Certificati di verginità: cosa sono e perché vietarli rischia di costare la vita ad alcune donne

Francia spaccata per la legge sull'abolizione dei certificati di verginità. Alcuni ginecologi sostengono che si metterebbe a rischio la vita di molte giovani donne vietando il test per stabilire l'illibatezza.

In questo momento medici e ginecologi francesi stanno vivendo una spaccatura interna a causa del certificato di verginità. Sì, è esattamente quello che il nome suggerisce: si tratta di un pezzo di carta che accerta lo stato di illibatezza delle ragazze, richiesto soprattutto da futuri mariti o dai genitori nel contesto delle comunità islamiche.

Detta così, il sessismo e l’umiliazione per le ragazze che si celano dietro il certificato di verginità appaiono lampanti; è davvero incredibile parlare ancora, nel 2020, del valore della verginità come metro per essere valutate, e della necessità di dimostrarsi vergini per essere ritenute “degne” di andare in sposa a un uomo. Ma allora perché questa frattura all’interno del mondo medico francese, con alcuni ginecologi che si sono schierati contro la legge che proibirebbe il certificato?

Occorre capire il contesto socioculturale in cui il certificato di verginità viene richiesto per trovare i motivi che hanno spinto alcuni medici verso questa richiesta.

Cos’è il certificato di verginità

Come detto, il certificato – o test – di verginità è esattamente quello che sembra: un documento che prova che la ragazza non ha mai avuto rapporti sessuali, e la Francia sembra essere, al momento, l’unico Paese europeo che lo prevede; negli anni ’70 anche la Gran Bretagna praticò questo test su circa 80 donne indiane e bengalesi attraverso il suo ufficio immigrazione, visto che all’epoca chi si spostava nel Regno Unito per sposarsi entro tre mesi non necessitava del visto, e ci si doveva perciò assicurare che nessuna di esse fosse già sposata, ma pare che si sia trattato di un evento unico nel suo genere.

C’è una ragione specifica per cui nel territorio francese sia invece ancora tanto diffuso, e dipende dall’importante comunità islamica che vi abita. La prova della verginità non è però richiesta solo dai futuri mariti o dai genitori; anche le donne possono richiederlo per ottenere, ad esempio, l’annullamento del matrimonio per impotenza del marito.

Certificato di verginità: come si prova l’illibatezza della donna

Come spiega l’ISSM – International Society for Sexual Medicine–  il test di verginità generalmente si effettua utilizzando il cosiddetto “metodo delle due dita”: ciò significa che un esaminatore, il ginecologo, ma molto spesso anche un leader della comunità o un membro delle forze armate, inserisce due dita nella vagina di una ragazza per verificare l’integrità dell’imene.

Questo tipo di test rudimentale non tiene però conto della conformazione dell’imene stesso, che varia da donna a donna e che, pertanto, non può essere ritenuto un criterio di valutazione sufficiente ed esaustivo per valutare la verginità di una ragazza.

Certificati di verginità: cosa dice l’Oms

Anche l’Organizzazione mondiale della sanità, così come Onu Human Rights e Onu Women, si è voluta esprimere a proposito dei certificati di verginità, che oltre che in Francia continuano a essere pratica regolare in diversi Paesi africani e anche in alcune parti degli USA, chiedendone il bando nel 2018.

L’enfasi sulla verginità, termine che non ha alcuna valenza medica, è una forma di discriminazione di genere

ha spiegato l’Oms motivando la sua richiesta.

L’IRC (International Rescue Committee), invece, ha ribadito come l’imene non sia un indicatore attendibile per valutare lo status sessuale di una donna.

Non solo una violazione dei diritti umani femminili, ma in caso di violenza sessuale, anche causa di ulteriore dolore, perché porta a rivivere l’esperienza.

In alcune circostanze, infatti, il test di verginità può essere richiesto anche per confermare un’avvenuta violenza sessuale, ma questo è ovviamente estremamente deleterio per chi lo subisce, che non solo si sente messa sotto inquisizione, ma alla lunga può riportare ripercussioni psicologiche importanti come ansia, depressione e stress post traumatico, fino a casi, più esasperati, di tentato suicidio.

Alla luce di queste considerazioni, e basandoci anche sui commenti in merito di organizzazioni così importanti, si fa fatica a capire perché i medici francesi non sono concordi nel voler eliminare i certificati di verginità. Ma il motivo, in realtà, c’è ed è molto serio.

Perché alcuni medici non vogliono annullare i certificati di verginità

I firmatari del testo pubblicato su Libération contro la proposta dell’esecutivo, che rientra nel più ampio progetto contro il “separatismo” in particolare islamico, sostengono che l’abolizione del certificato di verginità rischierebbe di mettere in pericolo le ragazze che vivono in famiglie integraliste.

Siamo decisamente contrari ai test di verginità – si legge – È una pratica barbara, retrograda e totalmente sessista. In un mondo ideale, tali certificati dovrebbero naturalmente essere rifiutati.

Ma… C’è un ma.

Ci capita di dover fornire questo certificato a una giovane donna per salvarle la vita, per proteggerla perché è indebolita, vulnerabile o minacciata.

Bandire e punire penalmente i certificati di verginità, secondo questi ginecologi, significherebbe quindi abbandonare le ragazze a pratiche clandestine, o a viaggi all’estero per ottenere comunque gli attestati, mentre aiutandole grazie al servizio di consultori si possono anche accompagnare nel percorso per comprendere quanto sia forte il giogo maschilista su di loro, fornendole magari degli strumenti giusti per liberarsene.

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A sottoscrivere l’appello, fra gli altri, il direttore del reparto ostetricia-ginecologia dell’ospedale parigino Bicêtre, la presidente del collettivo femminista Cfcv Emmanuelle Piet e il presidente di Gynécologie Sans Frontières (Gsf) Claude Rosenthal.

La legge contro il certificato di verginità, presentata dal Ministro dell’Interno Gérard Darmanin, accompagnato dalla sottosegretaria alla cittadinanza Marlène Schiappa, con il sostegno dell’Ordine dei Medici, non sarebbe la soluzione, dicono i firmatari della lettera. Sebbene tale esame, come scritto dallo stesso Ordine dei Medici nel 2017, non abbia “alcuna giustificazione medica e costituisce una violazione del rispetto della privacy di una giovane donna, in particolare quando minorenne”, il problema sta nella cultura che rappresenta la base per l’esistenza di richieste del genere, motivo per cui il focus è da ricercarsi proprio lì, alla radice.

Solo l’educazione – scrivono i firmatari – permetterà l’emancipazione di queste giovani donne.

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