Mary Kom, a pugni contro i 'se la boxe ti rovina il viso, poi chi ti sposa?' - Roba da Donne

Mary Kom non arriva a un metro e sessanta di altezza e pesa a malapena cinquanta chili. Qualcuno direbbe che è uno scricciolo, ma per chi è avvezzo alle metafore pugilistiche, è una farfalla che sa pungere molto forte.

Classe 1983, Mary Kom ha raccontato la sua incredibile storia in un libro intitolato Unbreakable, portato poi al cinema nel biopic di Bollywood interpretato dalla star Priyanka Chopra. Da un villaggio poverissimo del Nord dell’India alle Olimpiadi, la sua vita è da sempre plasmata sul senso del sacrificio e della resistenza.

Gli anni di duro lavoro, il mio rifiuto di cedere, per spingermi sempre oltre ogni limite. Il brivido, la gioia della vittoria, i successi. Il bronzo alle Olimpiadi, la cosa a cui tengo di più. E la boxe, lo sport a cui mi sono votata. Nella boxe è tutto reale. Io sono Davide che ha sconfitto Golia sul ring: e ho vinto io, quasi tutte le volte.

Carolina Morace, la signora del calcio, e il teorema dell'Italia maschilista

Fin da piccola, Mary lotta contro ogni tipo di ostacolo: la povertà, i pregiudizi sociali, il nepotismo, la discriminazione razziale e di genere. Nata in una famiglia di contadini dello stato di Manipur, anche da bambina non si tira mai indietro di fronte allo sforzo fisico, aiutando i genitori nel lavoro dei campi.

Già in quegli anni nasce la sua passione per il pugilato: Mary inizia così a manifestare in casa la sua intenzione di salire sul ring. Suo padre si oppone, le dice che “la boxe è una cosa da uomini”, ma lei comincia ad allenarsi di nascosto. Il suo motto diventa “se lo può fare un uomo, allora anche la donna può farlo”.

Quando il padre scopre dal giornale che si sta già battendo, va su tutte le furie, come lei stessa ha raccontato alla Reuters. Le dice che così facendo si farà del male e che non troverà marito, ma lei non cede. E ha ragione: nel 1998, a soli 15 anni, Mary Kom inizia l’attività agonistica, che la porta a debuttare nel 2001 nel campionato mondiale femminile di boxe.

Stefania Belmondo e la poesia della fatica

Nello stesso anno si innamora di quello che poi diventerà suo marito. Persino suo padre si rende conto di aver sbagliato a ostacolare la carriera sportiva della figlia e comincia a supportarla attivamente. Del resto, lui stesso era stato un wrestler, molti anni prima.

Quando mi sono sposata, pensavano che non avrai più vinto dopo il matrimonio. L’ho presa come una seconda sfida per mettermi alla prova.

Dopo una pausa di due anni, dedicata alla maternità, nel 2008 Mary Kom torna a gareggiare e non si ferma più. La medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Londra del 2012 sancisce definitivamente il suo status di campionessa. La Magnifica Mary, come viene chiama ora dagli indiani, ha però faticato a farsi accettare dal resto della nazione.

La gente del mio stesso Paese spesso fatica a considerarmi indiana. Per via del nostro aspetto orientale, noi del Nord-Est veniamo presi in giro dal resto dell’India. Ci chiamano nepalesi o cinesi… Non importa il mio aspetto, io sono indiana e rappresento l’India, con orgoglio e con tutto il mio cuore.

Mary Kom, a pugni contro i "se la boxe ti rovina il viso, poi chi ti sposa?"
Fonte: Facebook / MC Mary Kom
Foto 1 di 6
Ingrandisci
  • Storie di Donne