Tina Pica che non aveva paura di lavorare davanti a "Padre, Figlio e Spirito Santo"

Volto iconico del cinema e del teatro, Tina Pica fu una delle più grandi attrici italiane del Novecento, ma lavorò anche come commediografa e traduttrice di opere teatrali in napoletano.

Non chiamatela semplicemente caratterista: con i suoi personaggi – burberi, buffi, cattolicissimi o persino un po’ profani – Tina Pica ha interpretato tutti i volti del Novecento italiano. E lo ha fatto con una grazia e un’allegria che hanno lasciato il segno nella storia del nostro cinema.

La sua storia è stata raccontata in una biografia intitolata semplicemente Tina Pica, curata dalla scrittrice e giornalista Gioconda Marinelli, a cui è recentemente seguito il nuovo volume Destinazione Tina Pica, edito per i tipi di Giovane Holden Edizioni. Vi sono raccolte le voci di chi la conosceva bene e ha potuto lavorare al suo fianco o condividere momenti di vita.

Tra gli aneddoti più esilaranti, che ben esprimono la sua tempra coriacea da vera fuoriclasse del palcoscenico, ci sono quelli legati ad alcuni “mostri sacri” con cui lavorò durante la sua lunga carriera. Durante le prove di Liolà, sfiancata dalle discussioni di Luigi Pirandello che ne era l’autore e di Eduardo e Peppino De Filippo che ne erano i protagonisti, non si tirò certo indietro.

Voi tre là mi sembrate il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo. Ma io non posso lavorare in presenza della Santissima Trinità.

Destinazione Tina Pica

Destinazione Tina Pica

La biografia di una delle più grandi attrici italiane del Novecento, raccontata attraverso le parole di chi visse al suo fianco.
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Gli inizi

Nata a Napoli il 31 marzo 1884 o il 17 febbraio del 1888 (impossibile stabilire quale sia la fonte adatta), Concetta Luisa Annunziata Pica – per tutti semplicemente Tina – era figlia d’arte. Entrambi i genitori recitavano e, ancora bambina, lei seguì le loro orme unendosi a loro in una compagnia teatrale ambulante.

Si fece presto notare per le sue doti attoriali e il suo esordio ufficiale fu a soli sette anni nella Compagnia Drammatica diretta da Federico Stella, al Teatro San Ferdinando di Napoli. Da quel momento non si fermò più e continuò a recitare fino a quasi ottant’anni.

Fin da subito, nulla sembrò spaventarla: ancora adolescente vestì i panni del principe di Danimarca nell’Amleto di Shakespeare e sostituì il padre nel ruolo della maschera Tartaglia, senza che nessuno si accorgesse del cambio. “Don Tartaglia muore con me!”, le aveva urlato lui, cercando di impedirglielo, ma lei non aveva sentito ragioni.

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Il successo

Intorno agli anni Venti del secolo scorso Tina Pica iniziò a lavorare anche come commediografa e traduttrice di opere in napoletano. Fu però l’incontro con Eduardo De Filippo, il decennio successivo, a cambiare per sempre la sua carriera. Con la sua compagnia partecipò a importanti spettacoli teatrali, come Filumena Marturano e Questi fantasmi, che prepararono la strada al suo successo al cinema.

Dopo diverse piccole parti, divenne veramente famosa a 69 anni grazie al ruolo di Caramella in Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini. Dopo le riprese tornò al suo primo amore, il teatro, ma l’amico Eduardo De Filippo la respinse con un “Mo nun me sierve. Ti chiamerò io quando avrò bisogno”. Piccata, Tina Pica non tornò mai più sui suoi passi.

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Da quel momento, si dedicò esclusivamente al cinema, recitando in un paio di altre dozzine di pellicole. “Per definirla bisognerebbe inventare un suono”, disse della sua particolare voce la collega Franca Valeri, che ebbe modo di lavorare con lei.

Dopo aver recitato in Ieri, oggi, domani nel 1963, a fianco di Sophia Loren, si ritirò a vita privata. Due volte vedova, aveva perso il primo marito nel 1912, a soli sei mesi dalle nozze (pochi anni dopo era morta anche la loro unica figlia); si era sposata nel 1935 con un appuntato della polizia municipale, rimasto al suo fianco fino alla sua morte, nel 1967.

Tina Pica visse gli ultimi anni della sua vita a casa del nipote, Peppino Pica. Fu proprio lui, come raccontato in un’intervista a Napolipiù, a starle vicino nei sui ultimi momenti, il 15 agosto del 1968. Nella sua casa, lui l’aveva anche aiutata ad allestire una sorta di piccola cappella in cui un prete ogni settimana andava a dir messa.

La zia Tina sapeva dare due diverse versioni della donna in preghiera: quella della falsa beghina e quella della cattolica convinta. E anzi, debbo sottolineare, prima di affrontare uno qualsiasi di questi ruoli, la zia Tina, nel timore di arrecare offesa alla divinità, andava a consigliarsi con il suo direttore spirituale. Nessun produttore, nessun regista, riuscì mai a farle fare, nel cinema, qualcosa che potesse turbare la sua coscienza.

Sfogliate la gallery per ripercorrere alcune delle tante pellicole interpretate da Tina Pica…

Tina Pica che non aveva paura di lavorare davanti a "Padre, Figlio e Spirito Santo"
Fonte: Youtube
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Articolo originale pubblicato il 18 Marzo 2021

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