La lettera di Italo Calvino sull’aborto che ogni uomo dovrebbe leggere | Roba da Donne

Il diritto di scelta quando si tratta di aborto è sancito e garantito per legge, la famosa 194, ma allo stesso tempo è anche uno dei più criticati, messo spesso in discussione da coloro che in questa libertà vedono un drammatico crimine nei confronti della vita potenziale che viene interrotta.

In realtà, la 194 garantisce il diritto alla scelta, ciò significa che non vi è alcun obbligo che costringe ad abortire chi è contrario e nasce dalla presa di coscienza che rendere illegali gli aborti non li ha mai davvero impediti. Anzi, la clandestinità nella quale si rende necessario agire nel momento in cui l’aborto viene vietato crea situazioni estremamente pericolose per la salute della donna. Lo dimostrò molto bene Emma Bonino con le sue campagne di aborti clandestini.

Un’altra contraddizione che molti detrattori della 194 spesso non riescono a vedere è quanto l’aborto sia non solo una questione strettamente personale, ma anche profondamente femminile. Vi sono schiere di uomini che hanno pontificato milioni di volte sul diritto all’aborto, senza rendersi conto che personalmente non avrebbero mai dovuto affrontare tale scelta e che non sarebbe stato il loro corpo a essere interessato dalla mancata o non mancata gravidanza.

Perché, dopo le madri, voglio fare gli auguri anche a coloro che hanno scelto l'aborto

Lo stesso tipo di contraddizione che portò, per esempio, il deputato 5 stelle Francesco D’Uva  a sostenere la ragionevolezza dell’Iva al 22% sugli assorbenti, perché più inquinanti delle coppette mestruali, senza nemmeno prendere in considerazione il fatto che non tutte le donne possono utilizzarle.

Che il mondo sia a misura d’uomo non è una novità e il dibattito sull’aborto ne è una prova concreta. Non tutti gli uomini sono però ciechi davanti a questo disequilibrio e, parlando proprio di aborto, è celebre una lettera che lo scrittore Italo Calvino pubblicò sul Corriere della sera il 9 febbraio 1975, in risposta a quella di sei giorni prima del collega Claudio Magris, in cui quest’ultimo si scagliava contro la depenalizzazione dell’aborto, allora considerato, secondo l’articolo 545 del Codice Penale, delitto contro la integrità e la sanità della stirpe.

Quell'amore adultero di Italo Calvino per Elsa De' Giorgi che mandò in pezzi ogni certezza

Seppure la dimensione, che Calvino dipinge come “dolorosissima”, dell’aborto debba rimanere in realtà una questione assolutamente soggettiva, queste parole di Calvino sono encomiabili, come lo è la sua volontà di prendere una posizione chiara e decisa contro un uomo, per le donne, pur non essendolo. E quanti uomini dovrebbero accettare il consiglio dello scrittore di “mordersi la lingua tre volte” prima di parlare di queste cose.

Ecco il testo della lettera:

Caro Magris
con grande dispiacere leggo il tuo articolo Gli sbagliati. Sono molto addolorato non solo che tu l’abbia scritto, ma soprattutto che tu pensi in questo modo.
Mettere al mondo un figlio ha un senso solo se questo figlio è voluto, coscientemente e liberamente dai due genitori. Se no è un atto animalesco e criminoso. Un essere umano diventa tale non per il casuale verificarsi di certe condizioni biologiche, ma per un atto di volontà e d’amore da parte degli altri. Se no, l’umanità diventa – come in larga parte già è – una stalla di conigli. Ma non si tratta più della stalla «agreste», ma d’un allevamento «in batteria» nelle condizioni d’artificialità in cui vive a luce artificiale e con mangime chimico.

Solo chi – uomo e donna – è convinto al cento per cento d’avere la possibilità morale e materiale non solo d’allevare un figlio ma d’accoglierlo come una presenza benvenuta e amata, ha il diritto di procreare; se no, deve per prima cosa far tutto il possibile per non concepire e se concepisce (dato che il margine d’imprevedibilità continua a essere alto) abortire non è soltanto una triste necessità, ma una decisione altamente morale da prendere in piena libertà di coscienza. Non capisco come tu possa associare l’aborto a un’idea d’edonismo o di vita allegra. L’aborto è ‘una’ cosa spaventosa […]

Nell’aborto chi viene massacrato, fisicamente e moralmente, è la donna; anche per un uomo cosciente ogni aborto è una prova morale che lascia il segno, ma certo qui la sorte della donna è in tali sproporzionate condizioni di disfavore in confronto a quella dell’uomo, che ogni uomo prima di parlare di queste cose deve mordersi la lingua tre volte. Nel momento in cui si cerca di rendere meno barbara una situazione che per la donna è veramente spaventosa, un intellettuale ‘impiega’ la sua autorità perché la donna sia mantenuta in questo inferno. Sei un bell’incosciente, a dir poco, lascia che te lo dica.

Non riderei tanto delle ‘misure igienico-profilattiche’; certo, a te un raschiamento all’utero non te lo faranno mai. Ma vorrei vederti se t’obbligassero a essere operato nella sporcizia e senza poter ricorrere agli ospedali, pena la galera. Il tuo vitalismo dell’’integrità del vivere’ è per lo meno fatuo. Che queste cose le dica Pasolini, non mi meraviglia. Di te credevo che sapessi che cosa costa e che responsabilità è il far vivere delle altre vite.
Mi dispiace che una divergenza così radicale su questioni morali fondamentali venga a interrompere la nostra amicizia”.

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