"Meglio morto che gay" così Piero Moriconi ha ucciso il figlio Mirko e la moglie, Kety Andreoni

La tragedia ieri nella provincia lucchese. Sui social il 24enne diceva "Mio padre mi dice meglio morto che gay".

“Mi sono liberato di loro” queste sarebbero state le prime, agghiaccianti parole di Piero Moriconi, che nella giornata di ieri, 24 giugno, ha ucciso a fucilate il figlio 24enne Mirko e la moglie, Kety Andreoni, aspettando poi l’arrivo delle forze dell’ordine seduto sul muretto di casa, a Camaoiore, nella provincia lucchese.

Poco tempo fa Mirko, che era un musicista e si faceva chiamare Michelangelo Andreoni, scegliendo il cognome della madre, aveva fatto il suo coming out come omosessuale, non ricevendo però l’approvazione del padre che, anzi, come raccontato dal ragazzo stesso, sui social, avrebbe detto di preferirlo morto che gay.

Il 24enne, secondo le prime ricostruzioni, sarebbe stato a pranzo da alcuni parenti, rincasando verso le 14:30; poco tempo dopo, per ragioni ancora da chiarire, Moriconi avrebbe impugnato l’arma e fatto fuoco prima verso il figlio, e poi verso la moglie 52enne. Secondo gli inquirenti, ci sarebbe una violenta lite alla base della tragedia scaturita nel comune di Pieve di Camaiore.

Ad avvertire i carabinieri i vicini, che hanno sentito gli spari; una volta giunti sul posto, in via Costa, i militari hanno trovato il 63enne fuori casa, dopo che aveva già riposto l’arma del delitto, mentre il 118, intervenuto con automedica, ambulanze e anche elicottero Pegaso, ha cercato, invano, di rianimare le vittime.

I corpi di Andreoni e di Mirko Moriconi erano in giardino, colpiti entrambi allo stomaco; secondo alcune testimonianze, i segnali di disagio di Piero Moriconi erano evidenti da tempo, benché nessuno si sarebbe aspettato un epilogo così tragico.

Al momento Moriconi è accusato di duplice omicidio volontario, nell’attesa di chiarire definitivamente il movente del gesto, e anche dell’esame autoptico, che sarà condotto dal medico legale Stefano Pierotti. A dirigere le indagini il comandante della compagnia dei carabinieri di Viareggio, Marco Colella, e il comandante provinciale Michele Lastella, sotto la coordinazione della pm Elena Leone.   “Questa vicenda lascia attonita la comunità di Camaiore, è difficile entrare nelle dinamiche di questo gesto – ha detto il sindaco di Camaiore, Marcello Pierucci – Oggi è lutto cittadino e in consiglio comunale sarà osservato un minuto di silenzio per stare vicino a una famiglia e a dei parenti che oggi vivono un giorno tanto drammatico”.

La discussione continua nel gruppo privato!
Seguici anche su Google News!