Per anni la società è stata alimentata (e sotto alcuni punti di vista continua a esserlo) da vari stereotipi di genere, che tendevano a sottolineare, spesso in maniera piuttosto pretestuosa, le differenze tra uomini e donne, anche per “giustificare” il monopolio maschile in alcuni settori, soprattutto quelli considerati strategici e di comando.

È, in fondo, il motivo per cui anche il lavoro e l’economia in generale sono stati a lungo predominio esclusivo degli uomini, anche se le cose – per fortuna – stanno lentamente cambiando.

Abbandonati i banali cliché delle donne “spendaccione”, più propense a dilapidare i risparmi e incapaci di mettere qualcosa da parte, oggi le donne si stanno invece pian piano facendo strada nel mondo della finanza e dell’economia mondiale – Christine Lagarde, attuale presidente della BCE, vi dice niente?

Del resto, se è vero che le differenze rispetto al modo “maschile” di gestire il denaro esistono, beh questa diversità non è più da considerarsi come negativa. Anzi.

Più prudenti, più oculate, e con uno sguardo mirato al futuro anche in termini di ecosostenibilità: questo è il quadro che emerge da ricerche e studi che analizzano la posizione femminile nell’economia e nella finanza. Ma come si è passati, attraverso i decenni, da una situazione in cui alle donne non era spesso neppure permesso avere un conto in banca proprio a dati del genere?

Com’è cambiato il rapporto femminile con il denaro

Nel corso degli anni le donne sono passate dall’essere semplici amministratrici dell’economia domestica – anche nelle famiglie monoreddito, infatti, spesso e volentieri erano proprio loro a gestire entrate e uscite di famiglia – all’essere invece amministratrici del proprio guadagno, affermandosi in sempre più casi come nuove protagoniste nel mercato finanziario al fianco dei colleghi maschi.

Il loro reddito, a livello globale, è infatti passato dai 3 trilioni di dollari ai 9,8 nel periodo tra 2002 e 2007 e, benché la gestione delle entrate in famiglia sia tuttora in larga parte delegata all’uomo – il 38% gestisce i rapporti con il mondo finanziario e gli investimenti, a dispetto del 19% di donne -, sono aumentate le percentuali di donne che si mettono in affari da sole: si è infatti passati dal 43% del 2008 al 60,4% del 2012.

Senza contare che, nel corso del XX secolo, la quota di ricchezza globale in mano alle donne è aumentata considerevolmente, raggiungendo il 40% del totale attuale, come evidenziato da una ricerca Global Wealth Report 2018 (GWR). Merito, tra le altre cose, di un cambiamento dello “status” all’interno della famiglia, di un maggiore livello di istruzione e di accresciute competenze economiche.

La prudenza è donna

A dispetto dei cliché di cui parlavamo poc’anzi sulla disinvoltura femminile in fatto di soldi, il trend reale sembrerebbero proprio affermare l’esatto contrario: in materia di investimenti e risparmio, le donne sono decisamente meno spregiudicate degli uomini, e meno propense al rischio.

Lo affermano vari studi, tra cui una recente ricerca (2018) presentata in Senato da Doxa sulla propensione all’investimento sostenibile delle risparmiatrici italiane. Dall’analisi, come ha spiegato Simone Pizzoglio, Head of Department Data Science & Customer Experience di Doxa, è emerso che le donne sono più propense a prediligere investimenti a basso rischio (59% a fronte del 49% degli uomini) e dimostrino più sensibilità per i temi ambientali, sociali e di governance (ESG), soprattutto se legati agli aspetti sociali legati al genere. Le donne preferiscono inoltre investire in prodotti d’investimento socialmente responsabili (SRI).

Nel dettaglio, il 77% delle intervistate dall’istituto di ricerca, ovvero 604 donne che hanno investito nel 2017 risparmi per almeno mille euro, ritiene che i temi ambientali, sociali e di governance siano importanti nel mondo della finanza e, per fare un paragone, lo pensano l’8% in più rispetto agli uomini.

Un altro studio francese che si è occupato della crisi economica globale ha mostrato che nel 2008 Crédit Agricole, che aveva solo il 16% dei manager donna, ha subito un crollo azionario del 62%, mentre la concorrente Bnp Paribas, con una rappresentanza femminile più ampia, “solo” del 39%.

Conoscere termini e opportunità per muoversi nel mercato dell’economia

Per riuscire a muoversi con padronanza e consapevolezza in un mondo che può essere intricato come quello dell’economia e della finanza è importante soprattutto conoscere i termini e le opportunità che ci vengono offerte, anche quando intendiamo buttarci in qualche
investimento.

Oltre a sapere cos’è un codice IBAN o a padroneggiare l’home banking, ad esempio, è importante conoscere la differenza fra obbligazioni e azioni, per capire dove stia la convenienza (e anche il rischio) nell’investire il proprio denaro.

Questi non sono più termini “oscuri”, o appannaggio di pochi eletti; le donne si informano, interessate a conoscere le differenze per riuscire così a fare scelte oculate con il proprio denaro. Per avere aiuto, possono affidarsi anche a video come questo, del progetto FamilyMI, che fornisce, in maniera semplice, nozioni importanti rispetto a termini e aspetti che possono sembrare complessi, ma risultano necessari anche per il nostro agire quotidiano.

Il progetto FamilyMi della Global Thinking Foundation nasce per aiutare le famiglie dei Millennials e i Millennials stessi a comprendere i temi dell’evoluzione finanziaria e della cosiddetta “financial inclusion”, ma è di fatto utile per qualunque donna voglia iniziare, a qualunque età, ad acquisire queste nozioni. In questo modo, non è più un mistero capire le differenze tra obbligazione e azione: con la prima stipuliamo una sottoscrizione che ci fa maturare un credito verso la società o l’ente pubblico che l’ha lanciata, alla cui naturale scadenza riceveremo il rimborso della quota versata, più un interesse. Parliamo di un investimento che ha rischio quasi nullo, ma anche minor guadagno. L’azione è invece uno strumento finanziario che ci fa entrare in possesso di una quota societaria, ma è sottoposta a un rating e non ha guadagno fisso, anzi può andare in perdita. Per questo, offre maggior profitto ma anche un margine di rischio decisamente più alto.

Come uomini e donne vedono il denaro

A differenziare notevolmente il rapporto di uomini e donne con economia e finanza, e di conseguenza il loro approccio a essi, è il significato che danno al denaro. Le donne avvertono infatti meno la tentazione di farsi “dominare” dal denaro, vedendolo solo come uno strumento per acquistare i beni e i servizi di cui hanno bisogno.

Per le donne, cioè, il denaro è principalmente un mezzo, più che il fine o uno strumento di potere: per questo sono più risparmiatrici e tendono a pensare in ottica di investimenti a lungo termine: per la casa, l’istruzione dei figli, la pensione, etc…

Meno amanti del rischio in generale, le donne avrebbero attitudini diverse al risparmio anche in virtù di emotività diverse, di reazioni diverse rispetto al pericolo, di differenze nella “self- confidence”, mentre, di contro, gli uomini si farebbero guidare più spesso dalla rabbia, spingendosi così al rischio.

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Global Thinking Foundation nasce nel 2016 con lo scopo di promuovere l’educazione finanziaria, con una particolare attenzione alle donne e all’uguaglianza di genere.

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