Alanis Morissette oggi: rinascere dopo la violenza e riuscire a raccontarla

Alanis Morissette oggi: rinascere dopo la violenza e riuscire a raccontarla
Fonte: web
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*** Aggiornamento del 14 settembre 2021 ***

In passato Alanis Morissette aveva parlato dello stupro subito da adolescente, ma oggi quella pagina così nera della sua vita è al centro di Jagged, il documentario, prodotto dalla HBO, diretto dalla regista e giornalista statunitense Alison Klayman, che sarà presentato in anteprima al Toronto International Film Festival questa settimana.

Alanis ha in realtà parlato di più casi di violenza sessuale subiti appena quindicenne.

Mi ci sono voluti anni di terapia anche solo per ammettere che c’era stato qualche tipo di vittimizzazione da parte mia – dice nel docu-film – Dicevo sempre che ero consenziente, ma poi mi veniva ricordato, ‘Ehi, avevi 15 anni, non sei consenziente a 15 anni’. Ora penso, ‘Oh sì, sono tutti pedofili. È uno stupro di minore.

Morissette non ha mai fatto i nomi dei suoi presunti aggressori, dichiarando anche di aver trovato scetticismo nelle occasioni in cui ha parlato di quegli episodi.

Molte persone dicono ‘Perché quella donna ha aspettato 30 anni?’ Io dico fanculo. Non hanno aspettato 30 anni. Nessuno le ascoltava oppure la loro vita era minacciata o era minacciata la loro famiglia. Tutta la cosa del ‘perché le donne aspettano?’. Le donne non aspettano. La nostra cultura non ascolta. Se non avessi un intero team di terapisti da tutta la vita, non credo che sarei ancora qui.

*** Articolo originale ***

Il grande successo per lei arrivò nel 1995 con l’album Jagged Little Pill, ma in realtà la carriera di Alanis Morissette è ben più lunga, e comincia quando la cantante canadese, naturalizzata statunitense, aveva appena dieci anni: con il fratello gemello Wade, infatti, Alanis partecipò alle audizioni dello show per bambini della televisione canadese You Can’t Do That on Television, registrato nella sua città, Ottawa, e passò le selezioni, comparendo nello show con una certa frequenza fino alla stagione successiva, quando lo abbandonò.

Crescendo Alanis capì che, per inseguire il suo sogno musicale, avrebbe dovuto trasferirsi dal Canada agli Stati Uniti, e così fece; dopo aver scritto un sacco di canzoni, in cui aveva riversato tutti i suoi pensieri sul mondo, le relazioni, mettendo nei testi anche molto di se stessa, fu proprio quando la Maverick Records di Madonna accettò di metterla sotto contratto che Morissette conobbe finalmente il successo internazionale; quello che resero brani come Ironic o You Oughta Know iconici per un’intera generazione, quella dei giovani cresciuti a cavallo degli anni Novanta che arrivavano dalle sonorità pop elettroniche del decennio precedente e si buttavano a capofitto verso il nuovo secolo che rappresentava una chimera attraente e paurosa allo stesso tempo.

Con sette Grammy guadagnati nel corso della carriera, cinque Billboards Music Award e un’infinità di altri premi – fra cui anche due nomination ai Golden Globe per la miglior canzone originale, nel 1998 e nel 2005 – Alanis Morissette e la sua aria boho da hippie contemporanea hanno conquistato la stima e l’apprezzamento di critica e pubblico, che pazientemente l’ha aspettata anche nei suoi lunghi anni di mutismo.

Come, ad esempio, nel periodo seguente proprio all’album che la fece esplodere e conoscere in tutto il mondo, quando tornò, nel 1998, con Supposed Former Infatution Junkie, frutto di una ritrovata maturità personale e anche di una maggior consapevolezza acquisita dopo un viaggio in India, il quale, benché non riscosse il successo sperato dalla casa discografica, fu comunque in grado di piazzarsi al primo posto nella classifica Billboard.

Ma Alanis, oltre che per le sua musica, è riuscita a distinguersi e ad emergere rispetto al magma delle tante star al femminile del pop e del rock di quel periodo soprattutto grazie a una figura inconfondibile, quasi iconica: lunghi capelli ondulati, stile da moderna bohemienne e chitarra sempre ben salda tra le mani.

Per questo, molti dei suoi ammiratori sono rimasti decisamente sorpresi nel vedere il taglio netto – in tutti i sensi – che la cantante americana ha deciso di dare al suo look e, forse, anche al passato. Cresciuta, diventata moglie e madre, oggi Alanis non sfoggia più una chioma da sirena, ma i capelli alle spalle, come ha mostrato sul proprio profilo Instagram.

D’altronde, i tempi cambiano, e anche questa trasformazione estetica è naturale e conseguente a un ovvio processo in cui, necessariamente, ci si deve “staccare” dal proprio passato per reinventarsi e farsi apprezzare non per quel che si ricorda, ma per ciò che ancora si è. Ovvero una delle cantautrici più talentuose e capaci dell’ultimo ventennio, che certamente non merita di essere ricordata solo come la “ragazza dai capelli lunghissimi”.

Con la maturità acquisita Alanis, sempre molto schietta, anche nei suoi testi, non ha remore neppure quando le si chiede di parlare della violenza sessuale descritta in Hands Clean, come fatto nel corso di un’intervista per Vanity  Fair.

A guardare indietro, molte canzoni che ho scritto erano un tentativo di capire quello che mi era successo e di guarire quella ferita. Negli anni poi ho fatto tanta psicoterapia per tornare ad appropriarmi di una sessualità sana, è stato un percorso lungo e difficile. E oggi, con il movimento del #MeToo sono felicissima di come stanno cambiando le cose. Quando ai concerti canto Hands Clean sento che c’è un ascolto diverso, più attento.

Nonostante il grande dolore, Alanis non ha mai pensato di fare il nome dell’uomo che la violentò appena adolescente.

Non ho desideri di vendetta, solo di guarigione. Mi esprimo attraverso le canzoni, insegno […] Faccio le cose a modo mio, come ho sempre fatto e sempre farò.

Questa grande ferita, però, le ha indubbiamente lasciato una grande difficoltà nell’approcciarsi alle relazioni, tanto che lei stessa ha parlato di aver sofferto di una vera e propria dipendenza affettiva.

In realtà, come tutti gli ex tossici, non si finisce mai di guarire. Non è un’assuefazione molto diversa da quella per le droghe o l’alcol: si mettono in moto processi chimici nel nostro organismo. Nella dipendenza dall’amore c’è uno che è dipendente e l’altro che è ‘evitante’. Ci si mette in questa condizione per cercare di stare meglio, ma alla base c’è il desiderio di evitare alcuni sentimenti. La maggior parte delle mie canzoni parla di persone che ne soffrono. Uscirne è stato difficilissimo.

Dice di aver capito di avere questa dipendenza

Per via di tante relazioni che finivano e che seguivano tutte lo stesso schema, che era parecchio doloroso. Ovviamente c’è sempre una dose di sofferenza dopo la fine di una storia d’amore, ma ciò che provavo io andava al di là del lutto sentimentale, era qualcosa di molto più profondo. Così ho cominciato a fare delle ricerche e mi sono imbattuta in questa donna fantastica, Pia Mellody, che sul tema ha scritto un libro (Facing Love Addiction, ndr). Con lei e attraverso il lavoro su me stessa sono riuscita a uscire da quelle dinamiche negative.

Oggi serena con il marito e i figli, Alanis ha lanciato nel dicembre 2019 il singolo Reasons I drink, che ha anticipato l’uscita del nuovo album, il nono in studio, Such Pretty Forks in the Road, arrivato nel 2020. Per lei, adesso, i tempi bui sono davvero archiviati.