'Bellissime': il diritto ai propri sogni o sfruttamento del corpo delle figlie? - Roba da Donne
Nota della redazione: il presente articolo rappresenta il punto di vista libero e non censurato della sua autrice, come nel caso di tutti i pezzi pubblicati dalla nostra testata.
In questo occasione la specifica si rende necessaria alla luce del fatto che alcune persone interne alla redazione hanno valutato Bellissime, secondo il criterio dello sfruttamento minorile, mentre l‘autrice del pezzo presenta una chiave inedita e un radicale cambiamento di prospettiva.
La precisazione era doverosa, quando alla domanda “dove sta la verità?”, la risposta è da nessuna delle due parti, per fortuna: siamo nell’ambito delle diverse sensibilità, tutte ugualmente legittime laddove rispettino le altre e siano disposte ad aprirsi al dibattito.

Infinite sono le declinazioni della femminilità, sembra suggerire la visione di Bellissime, docu-film prodotto da Fandango e diretto da Elisa Amoruso che, prima di raccontare il fenomeno Chiara Ferragni (in un racconto decisamente patinato e mai davvero interessante), si è cimentata con la storia delle quattro donne di casa Goglino e delle loro ambizioni.

Al netto delle questioni sollevate sullo sfruttamento minorile nel mondo della moda e dello spettacolo in genere, a oggi lontano dall’essere debellato, glissando sulla mercificazione dei corpi sempre in agguato, meraviglia che una donna debba ancora rendere conto del proprio corpo e della gestione che ne fa. Stupisce che ci si possa domandare se si è autentiche anche inseguendo il Santo Graal della bellezza.

Siamo davvero ancora allo stereotipo sulla bionda? A noi donne spetta tuttora di dover giustificare i nostri sogni, fossero anche quelli di essere la più bella del mondo? Non c’è della meschinità nel pretendere dall’universo femminile di scegliere tra essere una casalinga o una avvocata senza concedere a nessuna il desiderio di essere ammirata, fotografata, premiata per il proprio aspetto?

Se una donna esce di casa e gli uomini non le mettono gli occhi addosso deve preoccuparsi“, ha dichiarato lo psichiatra Raffaele Morelli durante il suo intervento in una trasmissione radiofonica, secondo un vecchio adagio per cui la femmina acquista un senso solo grazie allo sguardo maschile.

Non è così, ma può capitare che una donna voglia essere bella per sé stessa, per soddisfare la propria vanità e il proprio anelito a vedere riflessa nello specchio un’immagine appagante di sé. Il corpo delle donne è delle donne, con rossetto rosso o peli sulle gambe; in minigonna o con uno scafandro. Davvero dobbiamo continuare a gridarlo a gran voce?

Bellissime: la scheda del docu-film

Diretto da Elisa Amoruso e disponibile in streaming su Netflix, Bellissime è tratto dall’omonimo libro di Flavia Piccinni, pubblicato da Fandango Libri nel giugno 2017: un viaggio nel cuore della moda per bambini italiana, focalizzato sulla strumentalizzazione dei minori e sulla loro iper-sessualizzazione.

Una situazione che la politica, sulla scia della denuncia di Piccinni, ha tentato di sanare attraverso due interrogazioni parlamentari e un DDL, fermo al Senato dalla scorsa legislatura, per la tutela dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza in attività lavorative di carattere culturale, artistico, sportivo o pubblicitario e nel settore dello spettacolo (attraverso modifiche alla Legge 17 ottobre 1967, n. 977).

"Unposted", quello che Chiara Ferragni non ha mai postato e che avremmo voluto vedere

Presentato in anteprima ad Alice nelle città, sezione autonoma e parallela della Festa del Cinema di Roma, nel 2019, il docu-film di Elisa Amoruso, a cui si deve anche Chiara Ferragni: Unposted (presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e candidato ai Nastri d’argento come miglior documentario), segue la vita di quattro donne, Cristina e le sue tre figlie, Giovanna, ex bambina prodigio (la baby modella più richiesta al mondo nei primi anni Duemila, con all’attivo sfilate a Pitti Bimbo, centinaia di cataloghi e contratti in esclusiva: il più prestigioso per la Mattel come testimonial ufficiale delle pubblicità dedicate alla Barbie), Francesca e Valentina, unite dalla passione per il mondo della bellezza.

Bellissime, il docu-film di Elisa Amoruso
Bellissime

Perché vedere Bellissime

Senza scomodare Luchino Visconti e Bellissima, il docu-film di Elisa Amoruso più che gettare una luce sulla strumentalizzazione delle baby miss, come faceva l’inchiesta di Flavia Piccinni da cui è tratto, racconta con partecipazione e una indubbia dose di sincerità uno delle tante varianti di essere donna oggi.

Alla regista non interessa emettere un giudizio: siamo lontani da Anna Magnani e dalla sua Maddalena Cecconi. Cristina è una donna vicina ai sessanta, in fuga da un rapporto fatto di violenze con la figura materna, in cerca di una sua indipendenza – mentale prima che economica – che attraverso il proprio corpo trova il modo di affrancarsi da una femminilità che non sente sua. Un marito da tempo assente, come assente è stata la figura paterna, ha solo sé stessa e le sue tre figlie alle quali, attraverso il loro aspetto, ha fatto in modo di aprire una strada verso la realizzazione personale. È accanto a loro quando devono presentarsi per un provino, per dare un supporto emotivo (quando il mondo le ferisce dicendo loro di essere delle Cinquecento in cui voler mettere il motore di una Ferrari), per aiutarle con le battute dei copioni, per spronarle a vincere le paure.

È difficile non provare una certa simpatia, al termine di Bellissime per questa donna così determinata e caparbia, disposta a rimanere sola pur di non abdicare a sé stessa e alla propria volontà; giusta o sbagliata che sia. Ci sono tante strade per combattere la propria battaglia personale: Cristina lo sa e alla fine tifiamo tutti un po’ per lei.

Articolo originale pubblicato il 1 Luglio 2020

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