Perché il 21 gennaio è la giornata degli abbracci (di cui avremmo tanto bisogno)

La "Giornata degli abbracci" è nata negli anni Ottanta. A pensarla è stato il reverendo Kevinz Zaborney nel Michigan. L’obiettivo della manifestazione - che si festeggia il 21 gennaio in tutto il mondo - è quello di promuovere gli effetti benefici degli abbracci. Come ha detto Juan Mann (fondatore di Free Hugs), abbracciare significa anche far sorridere qualcuno a cui vogliamo bene, seppur per un solo istante. Ancora è possibile oggi?

Il Coronavirus ha causato indirettamente numerose spaccature emotive e sociali. Oltre all’inevitabile crollo legato alle conseguenze sanitarie, tangibilmente anche tutto ciò che rientra nel contatto umano, è venuto meno.
Del resto, ciò che maggiormente ci manca, a prescindere dal carattere di ognuno, è un abbraccio, una pacca sulla spalla, una carezza spontanea o un bacio sulla guancia. Pertanto, sembra davvero improbabile festeggiare in questo 2021 “La giornata nazionale degli abbracci”. Che anche quest’anno, seppur in modo diverso, verrà ricordata il 21 gennaio. Procediamo, però, con ordine e cerchiamo di comprendere insieme, in che modo sia venuta fuori l’idea di questa manifestazione.

Le origini

Nata negli anni Ottanta – con il nome di National Hug Day –  a pensarla è stato il reverendo Kevinz Zaborney nel Michigan. L’obiettivo della manifestazione – che dal 1986 si festeggia il 21 gennaio in tutto il mondo – è quello ancora attuale di diffondere gli abbracci, attraverso il contatto fisico, coccole in un periodo dell’anno che tendenzialmente risulta più triste. In quanto coincide con il periodo successivo alle feste natalizie o al precedente San Valentino. Consapevoli del fatto che questo periodo sia molto singolare, per fortuna l’ingegno e l’inventiva sono sempre un cavallo di battaglia per molti.

Gli abbracci durante la pandemia: l’esempio veneto

Ad esempio, nella casa di riposo “Domenico Sartor” di Castelfranco Veneto, in provincia di Treviso, è stata realizzata la “Stanza degli abbracci”. Si chiama “Emozioni senza confini” il nuovo spazio allestito per l’occasione, in cui gli anziani che lì vivono di solito, possono abbracciare i propri cari in completa sicurezza.

Abbiamo pensato di creare uno spazio completamente isolato, una stanza che consenta ai parenti di avvicinarsi ai loro familiari con delle barriere protettive in vetro e in alluminio a tutta altezza, e in tutta sicurezza.

Queste le parole di Elisabetta Barbato, ideatrice del progetto e direttrice del centro veneto.

Cos'è la "stanza degli abbracci" e la necessità di non lasciare soli gli anziani

Nell’attesa di tempi di gran lunga migliori, è doveroso sottolineare quelli che sono gli effetti benefici degli abbracci. Perché sono davvero così importanti? Perché migliorano il nostro umore, la nostra salute e soprattutto perché inevitabilmente ci rendono più sereni?

Gli effetti positivi degli abbracci

Farsi le coccole è salutare. A ricordarcelo sono gli studiosi del Centro di ricerca cerebrale della facoltà di medicina dell’Università di Vienna; abbracciarci aiuta a smaltire lo stress, lenisce angosce, paure di cui obiettivamente siamo tutti un po’ vittime. Inoltre, abbracciarci promuove l’abbassamento della pressione arteriosa e rafforza il sistema immunitario. Il benessere è da attribuire a un ormone specifico: l’ossitocina, la cui produzione rafforza i legami in generale. Non a caso l’ossitocina, è stata denominata come “l’ormone della fedeltà e dei legami”.
Non solo. Durante le coccole il nostro corpo libera anche la dopamina – l’ormone della felicità – che favorisce ulteriormente la sensazione di benessere, rendendoci (tra le altre cose) maggiormente empatici. Oltre alla fattispecie psicologica va annoverata (e non trascurata) quella fisiologica. Infatti, durante un abbraccio, il nostro l’organismo  produce  le endorfine, ossia sostanze generate dal cervello in grado di abbassare la soglia del dolore e di aumentare le sensazioni di piacere e di benessere.
“La giornata nazionale degli abbracci” può incentivare quello che ci ricorda la  famosa  psicoterapeuta  statunitense  Virginia  Satir:
Ci servono quattro abbracci al giorno per sopravvivere. Otto abbracci per mantenerci in salute. Dodici abbracci per crescere.
Cosa succede al nostro corpo e al nostro cervello durante un abbraccio

Free Hugs

Nello specifico, “Free Hugs Campaign” (o semplicemente “Free Hugs”) è un’iniziativa sociale nata a Sydney, in Australia, nel 2004. Diffusasi in un secondo momento in ogni dove del mondo, persone comuni offrono abbracci gratis ai passanti.

Il promotore dell’iniziativa che ha intenerito anche chi è apparentemente restio a questo tipo di manifestazioni plateali, è stato Juan Mann che ha affermato:

Vivevo a Londra quando il mio mondo era sottosopra e dovevo tornare a casa. Quando il mio aereo è atterrato di nuovo a Sydney, tutto quello che mi era rimasto era un bagaglio a mano pieno di vestiti e un mondo di guai. Nessuno a darmi il bentornato, nessun posto da chiamare casa. Ero un turista nella mia città natale.

Stando lì nel terminal degli arrivi, guardando gli altri passeggeri che incontravano i loro amici e familiari in attesa, a braccia aperte e facce sorridenti, abbracciati e ridendo insieme, volevo che qualcuno là fuori mi aspettasse. (…)

Quindi ho preso del cartone e un pennarello e ho fatto un segno. Ho trovato l’incrocio pedonale più trafficato della città e ho tenuto in alto quel cartello, con la scritta “Free Hugs” su entrambi i lati.

E per 15 minuti, le persone mi hanno guardato. La prima persona che si fermò, mi diede un colpetto sulla spalla e mi raccontò che il suo cane era appena morto quella mattina, il giorno stesso del primo anniversario della morte di sua figlia. Di disse che ciò di cui aveva bisogno era un abbraccio. Mi sono inginocchiato, ci siamo abbracciati e quando ci siamo separati lei sorrideva.

Tutti hanno problemi e di sicuro i miei non li ho confrontati. Ma per vedere qualcuno che una volta era accigliato, sorridere anche per un momento, ne vale la pena ogni volta.

Non ci resta che sperare di tornare ad abbracciarci presto.

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