“Pick me girl”: significato, origine e perché se ne parla (anche tra donne)

L'espressione "pick me girl", letteralmente "ragazza-scegli me" o "ragazza-sceglimi", si riferisce a una tipologia di donna che cerca l'approvazione da parte degli uomini screditando le altre donne, sminuendole ed entrando in competizione con loro. Tutti i suoi comportamenti, infatti, vogliono veicolare un solo messaggio: "Io sono diversa dalle altre". Ma qual è l'origine di questa espressione, e quali sono le sue conseguenze? Vediamolo insieme.

“Continuerai a farti scegliere o finalmente sceglierai?”, cantava Fabrizio De André più di 50 anni. E, per alcune persone – in particolare, le donne – è una domanda che continua a dare tormento, creando un labirinto di aspettative patriarcali e esigenze personali da cui non sempre sembra esserci via d’uscita. Di sicuro, non è un quesito che si pongono le cosiddette “pick me girl”, sempre più popolari sui social e, purtroppo, nella vita reale.

Ma che cosa si intende con questa espressione, e quali sono le sue origini e conseguenze? Scopriamolo insieme.

Che cosa significa “pick me girl”: origine, definizione e diffusione sui social

L’espressione “pick me girl”, letteralmente “ragazza-scegli me” o “ragazza-sceglimi”, si riferisce a una tipologia di donna che cerca l’approvazione da parte degli uomini screditando le altre donne, sminuendole ed entrando in competizione con loro.

Tutti i suoi comportamenti, infatti, vogliono veicolare un solo messaggio: “Io sono diversa dalle altre”. Dunque: migliore. Di norma, questa “diversità” si palesa criticando interessi considerati “femminili” (il brunch con le amiche, lo shopping, Taylor Swift, la manicure e affini) ad appannaggio di altri considerati tipicamente “maschili”, etero e cisgender (il calcio, gli sport faticosi, la birra, le magliette larghe e così via).

La definizione “pick me girl”, nata nel 2016 su Twitter con l’hashtag #TweetLikeAPickMe, è sorta proprio per prendere in giro le “guys’ girl”, ossia ragazze che prediligono la compagnia maschile, si descrivono come “più facili da frequentare”, hanno gusti e preferenze afferenti al mondo “degli uomini” e rifiutano i comportamenti e gli archetipi femminili canonici e “tradizionali”.

A partire dal 2022, l’espressione è tornata vertiginosamente in voga tra la Gen Z, soprattutto su TikTok, dove l’hashtag #PickMeGirl ha raccolto più di 2 miliardi di visualizzazioni ed è diventato un vero e proprio meme culturale che ironizza sui comportamenti stereotipati delle donne che assumono questo atteggiamento. Complice di questa tendenza satirica è stato anche il ritorno dell’iconico monologo di Meredith Grey, protagonista della serie TV Grey’s Anatomy, tristemente celebre per la frase “Pick me. Choose me. Love me”, con cui implora l’amore del collega medico Derek Shepherd.

“Pick me girl” e misoginia interiorizzata

Le “pick me girl”, quindi, plasmano la propria personalità in base a ciò che le rende più attraenti e preferibili agli occhi degli uomini. Ogni loro gesto, ogni loro parola e ogni loro comportamento è, così, servo del male gaze, lo sguardo maschile che decreta cosa è “giusto” e cosa è “sbagliato”, cosa è “bello” e cosa è “brutto”.

Come afferma la terapista sessuale Shadeen Francis:

[Lo sguardo maschile] È una tendenza che dà priorità, centra e rende onnipresente una prospettiva rigida e stereotipata secondo cui i piaceri e gli interessi degli uomini sono di primaria importanza, spesso a scapito dei bisogni, dei desideri o persino dell’umanità degli altri.

La paura di non essere “scelte”, di rimanere da sole e, soprattutto, la bassa autostima porta, perciò, le “pick me girl” a corroborare questo presupposto e a criticare le altre donne, al fine di essere desiderate, amate, apprezzate, preferite. E, nella maggior parte dei casi, a non disprezzare, come arma, anche il sessismo e la misoginia, così interiorizzati al punto da non rendersi conto di proiettare sulle altre donne stereotipi, pregiudizi e discriminazioni proprie del patriarcato in cui siamo immersi.

Come sottolinea la terapeuta sessuale e relazionale Tiffany Jones:

Quando una ragazza si accorge che gli uomini hanno una pletora di altre donne tra cui scegliere, nel suo cervello può radicarsi una sensazione dolorosa e spaventosa. Per evitare futuri sentimenti di rifiuto, nasce nella ragazza la mentalità che se sminuisce il concetto di donna tipica, la maggior parte degli uomini sceglierà lei tra tutte quelle disponibili.

In questo modo, tuttavia, ci troviamo di fronte a un circolo vizioso. Da un lato, infatti, abbiamo donne che, perlopiù inconsciamente, screditano altre donne pur di apparire diverse e migliori agli occhi degli uomini. Dall’altro, al contempo, vi sono donne che criticano – e perfino deridono – questo atteggiamento, disdegnando le modalità con cui esse ricercano la validazione maschile.

Paradossalmente, dunque, si dà abbrivio a un loop di competizione e giudizio, dove nessun comportamento risulta “legittimo” e viene aspramente criticato.

Come interrompere il circolo vizioso di competizione e giudizio

Il patriarcato insegna implicitamente alle donne a competere tra di loro per ottenere l’attenzione e l’approvazione degli uomini. Divenirne consapevoli ci aiuta a sovvertire questo paradigma, liberandoci dallo sguardo maschile che indirizza i nostri comportamenti e, di conseguenza, dal giogo del patriarcato stesso.

Riconoscere, ascoltare e assecondare le proprie inclinazioni, i propri desideri e le proprie necessità più profonde e apprezzare noi stesse e le altre donne alla stregua di essere unici e “impronte digitali”, ci ricorda che non c’è motivo di competere, perché non vi è niente da dimostrare o vincere.

Per interrompere il circolo vizioso, è fondamentale sostenersi a vicenda, essere solidali, fare rete, affrancandosi il più possibile da stereotipi e norme di genere figli di sovrastrutture patriarcali misogine e oppressive. Solo in questo modo è possibile comprendere davvero che cosa ci piace, che cosa ci fa stare bene e, di conseguenza, di quali tipologie di persone vogliamo circondarci.

Educandoci all’accoglienza, anziché alla critica. Invitandoci alla coesione, anziché alla competizione. Nel pieno rispetto delle personalità uniche e irripetibili di ciascuna di noi.

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