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Galleria: Quando Franco Battiato raccontò le sue donne

Quando Franco Battiato raccontò le sue donne

Quando Franco Battiato raccontò le sue donne
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Le donne abitano le canzoni di Franco Battiato come inafferrabili kitsune, gli spiriti volpe che nel folklore giapponese non smettono mai di mutare forma. Sono le balinesi nei giorni di festa, le prostitute libiche e le sirene di Ulisse, ma anche le donne curve sui telai vicino alle finestre, le vecchie coi rosai e quelle con le scope, le geishe e le segretarie che parlano più lingue.

Tante donne diverse, come quelle che hanno attraversato la sua vita, a partire dalla madre, dalle zie sarte e da quelle suore che senza saperlo hanno incoraggiato la sua carriera musicale. E questo è solo uno dei tanti aneddoti impressi nella sua memoria e rispolverati in un’intervista a Il Fatto Quotidiano.

Mi ricordo tutto e non dimentico nulla. Per esempio mi ricordo di un meraviglioso pianoforte che mi regalarono le suore all’età di 16 anni. Una mia amica mi disse che dovendo liberare un convento, lo vendevano a basso prezzo. Mi presentai e la madre superiora me lo sbolognò senza pretendere una lira. Pensava fosse rotto e invece era solo scordato. Mi sentii felice.

Ci sono state le donne che volevano essere amate, ma Franco Battiato ha sempre preferito dormire solo, come raccontato al Corriere. A chi lo accusava di essere misogino, il cantautore catanese ha risposto dicendo che si tratta solo di “vere cretinate dette da chi non sa neanche cosa voglia dire misoginia” e ha aggiunto anche di aver “avuto molte storie, non tutte lunghe“, ma di non aver mai pensato al matrimonio perché “la sola idea mi fa venire voglia di spararmi”.

Quando ero molto giovane e suonavo con il mio complesso, ne ero sempre circondato: una volta ce n’era una sulla quale avevo puntato e una sera venne a casa mia. Ai tempi avevo pochi soldi, così uscii e comprai tre yogurt, poi andai a farmi la doccia: quando tornai fuori, scoprii che li aveva mangiati tutti e tre. Ma come, le dissi, neanche uno me ne hai lasciato? Ecco, diciamo che anime gemelle non ne ho avute… Ma amiche degne di questo nome, sì, e ogni tanto ce n’è qualcuna che viene a stare qui con me per cinque, dieci giorni. In camere completamente separate, però, per forza.

Non solo donne senza volto, nei suoi ricordi, ma anche colleghe famose con cui ha collaborato, come Alice e Giuni Russo, che secondo lui non era stata compresa dal mondo discografico. E poi, all’improvviso, tra i suoi ricordi appare anche Loredana Berté.

La incontro in aereo e mi fa: “A Battià, dove vai?”, “Dove vai te?” rispondo. Poi parliamo e la guardo un secondo di troppo. Lei scorge ammirazione, si alza il pullover e senza preavviso mi fa vedere le tette. “Loredana, ti dico la verità, sono bellissime”. Avrei voluto uno specchietto retrovisore puntato sugli altri passeggeri.

Le donne nelle canzoni di Paolo Conte

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