Chassidismo: filosofia, principi e ruolo delle donne - Roba da Donne

Il chassidismo, principi e filosofia dell'ebraismo ortodosso

Il chassidismo si fonda su principi e regole ben definite, che ovviamente coinvolgono anche le donne. Serie come Unorthodox ce ne hanno fatto scoprire una frangia, ma attenzione a non confondere la realtà con la fantasia.

Serie recenti come Shtisel o Unorthodox ci hanno fatto scoprire un mondo forse poco esplorato, quello dell’ebraismo ortodosso, cui appartiene anche il chassidismo.

Se non sapete cosa sia, ecco di cosa parliamo.

Cos’è il chassidismo: la sua storia

Per chassidismo, ḥasidismo o hassidismo (in ebraico: חסידות‎?, Ḥăsīdūt) si intende un movimento di massa ebraico fondato sul rinnovamento spirituale dell’ebraismo ortodosso, sviluppatosi in Polonia nel XVIII secolo per mano del taumaturgo e kabbalista Yisrāēl ben Ĕlīezer, tra gli ebrei ashkenaziti dei Paesi slavi.

Il XVIII secolo, e anche la seconda metà di quello precedente, furono per gli ebrei dell’Europa centro-orientale davvero molto difficili; le orde cosacche e tartare, nel 1648, massacrarono le comunità semite che fino a quel momento avevano vissuto una vita piuttosto serena, anche dal punto di vista economico, costringendo quindi le persone ad abbandonare le città per vendersi, non raramente, come servi ai proprietari terrieri.

La foga antisemita cominciò a crescere in maniera incessante, e la situazione per le comunità peggiorò anche in seguito alla fallimentare esperienza di Shabbetay Tzvì, da molti considerato il Messia, che, dopo l’apostasia, fu invece accusato di eresia assieme al suo movimento, il sabbatianesimo, e condannato all’esilio, mentre il suo discepolo, Natan di Gaza, diede forza al movimento stesso, però rifiutato dal chassidismo.

Come detto la nascita del movimento chassidico si attribuisce a Yisrāēl ben Ĕlīezer, chiamato anche Ba’al Shem Tov, personaggio che può considerarsi a metà tra realtà e mito: il giorno del suo 36° compleanno, così vuole la leggenda, gli venne detto dal Cielo che era giunto per lui il momento di rivelarsi al mondo.

Così Ba’al Shem Tov iniziò a girare per tutta la sua regione, la Podolia, facendo guarigioni miracolose ed esorcisimi come era nello spirito dei Ba’alè Shem, ovvero i “detentori del Nome Divino”; usando la Qabbalah pratica ma soprattutto, la preghiera. Dopo essersi stabilito a Mesebitz formò, con i suoi discepoli, il centro del chassidismo nascente, che nel tempo il movimento si è diffuso tra gli ebrei di mezza Europa, arrivando, a partire dal XX secolo, anche in Israele, Canada, Stati Uniti e Australia.

Filosofia e principi del chassidismo

chassidismo
Fonte: web

Fra i principi del chassidismo c’è la popolarizzazione della Qabbalah, vista come un aspetto fondamentale della fede nelle comunità ebraiche povere e illetterate, unitamente alla trasformazione della mistica nella vita quotidiana in un sentimento interiore di pietà in grado di santificare qualunque cosa, finalizzata al raggiungimento di uno stato di eterna gioia in unione con Dio.

A fare da fulcro a tutta la teoria chassidica è l’immanenza di Dio nell’universo, espressa nella frase “Leit Atar panuy mi-néya (aramaico: “nessun sito ne è privo”)”.

Secondo la filosofia chassidica in principio Dio dovette contrarre la sua onnipresenza, l’Ein Sof, ma ciononostante il Vuoto Vacante (Khalal panui) creato senza la presenza divina, quindi in grado di avere il libero arbitrio, le contraddizioni e tutto ciò che è separato da Dio stesso, è comunque impensabile in maniera separata dall’origine divina.
La filosofia chassidica, in una sua versione rielaborata in chiave moderna, parte invece dal presupposto che la conoscenza di Dio sia l’essenza della Torah e di ogni cosa al mondo. Il focus di tutto resta, ovviamente, Dio e la Sua Unità, che trascende tutto e, allo stesso tempo, è parte del tutto. In questo senso ogni cosa è rivelazione infinita di Dio, e secondo questo concetto quattro sono i pilastri basilari del chassidismo:

  • Torah: secondo il Ba’al Shem Tov la Torah è tutti i “nomi” di Dio, quindi una sua rivelazione che, come tale, è infinita.
  • Divina Provvidenza: secondo il Ba’al Shem Tov ogni evento è guidato dalla Divina Provvidenza, ogni dettaglio è essenziale alla perfezione del mondo intero e ogni cosa, in quanto voluta da Dio, è divina.
  • Valore inerente: tutti gli ebrei sono preziosi, dalle persone ordinarie ai grandi saggi, perché sono “figli di Dio” (Deuteronomio 14:1) e in quanto tali rispecchiano l’immagine e la natura del padre. Così come Dio è eterno, anche il suo popolo lo è.
  • Amore fraterno: si tratta soprattutto di rinnegare i lati negativi per coltivare quelli positivi.

Il giorno di riposo, per gli ebrei, è il sabato, o Shabbat, e il rispetto di questa tradizione, che impone ai fedeli di non compiere 39 azioni, dette melachot, per 24 ore, è fondamentale soprattutto per i chassidici. Anche per questo in moltissime città (anche a Venezia, ad esempio) c’è un filo visibile, detto eruv, che stabilisce i confini fisici della comunità.

Nel chassidismo, come in tutte le frange ortodosse dell’ebraismo, vigono regole che coinvolgono la vita sociale dell’intera comunità, e che impone dettami, talvolta molto rigidi, soprattutto alle donne.

Lo strano rapporto tra chassidismo e Amazon

Cosa c’entra il chassidismo con uno dei più importanti colossi di e-commerce mondiali? Sorprendentemente (ma nemmeno troppo, conoscendo un minimo le regole che fondano queste comunità) Amazon rappresenta una delle maggiori fonti di guadagno per molti ebrei chassidici, soprattutto per le comunità della periferia di New York, come Brooklyn, o del New Jersey.

Molti chassidici iniziano a vendere su Amazon la propria merce, senza dover spendere tutto ciò che aprire un negozio fisico richiederebbe, e soprattutto senza dover interagire troppo con le persone fuori dalla comunità, ma principalmente per mail e per posta, tramite l’invio dei pacchi.

Amazon offre opportunità lavorative agli uomini che, a determinate età, trascorrono buona parte della loro giornata a studiare il Talmud e pregare, ma anche alle donne che, avendo in media dai sette agli otto bambini, possono comunque ambire a diventare commercianti a tempo pieno e di successo.

Come il Coronavirus ha colpito le comunità chassidiche

La pandemia non ha ovviamente risparmiato le comunità chassidiche, e una delle più colpite è stata senza dubbio quella dell’area di New York, come riporta questo articolo del New York Times. Pur non distinguendo, naturalmente, i decessi per religione, secondo le stime circa 700 membri della comunità newyorchese, fra cui importanti leader religiosi, sarebbero morti a causa del COVID-19.

Nel solo quartiere di Borough Park, zona verde con edifici bassi e piccole imprese come le panetterie kosher, più di 6.000 persone sono risultate positive al virus, rappresentando il quinto polo più colpito della città, secondo i dati diffusi.

Le comunità hanno dichiarato di essersi preparate alla pandemia, adottando misure come la chiusura delle scuole o la sospensione degli eventi, in linea con le disposizioni delle autorità statali e federali, ma, come spiegano i leader, le enclavi chassidiche di New York sono risultate vulnerabili al Coronavirus a causa di una serie di fattori sociali, tra cui alti livelli di povertà, la dipendenza dai leader religiosi che in alcuni casi si sono mostrati non tempestivi nell’agire, e in generale per via della natura della società chassidica, che nutre una sfiducia nelle autorità secolari.

Le donne nel chassidismo

Come accade in altre comunità religiose, come gli Amish, ad esempio, anche nel chassidismo vigono precetti che riguardano l’accesso alla tecnologia, ma anche il modo di vestire e, ovviamente, il matrimonio.

Ad esempio, dopo le nozze, generalmente combinate, le donne devono tenere i capelli interamente coperti, ad esempio con una sheitel, una parrucca, perché è solo al marito che possono essere mostrati.

Alcuni rabbini sono poi restii ad accogliere gli sforzi contemporanei di cambiamento, che cercano di coinvolgere maggiormente le donne nella vita comunitaria, reputandoli mossi esclusivamente da ragioni sociologiche e non religiose, pertanto continuano a non consentire alle donne di impegnarsi in attività tradizionalmente riservate agli uomini, scoraggiandole, ad esempio, dall’indossare kippah (il copricapo circolare usato dagli Ebrei maschi obbligatoriamente nei luoghi di culto), tallit (lo scialle usato dagli uomini per la preghiera mattutina, la Shachrit) o tefillin (l’astuccio ricavato dalla pelle di un animale kasher, ovvero puro).

Nella gran parte delle sinagoghe ortodosse le donne non pronunciano il d’var Torah (un breve sermone) dopo e tra i servizi liturgici, mentre alcune hanno i mechitzot, con cui donne e uomini sono separati all’interno durante la funzione religiosa (un po’ come avveniva nelle nostre chiese secoli fa).

Le donne (ma anche gli uomini) sono tenute a osservare anche alcune regole per quanto riguarda la condotta e l’abbigliamento, come la regola della modestia: le ragazze e le donne indossano spesso solo gonne lunghe fino al polpaccio, evitando i pantaloni, e mocassini bassi. C’è poi la regola di purezza che, in conformità della legge ebraica, prevede che le donne si astengano dal contatto con i mariti durante il ciclo mestruale, per sette giorni dopo le mestruazioni, e dopo la nascita di un figlio.

Nonostante tutto, qualche piccolo passo in avanti c’è: ad esempio, dato che moltissime ragazze chassidiche frequentano le università, il loro culto ritiene che la loro istruzione debba comunque essere uguale a quella laica. Si è inoltre sviluppato un intero filone di letteratura femminista ortodossa che ha contribuito ad apportare altri cambiamenti all’interno di sinagoghe e comunità ortodosse, mentre il dibattito è ancora aperto circa la possibilità, per le donne, di imparare il Talmud, il libro sacro.

Del chassidismo esistono comunque molte sfaccettature, alcune decisamente più integraliste di altre, come quella Satmar, mostrata proprio in Unorthodox.

Come Unorthodox ha mostrato una delle anime del chassidismo

chassidismo
Fonte: web

Nell’incredibile serie Neftlix con protagonista la giovane Shira Haas la protagonista è Esther Shapiro, che fugge da un matrimonio combinato e da chi la pressa per diventare madre, dirigendosi in Europa, a Berlino. La sua famiglia invia a recuperarla il promesso sposo, e e un cugino, che dovranno costringerla a tornare per adempiere ai suoi doveri in quanto donna.

La serie nasce dall’autobiografia omonima di Deborah Feldman, che da una comunità ortodossa è scappata davvero e che, in un’intervista, ha rivelato un dettaglio della sua “vita precedente”, davvero particolare, spiegando come a incuterle timore fossero invece proprio le donne della sua comunità, talmente assuefatte a quel modus operandi da accettare ormai come verità assoluta tutte le sue regole.

Gli uomini raccontano la storia e le donne rendono la storia reale. Le donne fanno accadere la storia. Ci sono le scene [nella serie, ndr.] in cui l’uomo impone la preghiera, il credo e la narrazione, ma se guardi la storia di Esty, sono le donne che prendono le decisioni. Sono le donne con cui interagisce, che sono fondamentalmente la forza trainante della vita della comunità, il motore dietro la storia.

[…] Ricordo di essere rimasta sorpresa quando, andando a seguire un corso di filosofia femminista, tutte mi hanno detto ‘Hai lasciato il patriarcato!’. Dentro di me pensavo: ‘Bene, se ho lasciato il patriarcato, dov’erano tutti gli uomini in questo patriarcato? Perché erano sempre piegati sui libri, mentre le persone che mi opprimevano erano le donne? Perché le persone che mi hanno ferita di più sono state mia zia, la suocera, le insegnanti di sesso femminile, la donna mikvah, la donna di Kallah e la donna terapista del sesso? Perché sono sempre state le donne a farmi sentire ferita e tradita?’. Avevo così poca interazione con gli uomini che li avevo sempre vissuti come passivi.

Quando ho sposato mio marito, ricordo solo di essere stata così impressionata – in modo negativo – dal fatto che fosse completamente nelle mani di sua madre. Gli ci è voluto molto tempo per liberarsene.

Sarebbe però scorretto dire che Unorthodox rappresenti il chassidismo nella sua totalità, dato che, come ogni altra religione, anche questa ha moltissime anime. La serie – e il libro, ovviamente – in realtà ne illustra solo una, quella Satmar, che peraltro può essere considerata una delle frange ultraortodosse del chassidismo, peraltro particolarmente forte proprio nella zona di Brooklyn, da cui Esther proviene.

Unorthodox sicuramente narra la cultura chassidica, ma non pretende di farla conoscere; il suo scopo è raccontare un percorso di emancipazione femminile, non portare lo spettatore ad acquisire nozioni sull’ebraismo. Non ci sono funzioni conoscitive, insomma, tanto che alla fine lo spettatore non avrà acquisito informazioni in più sul chassidismo o sulla comunità Satmar, essendo, quello religioso, solo il contesto dentro cui si muovono i protagonisti.

La discussione continua nel gruppo privato!

Articolo originale pubblicato il 15 Maggio 2020

Ti è stato utile?
Rating: 5.0/5. Su un totale di 1 voto.
Attendere prego...