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Galleria: La cosa infame che abbiamo fatto a Liliana Segre

La cosa infame che abbiamo fatto a Liliana Segre

Liliana Segre, una donna condannata, bambina, all'orrore più grande e, da anziana, a essere vittima di una campagna di odio e di insulti.

Sotto scorta!
Da oggi, 7 novembre 2019, Liliana Segre, senatrice a vita, ex deportata ad Auschwitz, nonna 89 enne, avrà due carabinieri che la accompagneranno in ogni suo spostamento.

Uno scandalo! Un’infamia.
Questo è quello che abbiamo riservato a una donna di 89 anni, che a 8 anni fu espulsa da scuole, a 13 deportata ad Auschwitz, matricola 75190 impressa nella sua carne bambina buona per il macello, scampato nel suo caso, dopo aver visto l’orrore indicibile e inimmaginabile dell’uomo che si fa bestia e annienta altri uomini.

Liliana Segre da ora è sotto scorta. per le minacce e gli insulti ricevuti.
I nostri insulti, le nostre minacce.

La notifica alla diretta interessata pare arrivata circa una settimana fa ed è figlia di una campagna d’odio iniziata prima che la senatrice si facesse promotrice della commissione contro il razzismo e l’antisemitismo, approvata in Senato il 30 ottobre, nonostante la discussa astensione dell’opposizione di centrodestra, ma che si è intensificata dopo questa data.

Circa 200 messaggi incitanti all’odio e alla sua morte al giorno.
Uno striscione di Forza Nuova comparso di fronte al municipio di Milano, dov’era attesa, il 5 novembre scorso.

Il livello di protezione previsto per Liliana Segre sarebbe il IV: un’auto e due carabinieri a scortarla in ogni spostamento pubblico.

Così, Liliana Segre, già prigioniera, vittima irrisarcibile del peggiore dei crimini umani, vede oggi, di nuovo, limitata la sua libertà.

Ti chiedo scusa di averti messa al mondo.

Disse il padre a Liliana bambina. Non lui, ma noi e uno Stato intero le deve chiedere perdono.

Articolo e gallery originali (aggiornati al 9 settembre 209) di Natascia Alibani

Liliana Segre era appena una bambina quando, nel 1938, venne espulsa da scuola, in seguito alla promulgazione delle leggi razziali.

Proclamata senatrice a vita nel 2018 dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Liliana per tutta la vita ha portato avanti il ricordo doloroso della prigionia vissuta nel campo di concentramento di Auschwizt, dove arrivò nel febbraio del 1944, dopo sette giorni di viaggio, e dove perse i familiari che le erano rimasti in seguito alla morte della mamma, avvenuta quando lei aveva solo un anno.

Di quel periodo così drammatico della sua vita la senatrice ha parlato nel corso di un’intervista a Fabio Fazio per Che tempo che fa (disponibile su Ray Play), proprio dopo la nomina da parte di Mattarella, e ha rivelato di un dialogo davvero toccante con il padre, Alberto.

Ti chiedo scusa di averti messa al mondo.

Le disse l’uomo. Ma Liliana Segre a Fazio ha spiegato:

Ma io ho avuto la fortuna, nella disgrazia, di viver mio padre da figlia. Era una comunione di spiriti eccezionale.

La Segre porta avanti l’impegno di senatrice a vita con grande devozione, cercando di farsi portavoce di quei principi di democrazia, tolleranza e rispetto  che per lei, nonostante l’esperienza devastante del lager e della Marcia della Morte (fu liberata proprio in una di queste), sono sempre stati fondamentali. Ecco perché ha suscitato non poca perplessità è rabbia l’astensione di Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia durante la mozione del voto del 30 ottobre 2019, volta alla creazione di una commissione contro l’odio, il razzismo e l’antisemitismo, voluta proprio da Liliana.

A farsi portavoce dell’indignazione per l’astensionismo del centrodestra è stato Alberto Belli Paci, primo figlio della senatrice, che ha scritto una lettera per il Corriere della Sera che riportiamo integralmente:

Caro direttore, sono allibito da quello che leggo in questi giorni, dalle dichiarazioni dei politici, da questo travisare intenzionalmente concetti come censura, libertà di opinione, difesa della famiglia, antisemitismo, in bocca a chi vorrebbe chiuderci dentro in una Italia sempre più isolata, lontana dai valori liberali nei quali siamo cresciuti e nei quali mi riconosco profondamente. Dove gli uni scrutano con sospetto gli altri, dove ognuno si tiene stretto il proprio tornaconto, la bandiera di partito, la propaganda, le dichiarazioni roboanti.

A voi che non vi alzate in piedi davanti a una donna di 89 anni, che non è venuta lì per ottenere privilegi o per farsi vedere più brava ma è venuta da sola (lei sì) per proporre un concetto libero dalla politica, un concetto morale, un invito che chiunque avrebbe dovuto accogliere in un mondo normale, senza sospettosamente invece cercare contenuti sovversivi che potevano avvantaggiare gli avversari politici. A voi dico: io credo che non vi meritiate Liliana Segre!

Guardatevi dentro alla vostra coscienza. Ma voi credete davvero che mia madre sia una che si fa strumentalizzare? Con quel numero sul braccio, 75190, impresso nella carne di una bambina? Credete davvero che lei si lasci usare da qualcuno per vantaggi politici di una parte politica in particolare? Siete fuori strada. Tutti. Talmente abituati a spaccare il capello in quattro da non essere nemmeno più capaci di guardarvi dentro.

Lei si aspettava accoglienza solidarietà, umanità, etica, un concetto ecumenico senza steccati, invece ha trovato indifferenza al suo desiderio di giustizia.

Sfogliate la gallery per leggere le dichiarazioni di Liliana Segre sull’esperienza nel campo di concentramento, che non possono – e non dovrebbero – lasciare davvero nessuno indifferente, e altri discorsi estremamente significativi della senatrice.

La cosa infame che abbiamo fatto a Liliana Segre

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