"X&Y - Nella mente di Anna": il film-esperimento che indaga gli stereotipi di genere

Abbiamo ancora bisogno di alimentare la mascolinità tossica? Si possono scardinare gli stereotipi di genere e superare i preconcetti? L'artista svedese Anna Odell esplora l'evenienza di valicare i limiti socialmente imposti ai sessi.

Sollecitata dalla visione del film X & Y – Nella mente di Anna dell’artista svedese Anna Odell, che attraverso un esperimento artistico ha messo a confronto un Maschio Alfa con una Femmina Pazza, ho ceduto alla tentazione di una rapida ricerca online per capire quando una categoria dell’etologia fosse entrata a descrivere anche una tipologia di uomini.

Digitare Maschio Alfa nel motore di ricerca si è rivelato, invece, una sorta di discesa agli Inferi, fatta di siti a profusione che spiegano alle donne come riconoscere il tipo, come conquistarlo, addirittura come domarlo, e agli uomini come essere in cima alla piramide riproduttiva facendo in modo di “non essere un maschio beta agli occhi delle ragazze“, vale a dire: “maschi che si comportano da femminucce“, ergo maschi che si commuovono, coltivano la loro sensibilità, sono comprensivi, in una parola, non nutrono quella che ormai si definisce una mascolinità tossica.

Quanto è difficile essere maschi alfa

L’effetto di straniamento è stato forte: credevo di essere nel 2021, sono stata ricacciata in un mondo fatto non di stereotipi ma di formulette tanto becere da far invidia ai vecchi decaloghi di Cioè o Ragazza In, riviste dedicate a teenager degli anni Ottanta che oggi, se madri, ci si augura abbiano educato le proprie figlie e i propri figli a orizzonti più vasti e universi più variegati.

Forse è arrivato davvero il tempo di gridare forti, tutte insieme, che le lacrime non sono solo nostro appannaggio, che non ci spaventano sulle guance di una persona di sesso maschile, che siamo in grado di sopportarne il carico emotivo; fare in modo che non si senta più la necessità di compilare guide che replicano ad libitum concetti che non fanno bene a nessuno. E che ci si accusi di voler “femminizzare” la società: resisteremo alla tentazione di “mascolinizzare” le risposte.

Perché vedere il film di Anna Odell

Essere uomo o donna è soltanto una combinazione cromosomica di xx o xy o anche il risultato di aspettative e condizionamenti sociali? E se il genere è un costrutto sociale, perché la società dovrebbe decidere chi siamo? Per rispondere, la regista e artista svedese Anna Odell ha dato vita a X & Y – Nella mente di Anna: un esperimento in cui – per stessa ammissione iniziale dell’autrice – solo i soggetti partecipanti conoscono cosa sia realtà e cosa sia finzione.

Per indagare quanto gli stereotipi di genere condizionino il rapporto tra i sessi e il sesso, Odell ha voluto con sé Mikael Persbrandt, attore molto noto in Svezia, e altri sei attori – altrettanto celebri – chiamati a rappresentare ognuno uno dei loro tratti caratteriali; così Vera Vitali è il suo lato provocatorio, Jens Albnus quello fragile e Sophie Grabål la sua parte creativa: dall’altra parte, Thure Lindhardt è il Persbrandt analitico, Trine Dyrlommette quello autodistruttivo e Shanti Roney il suo aspetto più sensibile. Con loro, due psichiatri, pronti a fornire il supporto psicologico necessario, e i due produttori del film.

Io e Mikael giochiamo con la rappresentazione mediatica di noi stessi – spiega Odell – mentre mescoliamo diversi lati di noi stessi: quello che siamo, quello che siamo stati e quello che vorremmo essere“.

Alla regista non interessa soltanto mettere a confronto l’attore famoso e donnaiolo, il “Maschio Alfa“, con l’artista trasgressiva e fuori dagli schemi (Odell è un’artista concettuale nota nel suo Paese per performance di arte critica che l’hanno portato a essere rinchiusa prima in un ospedale psichiatrico e poi in carcere), la “Femmina Pazza“; le interessa anche mettere in scena le loro personalità multiformi, nel tentativo di porre l’attenzione sui tanti preconcetti legati all’identità di genere.

Col procedere del film-esperimento, risulta sempre più interessante non solo che sia per gli attori che per le attrici sia difficile affidarsi alla creatività caotica di una regista donna, ma che il “macho” Persbrandt soffre che non gli si riconosca una parte più delicata.

Ha spiegato in un’intervista l’artista: “In passato, quando ero una bambina, ho sempre avuto timore di uomini così forti e così “macho”. In seguito, mi hanno irritato e basta. Ma volevo anche saperne di più di loro. Questo è un altro motivo per cui ho voluto fare questo film: volevo saperne di più su uomini come Mikael. Ma perché funzionasse non poteva trattarsi di una richiesta a senso unico. Non potevo semplicemente chiedergli di raccontarmi tutto senza dare qualcosa in cambio“.

Qualità estetiche e comportamentali fanno di Mikael Persbrandt un individuo alfa: è avvenente, può risultare molto sensuale, dimostra esteriormente una sicurezza di sé che lo rende seduttivo: è un’icona maschile (spesso è in cima alle liste stilate dai media svedesi dedicate agli uomini più attraenti del Paese) e come tale ci si aspetta da lui che abbia una vita sessuale molto attiva e variegata. Uno stereotipo di cui – come risulta dall’esplorazione di Odell –  lui stesso è succube.

Pur ribellandosi, a parole, alla lettura animalesca che si da della sua persona (“È tutta la vita che faccio i conti con la mia sensibilità; faccio fatica a sopravvivere con questa anima iper-sensibile“, dirà allo psichiatra interpellato per sostenere psicologicamente i due protagonisti), cade nel cliché a ogni piè sospinto, preoccupato come è di confermare la fama della sua virilità.

Dalla sua, Anna Odell è invece vittima dello stereotipo che vuole una donna creativa “fuori di testa” e quindi inaffidabile: tutto il cast, maschile e femminile, non si fida e non si affida alla sua creatività.

Odell affronta così con sagacia divertita la classica questione natura contro cultura in modo sovversivo, esponendo la debolezza dei termini psicologici e dei concetti culturali.

Prova di attori superba, colonna sonora potente (su tutte, la bellissima Born, Never Asked di Laurie Anderson che chiude il film) e una intensa fotografia (firmata da Daniel Takács) fanno di X & Y – Nella mente di Anna un lungometraggio da non perdere al cinema, pur nella complessità del tema trattato e nella metodologia autoriale di Odell.

X & Y - Nella mente di AnnaX & Y - Nella mente di Anna
Una scena di “X & Y – Nella mente di Anna” (Courtesy Press Office)

La scheda di X & Y – Nella mente di Anna

È al cinema dal 24 giugno X & Y – Nella mente di Anna, di Anna Odell, artista e videomaker svedese celebre per il film The Reunion, presentato alla 70esima Mostra del Cinema di Venezia, dove è stato insignito del Premio FIPRESCI come Miglior film Orizzonti e Settimana Internazionale della Critica.

In un set appositamente costruito in un teatro di posa, Odell prepara un film sul confronto tra sé stessa e l’attore svedese Mikael Persbrandt (volto celebre per aver interpretato In un mondo migliore di Susanne Bier, Oscar per il miglior film straniero) e invita sei altri grandi attori e attrici del Nord Europa a vivere con loro e comportarsi come degli alter ego suoi e di Mikael.

Il gruppo si avventura così naturalmente in un gioco senza regole, che porta a conflitti reali e situazioni emotive assurde e persino divertenti, dal momento che Trine Dyrholm (nota in Italia per Nico 1988 di Susanna Nicchiarelli), Jens Albinus, Vera Vitali, Shanti Roney, Sofie Gråbøl e Thure Lindhardt per diverse settimane non devono mai “uscire dal ruolo” loro assegnato.

Anna Odell
Anna Odell, regista di “X & Y – Nella mente di Anna” (Courtesy Press Office)

Chi è Anna Odell

Nata nel 1973, Anna Odell è autrice di performance artistiche e film in cui le indagini assumono i connotati di forma cinematografica mescolata a un umorismo sovversivo.

Laureata in due delle più prestigiose scuole d’arte svedesi, l’University College of Arts, Craft and Design e il Royal Institute of Art, nel 2009 ha realizzato Unknown, Woman 2009-349701, il suo saggio di diploma in cui ha organizzato un attacco psicotico sul ponte di Stoccolma ed è stata portata dalla polizia in un ospedale psichiatrico e trattata come paziente. L’interpretazione dell’istituto di salute mentale nello spirito di Follia e civiltà del filosofo francese Michel Foucault, ha fatto scalpore su tutti i giornali svedesi come un caso di arte critica andato troppo oltre.

Nel 2013, nel suo primo lungometraggio The Reunion (disponibile a noleggio su Chili) ha ricostruito la riunione di classe tra gli ex compagni di classe dopo 20 anni, esplorando le tensioni tra la vittima, i bulli e gli osservatori nelle scuole.

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