"Secondo me la donna": Giorgio Gaber, il più femminista degli anti femministi

"Secondo me la donna": Giorgio Gaber, il più femminista degli anti femministi
Fonte: Facebook / Giorgio Gaber
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“Non è facile essere donna in un mondo dominato dall’uomo”: così si apre la canzone di Giorgio Gaber intitolata Donna donna donna, del 1959. Tempi lontani, in cui le donne cominciavano a ottenere qualche conquista che fino a poco tempo prima era inimmaginabile. Il cantautore italiano, che in molte altre canzoni come Un’idea ha poi scherzato bonariamente sui movimenti femministi come ha sempre fatto su molti altri temi, osservava con grande acume un mondo ancora in mano agli uomini.

Lui è più forte in qualche occasione
può sembrare anche più intelligente
la realtà è che vuol fare il padrone
specialmente di fronte alla gente.

Il cantautore si dichiarava dalla parte delle donne, di cui appoggiava ogni desiderio di intraprendenza:

Non ho niente in contrario se fuma
se discute in mezzo alla gente
se lavora se fa una fortuna
per sentirsi anche lei indipendente.

E se la donna un domani va ancora più avanti
finirà che ci supera in parte
e farà tante cose importanti
sarà lei che andrà sulla luna e su Marte.

La canzone si chiude con “L’importante è che resti com’era”,  sia con la gonna corta e lunga, e “che mi prenda la mano di sera”. Giorgio Gaber si riferiva a quella dolcezza intrinseca che accompagna la femminilità, impossibile da sradicare, cantata anche in Secondo me la donna, in cui afferma “secondo me quando le donne ci amano non amano proprio noi… forse una proiezione, un sogno, un’immagine che hanno dentro”. Che si sia battuto per le donne, da vero femminista, lo sappiamo anche grazie alle parole della moglie Ombretta Colli, che in un’intervista a Repubblica aveva parlato di impegni condivisi, al di là di fedi politiche diverse.

Tra noi c’era un patto di sangue, anche un’esperienza condivisa di battaglie libertarie a favore della legge per il divorzio e contro gli aborti clandestini.

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