiglia

5. Bisheshta e i luoghi in cui si è rifugiata durante il suo primo ciclo

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fonte: huffingtonpost.com (wateraid/bisheshta bhandari)

Bisheshta, 15 anni, fotografa il luogo in cui si è lavata quando ha avuto la sua prima mestruazione. Durante il ciclo, le donne devono obbligatoriamente lasciare la loro casa, ed andare a dormire a casa di qualcun altro, lavandosi in un luogo isolato. Trasferirsi a casa di estranei può essere anche molto pericoloso per delle ragazze così giovani: eppure sono tutte costrette a seguire questa tradizione.

6. Manisha e i rituali che le sono proibiti

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fonte: huffingtonpost.com (wateraid/manisha karki)

Manisha, 14 anni, fotografa un rituale detto Masik, che si tiene ogni mese in memoria dei familiari defunti, al quale le donne e le ragazze mestruate non possono avere accesso. Durante il ciclo, le donne non possono partecipare a nessun rituale, non possono toccare nessuno degli oggetti che verranno utilizzati dai partecipanti, e non possono aiutare a preparare e allestire gli spazi in cui si terranno.

7. Sushma e la scuola dove le ragazze col ciclo non possono entrare

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fonte: huffingtonpost.com (wateraid/sushma diyali)

Sushma, 15 anni, fotografa il preside della sua scuola, al quale vuole chiedere di fare in modo che le ragazze possano frequentare le lezioni anche durante il periodo del ciclo mestruale, senza doversi necessariamente assentare. Sushma racconta che nella sua scuola non ci sono dei bagni in cui le ragazze possano cambiare l’assorbente, né un sistema per smaltire adeguatamente gli assorbenti usati. Ma se la scuola fosse opportunamente attrezzata, le ragazze non sarebbero costrette a perdere almeno 3 o 4 giorni di lezione tutti i mesi solo perché hanno il ciclo. 

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