Digital Nomad Visa 2026: la classifica dei Paesi più accoglienti per nomadi digitali

Un nuovo genere di migrazione si sta diffondendo sempre di più, quello dei nomadi digitali: lavoratori, dipendenti o autonomi, che lavorano da remoto. Per loro esiste un permesso di soggiorno apposito, il Digital Nomad Visa.

In oltre 50 Paesi di tutto il mondo oggi si può lavorare da nomadi digitali, basta conoscere i requisiti specifici di ogni luogo e le procedure per ottenerlo. La classifica Digital Nomad Visa 2026 ci mostra quali sono i 15 Paesi in cui è più conveniente, facile e meglio trasferirsi lavorando da remoto, secondo 7 criteri da non sottovalutare.

Cos’è il Digital Nomad Visa?

Un Digital Nomad Visa è letteralmente un visto per nomadi digitali, ovvero un permesso di soggiorno temporaneo che adottano i diversi Paesi e consente a lavoratori da remoto e free-lance di vivere e lavorare legalmente in un Paese straniero mentre sono impiegati da aziende o clienti con sede al di fuori di quel Paese. A differenza del visto turistico che dura solitamente 90 giorni, il visa consente soggiorni legali a lungo termine, perché ha una durata dai 6 ai 12 mesi.

Il Digital Nomad Visa è ormai garantito in molti Paesi di tutto il mondo, grazie alla diffusione dello smart working, e della ricerca sempre maggiore di una migliore qualità della vita. Questo sistema infatti permette di poter mantenere il proprio lavoro da remoto, ma potendo scegliere di vivere in un Paese diverso da quello dove si è assunti. Ad esempio, un free-lance che lavora in smart in Finlandia, può scegliere di trasferirsi in Italia senza cambiare azienda o professione.

Allo stesso modo un italiano che è assunto in Italia e lavora da remoto può trasferirsi all’estero, per necessità personali, o girare il mondo, visitare altri Paesi mentre continua a lavorare. Per poter avere accesso al Digital Nomad Visa 2026 il richiedente deve soddisfare alcuni requisiti, che possono variare leggermente da un Paese all’altro. Riguardano principalmente avere un lavoro preesistente, un’assicurazione sanitaria, reddito minimo annuo, esperienza pregressa minima nel settore.

La classifica Digital Nomad Visa 2026

Da diversi anni si sta diffondendo sempre di più il visa per i lavoratori digitali nomadi, tanto che dal 2025 oltre 50 Paesi offrono visti di residenza dedicati al lavoro da remoto. Questo si legge dalla classifica di Immigrant Investment con i luoghi migliori per i lavoratori da remoto, che confronta i visti in base ad alcuni criteri. Come il costo della vita, il trattamento fiscale e i percorsi di residenza a lungo termine. Il Digital Nomad Visa 2026 Index mostra la Spagna al primo posto, seguita da Malta, Portogallo, Germania e Ungheria.

Sono inclusi tutti i Paesi che hanno attivato un Digital Nomad Visa nel quarto trimestre del 2025, in Europa, Americhe, Asia, Medio Oriente e Africa. L’Italia si è inserita da poco in questo elenco, come vedremo nel prossimo paragrafo, con l’introduzione del visto per lavoratori da remoto nel 2024. Il Digital Nomad Visa 2026 Index si basa su 7 criteri.

1. Politica fiscale e benefit

Come per tutte le procedure finanziarie e burocratiche di un Paese, uno dei criteri fondamentali da tenere in considerazione è la politica fiscale. Il primo criterio per stilare il Digital Nomad Visa 2026 Index valuta come il visto di un nomade viene tassato a livello locale, inclusi eventuali incentivi fiscali o esenzioni speciali. Se il Paese applica un’imposta locale sul reddito dei lavoratori a distanza e, in tal caso, se sono previste agevolazioni fiscali, come aliquote ridotte fisse, periodi iniziali di esenzione fiscale o esenzioni sul reddito estero.

2. Durata e percorso del visto

Un criterio delicato ma importante riguarda la durata e il percorso del visto. Sia per quanto riguarda la durata del percorso concessa, che può variare anche di diversi mesi da un Paese all’altro. Ma anche la sua rinnovabilità, quanto dura e in quali condizioni è possibile o meno. E valutai inoltre se il periodo di validità del visto è valido ai fini della residenza permanente o della cittadinanza.

3. Reddito e requisiti finanziari

Il 3° criterio mette in classifica i requisiti finanziari che il Paese chiede al lavoratore per ottenere il Digital Nomad Visa 2026. Riguarda quindi la soglia minima di reddito o di risparmio che i richiedenti devono dimostrare, nonché eventuali requisiti di prova di disponibilità finanziaria durante il loro soggiorno. Chiaramente, un Paese che ha soglie più basse ottiene un punteggio maggiore, perché dimostra una maggiore apertura al progetto e accessibilità.

4. Qualità della vita e infrastrutture

Questo criterio valuta la qualità della vita, dove si vive meglio a livello professionale, ciò che il Paese ha da offrire ai lavoratori, che è uno degli aspetti più ricercati dai lavoratori nomadi. Include diversi fattori, come la velocità e l’affidabilità di Internet, la qualità dell’assistenza sanitaria, la sicurezza personale, la conoscenza dell’inglese e la presenza di una comunità di nomadi digitali o di infrastrutture di co-working.

5. Costo del Visa e spese del soggiorno

Il 5° criterio valuta le spese totali, combinando quindi i costi per ottenere il visto, principalmente dato dalle tasse governative, costi per reperire documenti, eventuali fondi minimi o investimenti richiesti; con il costo della vita indicativo nel Paese di accoglienza nomade. Principalmente dato da vitto e alloggio, così come dalle spese comuni e necessarie per vivere al giorno d’oggi all’estero.

6. Facilità della richiesta e del processo

Il criterio guarda a quanto sia facile e snello il sistema burocratico della richiesta e dell’ottenimento del visto. Ovvero, come funziona a livello di documentazione richiesta, velocità di elaborazione e semplicità generale della procedura. Minori sono i documenti da preparare, più veloci e snelli sono i sistemi di elaborazione della procedura, e maggiore è il voto assegnato.

7. Ambiente legale

L’ultimo criterio stabilisce com’è inserito il Digital Nomad Visa nell’ambiente legale e burocratico del Paese. Se il visto è o meno supportato da una legislazione solida e non solo da una politica temporanea, se le norme vigenti sono coerenti o soggette a frequenti modifiche. E se vi sono ulteriori vantaggi o svantaggi legali, come l’obbligo di versare contributi previdenziali locali o limitazioni all’attività imprenditoriale. Analizza inoltre il modo in cui il visto si inserisce nel più ampio sistema di immigrazione del Paese.

Digital Nomad Visa in Italia

In Italia è possibile ottenere il Digital Nomad Visa a partire dal 4 aprile 2024, quando è entrato in vigore il Decreto di attuazione interministeriale del 29 febbraio 2024, con il quale sono state fissate le modalità e i requisiti d’ingresso in Italia per i nomadi digitali e i lavoratori da remoto extra-comunitari UE di cui all’art. 27 del Dlg 286/98. I requisiti e il rilascio del visto si applica sia ai lavoratori da remoto, cioè dipendenti con contratto di lavoro, sia ai nomadi digitali, lavoratori autonomi.

Le condizioni fondamentali sono: svolgere un’attività altamente qualificata, e un titolo di studio universitario pertinente, o un’esperienza professionale, di almeno 5 anni. Gli ulteriori requisiti per ottenere il Digital Nomad Visa in Italia sono:

  • reddito annuo minimo di circa 24.789 euro (per persona singola);
  • assicurazione sanitaria valida in Italia;
  • disponibilità di un alloggio idoneo;
  • almeno 6 mesi di esperienza nel settore;
  • contratto (per i lavoratori da remoto dipendenti) con retribuzione non inferiore ai minimi previsti (circa 33.500 euro lordi annui);
  • assenza di condanne per il datore di lavoro per reati legati all’immigrazione clandestina.

La procedura per ottenere il visto è un po’ complessa, e prevede una richiesta iniziale presso il Consolato Italiano del Paese di residenza. Dopo l’ingresso in Italia occorre poi richiedere il permesso di soggiorno entro otto giorni in Questura. Il permesso dura un anno, è rinnovabile e dopo cinque anni consente di richiedere il permesso UE per soggiornanti di lungo periodo. È possibile, in questo periodo, cambiare datore di lavoro, purché mantenga i requisiti, e il ricongiungimento dei familiari.

Dal punto di vista previdenziale e fiscale, valgono i contributi e le imposte vigenti in Italia, salvo accordi bilaterali con alcuni Stati che permettono delle esenzioni. Il nomade digitale, in quanto lavoratore autonomo, che soggiorna oltre 183 giorni, è tenuto quindi ad aprire partita IVA e soggetto alla tassazione italiana.

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