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Galleria: “Io sono il mio corpo”: Vanessa Ferrari, storia di una farfalla più forte di tutto

"Io sono il mio corpo": Vanessa Ferrari, storia di una farfalla più forte di tutto

Leggera come una farfalla ma potente come una vera cannibale. Le due anime di Vanessa Ferrari l'hanno sempre sostenuta, e continueranno a farlo anche ora che, dopo l'infortunio del 2017, la ragazza sta lottando per arrivare al sogno di Tokyo 2020.

Vola come una farfalla e pungi come un’ape.

Questa frase del celebre pugile Muhammad Alì sembra calzare a pennello anche su Vanessa Ferrari; piccola ma fortissima, leggera come una libellula ma tenace e determinata al punto da rimettersi in pista anche dopo una serie di infortuni che avrebbero minato non solo il fisico, ma soprattutto la stabilità emotiva anche dell’atleta più potente.

Quando si ha il carattere e la forza di volontà di una come lei, non importa essere una montagna di muscoli e di nervi; si può essere anche minuta e avere il viso da dolce fatina delle fiabe di Vanessa, la “farfalla di Orzinuovi”, soprannome che le è stato dato per la leggiadria e l’agilità delle sue performance, che stride incredibilmente con l’altro appellativo che le è stato dato, “Cannibale”.

Sono però entrambi giusti, tagliati per lei, due anime diverse della medesima persona, di un’atleta eccezionale che si è rialzata ogni volta, dopo ogni caduta e che non ha ceduto alla jella neppure un passo.

Io sono il mio corpo, è il mantra della Ferrari che è anche diventato il titolo del suo libro, uscito nel 2015 per Mondadori; pagine che sono il frutto della sua quotidianità, il racconto di una vita fatta di sacrifici, di lontananza dagli affetti, di sudore e di lacrime. Ma anche di tante gioie, quelle, ad esempio, dell’essere stata la prima italiana a vincere un oro ai mondiali di ginnastica artistica, o l’unica atleta in questa disciplina ad aver preso parte a ben tre Olimpiadi.

Io sono il mio corpo è il modo più semplice ma efficace che Vanessa ha per spiegare se stessa: la forza di una guerriera, spesso spinta fino all’estremo, chiusa in un fisico da eterna adolescente che può piegarsi, ma non spezzarsi.

L’ultimo infortunio lo ha subito nel 2017, con la rottura del tendine d’Achille durante i mondiali in Canada; eppure, nemmeno questo ha potuto fermare la rabbia e l’ingordigia da cannibale, appunto, della farfalla ventottenne, che dopo la convalescenza, e la terapia riabilitativa, è tornata a lottare, di nuovo, per l’ennesima volta, con l’obiettivo più prestigioso e ambizioso: le Olimpiadi del 2020 di Tokyo. Vanessa ha già fatto sapere che vorrà esserci, e che farà di tutto per riuscire nell’ennesima impresa: avrà trent’anni, allora, un’età che per le ginnaste è quasi off limits. Non per lei, che non si fa fermare dagli infortuni, figuriamoci dalla carta d’identità.

Durante la riabilitazione il chiodo batteva fisso nella mia testa – ha raccontato l’atleta – Alla fine è stato più forte di me: devo rimettermi in gioco perché ho troppa paura di fermarmi per poi pentirmi di non aver giocato tutte le mie carte fino alla fine.

Nella nostra gallery abbiamo raccolto alcune immagini e dichiarazioni di questa infinita campionessa, che ogni volta riesce a stupire per la tenacia che dimostra, e che, insieme alla grazia e all’eleganza che sfoggia durante le sue esibizioni, sono le due vere anime di una meravigliosa farfalla che non sa il significato della parola “arrendersi”.

“Io sono il mio corpo”: Vanessa Ferrari, storia di una farfalla più forte di tutto

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