L’indipendenza personale passa prima di tutto dall’indipendenza economica. Solo se siamo libere di andarcene e non dipendere da qualcun altro, possiamo scegliere di restare perché lo vogliamo e non perché siamo costrette.

È una verità che, oggi, a molte donne sembra scontata. Ma non lo è.
I numeri ci dicono che non è così.
Per secoli, intere generazioni di donne sono cresciute accettando di essere economicamente sottomesse al marito, l’unico in casa che potesse lavorare, nonostante nella vita di tutti i giorni, molto spesso, spettasse invece proprio a loro gestire il denaro che entrava nelle casse familiari.

Nell’era moderna, le cose sono cambiate davvero solo nel periodo della Seconda Guerra Mondiale: impegnate a sostituire al lavoro gli uomini mandati al fronte, le donne hanno capito di poter ambire anche ad altro e, da lì, si è avviato un processo di emancipazione strettamente correlato, va da sé, alla possibilità per le donne di lavorare e di disporre di denaro proprio per sé e per partecipare in modo attivo al bilancio familiare.

Cosa fare per essere una donna libera?

Per rispondere alla domanda, volutamente ma bonariamente provocatoria del titolo, quindi, si potrebbe dire che una donna, per essere libera, ha bisogno di una cosa prima di tutto: soldi propri.
Non si tratta di essere venali, sia chiaro. Ognuno di noi sa che la libertà è qualcosa di molto più complesso, che passa principalmente per una condizione interiore. Ma è altrettanto facile intuire che non può esserci libertà se si dipende per le esigenze basilari (mangiare, dormire con un tetto sulla testa, crescere eventualmente dei figli).

Non basta un conto corrente, servono competenze economiche

Chiaro che questa emancipazione passa anche dal saper gestire i propri soldi, oltre a guadagnarne e, in questo senso, il progetto FamilyMI della Global Thinking Foundation nasce allo scopo di offrire un supporto alla comprensione dei temi dell’evoluzione finanziaria e della cosiddetta “financial inclusion” per le famiglie dei Millennials e i Millennials stessi.

Dove per Millenials s’intendono i nati nella generazione che va dal 1980 al 2000 e che, di fatto, spesso rappresentano le fasce finanziariamente più a rischio e poco avvezze o competenti in materia di accesso alle prospettive finanziarie più comuni, in termini di servizi e di facilitazioni di cui potrebbero usufruire per rendersi economicamente indipendenti e progettare il loro futuro.

Cosa significa avere delle competenze economiche?

Un video del progetto FamilyMI spiega in maniera semplice quelle che, apparentemente, possono essere per alcune di noi argomenti complessi:

Le competenze economiche sono tutte quelle informazioni di base che ciascuno di noi dovrebbe avere per poter gestire autonomamente il proprio denaro, ovvero sapere cos’è un conto corrente, come fare un piano d’accumulo o in che modo investire intelligentemente i propri soldi.

Nozioni che non sono appannaggio solo degli esperti di finanza, ma che devono essere alla portata di tutti e, in particolar modo, delle donne che intendano essere davvero indipendenti.

Per testare le proprie competenze sul tema, è possibile fare il test delle competenze economiche di FamilyMI sui concetti principali del risparmio e dell’investimento consapevole.

Storie di dipendenza economica

Le competenze economiche non sono concetti così banali se pensiamo, ad esempio, che in Francia le donne hanno potuto avere un conto in banca a proprio nome solo a partire dal 13 luglio 1965, quando il governo Pompidou decise di cambiare quanto previsto dal codice civile napoleonico del 1804, ancora in vigore; prima di allora, nessuna donna sposata poteva avere soldi depositati a nome suo, e nemmeno firmare un contratto di lavoro senza che ci fosse anche l’approvazione del marito.

Parliamo di retaggi dalla chiara impronta maschilista, ovviamente, che riflettevano una cultura spiccatamente patriarcale per cui le donne non facevano altro che passare da una “proprietà”, quella paterna, a un’altra, quella appunto del marito. Eppure, il presente è pieno di storie di dipendenza economica (e i numeri lo dimostrano).

Un’indagine condotta nel 2017 da Episteme, “Le donne e la gestione familiare, ha infatti rilevato che, nel nostro Paese, quasi quattro donne su 10 (37%) non hanno un reddito personale; quasi il 40% delle donne tra i 25 e i 44 anni e quelle tra i 55 e i 64 anni con un diploma dipendono da qualcuno. Di contro, tra le laureate, nella fascia compresa tra i 25 e i 44 anni, è quasi l’80% ad avere un reddito personale.

L’indagine ci svela un dato importante, se vogliamo parlare di emancipazione e libertà: tre donne su 10 non hanno un conto corrente personale o gestito in autonomia.

"Non ho lavoro, né soldi": 3 donne che lottano contro la violenza economica

I dati, come si vede, sono tuttora non così confortanti, con le conseguenze, spesso nefaste, che la dipendenza economica può comportare, in primis violenza e abusi domestici, frutto proprio di quella situazione di disequilibrio economico fra i coniugi che permette di instaurare una gerarchia di potere in famiglia, in cui tutto ruota attorno a chi porta a casa il denaro.

Non a caso, infatti, una delle tipologie della violenza di genere è proprio la violenza economica.

Da qui l’importanza di sviluppare le proprie competenze economiche e metterle a frutto, scegliendo prima di tutto un conto corrente personale, che possa risultare vantaggioso per i nostri progetti, e su cui possiamo gestire le nostre finanze, e facendo investimenti oculati in base alle nostre tasche, senza una condivisione obbligata delle finanze con il marito.

Avere conti separati non toglie nulla né al matrimonio né all’intesa tra i coniugi, se tutto va bene, ma il fatto stesso di essere indipendenti dal punto di vista economico è il quid in più che ci permette di dire “no” se vogliamo andarcene, senza essere vincolate in un rapporto di subordinazione e di necessità che ci vedrebbe, altrimenti, vittime di un ricatto continuo.

Articolo con contenuti promozionali

Articolo originale pubblicato il 8 Aprile 2020

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