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Condividere: la parola d'ordine della crisi.

Reinventarsi e condividere: spazi, cose, anche il lavoro. In tempi di crisi il risparmio diventa un necessità. Nuovi modi di affrontare la crisi stanno emergendo. Una piccola rivoluzione che parte dalla gente comune.
famiglia

I budget si fanno sempre più ridotti. Il costo della vita è sempre più alto.  Il lavoro manca. Siamo ritornati indietro di 30 anni e tante, tantissime spese vanno tagliate. Ma noi italiani siamo pieni di inventiva. La parola d’ordine diventa “condivisione” : le persone ora si associano, come in tempi di guerra, per risparmiare sui costi. Ci si aiuta, collaborando, ogni giorno si riesce a risparmiare qualcosina, ed è un fenomeno che riguarda tutti, giovani e vecchi, pensionati, disoccupati.

Esiste il “co-housing” , la condivisione della casa, magari grande, tra più famiglie, si fa la spesa a turno, le pulizie idem, magari ci sono anche solo mamme, magari separate, che decidono di coabitare: chi ha la fortuna di avere un lavoro lavora, le altre rimangono a casa per assistere i figli o per pulire in cambio di vitto e alloggio. Oppure c’è chi decide di scommettere sull’acquisto condiviso di un’edificio, una sorta di “albergo”, in un mercato immobiliare sempre più depresso. Si preparano in casa alimenti come pane o yogurt, e la pizza del sabato sera si mangia a casa.

Anche una spesa che veniva considerata normale fino a pochi anni fa viene tagliata: la macchina. E via al carpooling, basta persone sole in auto: al lavoro si va insieme, per risparmiare soprattutto sulla benzina. Oppure la macchina non si prende del tutto, si compra una più salutare bicicletta. Oppure una macchina si condivide tra più famiglie.

Anche i capi d’abbigliamento, e le scarpe trovano una seconda vita, per chi non si può più permettere lo shopping arriva lo swap-party, famoso soprattutto tra le donne: un pomeriggio che può diventare anche divertente, tra chiacchiere e un tè si scelgono i vestiti da altre e si mettono i propri a disposizione: vecchi cappotti, scarpe, vestiti o pantaloni che non entrano.

Per finire, nella nota dolente della crisi, il lavoro, si sta diffondendo anche in Italia il cosiddetto “co-working” : una sorta di spazio condiviso dove più professionisti, di diversi settori, condividono un’area di lavoro aperto, ciascuno con una scrivana, una linea fax. Si può spendere per una scrivania, internet, fax, sala riunioni ed altro dai 25 euro al giorno, ai 250/350 euro al mese. In alcuni co-work sono attive anche forme di baratto. Una persona mette a disposizione la sua professionalità e in cambio ottiene un’altra cosa.  Ce ne sono 684 negli Stati Uniti, e 729 in the Europa. Nel vecchio continente la Germania è la nazione che ne conta di più (167), seguita da Spagna (114), Gran Bretagna (98) e Italia con 72. Questi spazi si concentrano soprattutto nelle grandi città. Esiste anche l’alternativa con uno spazio dedicato ai più piccoli, così le madri possono lavorare sapendo che il figlio è in uno spazio poco distante la lei, senza dover affidarlo a una costosa baby-sitter: è il “co-baby“. Molte alternative, un’idea comune.

In tempo di crisi non si butta via niente. Si può cogliere da questo anche un’occasione per reinventarsi e per sviluppare un nuovo spirito: la condivisione, meno egoismo, meno consumismo. Per sentirsi anche meno soli.

Perché in tempi di crisi è meglio non rimanere soli.