L’influencer Chiara Ferragni ha deciso di esporsi pubblicamente sul terribile caso di Alberto Genovese, il manager quarantatreenne accusato di violenza sessuale nei confronti di una ragazza diciottenne, drogata, tenuta in ostaggio e violentata per ventiquattro ore tra la notte del 10 e 11 ottobre, durante una delle feste che l’uomo era solito tenere nella sua residenza milanese, Terrazza Sentimento.

La Ferragni ha deciso di schierarsi contro il clima di victim blaming che si è creato intorno alla vicenda e che ha visto anche questa volta buona parte dei media e dell’opinione pubblica colpevolizzare le vittime di uno stupro.

Alberto Genovese: non spostiamo la colpa sulle vittime (e parliamo dei complici)

L’influencer condivide nelle sue stories su Instagram l’opinione della pagina @spaghettipolitics, un profilo ideato da una giovane ragazza italiana, Michela Grasso, che commenta e spiega i principali fatti della politica italiana e internazionale.  Queste alcune delle sue parole, ricondivise dall’influencer:

I social sono pieni di commenti contro la ragazza, “eh ma cosa ci faceva lì”,”eh, ma perché ha accettato le droghe”… ma siamo seri??? Ci sono milioni di persone che normalmente pensano “eh queste donne che accusano i ricchi di stupro per fama, vogliamo le prove!! C’è una crociata contro gli uomini”. Poi, escono video e prove, e quelle stesse persone che sono sempre a difendere i poveri imprenditori accusati di stupro, rivoltano il discorso su di lei, addossandole la colpa della violenza. (…) Come potete pensare che una donna denunci il suo stupratore se poi quando lo denuncia, la gente non le crede?”.

Non solo, oltre al victim blaming, la pagina Spaghetti Politics, si concentra anche sull’atteggiamento inaccettabile di certi media che, anziché presentare il colpevole come tale, si sono soffermati a celebrarne il ruolo professionale e il talento. Nello specifico, la pagina fa riferimento al caso del Sole24 ore, al centro di una polemica per un articolo in cui Genovese veniva dipinto con parole come “un vulcano di idee che, al momento, è stato spento” e all’interno del quale molto spazio veniva dato ai successi professionali e alla carriera del carnefice.

L’articolo del Sole24 ore è stato poi modificato e sono arrivate le scuse del giornale. Questo, grazie anche e soprattutto alla mobilitazione delle giornaliste di Alley Oop, il blog che da sei anni si occupa di temi sulle donne con interventi autorevoli di giornalisti del gruppo Sole 24 Ore e di autori indipendenti.

La cultura dell’indifferenza e l’impunità dei complici

L’intervento della giovane autrice di Spaghetti Politics, riportato sempre dalla Ferragni, si chiude poi con un messaggio chiaro che chiama in causa una certa cultura dell’indifferenza che contribuisce a normalizzare e a perpetuare situazioni che dovrebbero invece essere condannate.

Finché tu non ti esponi contro la cultura dello stupro, contro gli uomini che stuprano e violentano, finché non ti impegni per cambiare una società dove una diciottenne viene stuprata e accusata, allora sei anche tu parte del problema. Mi spiace, no, se tratti le donne normalmente senza violentare o molestare, sei una persona normale, non meriti nessun premio. Questo non ti rende migliore degli altri uomini, ti rende una persona normale.

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E il discorso dell’impunità dei complici, che, se paragonato all’accanimento con cui si pratica lo sport della colpevolizzazione delle vittime, risulta vergognoso, è un altro nodo centrale della vicenda. Anche in questo caso, infatti, i riflettori non vengono mai puntati sui complici del colpevole: chi sa, tace, non fa niente e, anzi, collabora perché i fatti deplorevoli si consumino.

Basti vedere l’atteggiamento dell’amico e collaboratore di Genovese, Daniele Leali, presente alla festa e al momento non indagato, che, in un’intervista a Mattino 5, racconta con apparente normalità i fatti, mostrandosi non del tutto consapevole della gravità di quanto accaduto. Dalle sue parole, infatti, sembra emergere come venisse considerato normale ciò che era solito accadere in quelle feste e lo stesso atteggiamento alterato dalle droghe dell’amico responsabile dei fatti.

Alberto l’ho conosciuto 6 anni fa circa, poi nell’ultimo anno il rapporto di amicizia si è rafforzato. Lui ogni tanto andava oltre, gli consigliavo di esser più low profile e di non esagerare con le droghe. Al momento capiva, ma poi sotto l’effetto non si controllava.

Non solo, l’uomo ha poi raccontato con un’inspiegabile serenità, anche l’incontro avvenuto con la vittima delle violenze. Dal suo racconto emerge una totale mancanza di rispetto nei confronti della giovane, apostrofata con termini irrispettosi e trattata con sufficienza:

La ragazza l’ho vista il giorno dopo e ci ho parlato. Era in uno stato visibilmente alterato, mi ha detto che non ricordava nulla e io ho le ho detto ‘bimba mia, tu sei andata con le tue gambe in camera con una persona, io non ero dentro con te, se non ti ricordi sarà perché avete condiviso qualche eccesso insieme, vi sarete drogati!

Vi è da augurarsi che prese di posizioni pubbliche come quella di Chiara Ferragni e della giovane Michela Grasso, possano aiutare a sradicare la cultura del victim blaming e a rompere progressivamente quel clima di complicità e connivenza che contribuisce a minimizzare le responsabilità dei colpevoli e togliere dignità e verità alle vittime.

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