Perché fare un po' di gossip può fare (a volte) bene - Roba da Donne

Perché fare un po' di gossip può fare (a volte) bene

Sapevi che ognuno di noi passa, in media, 52 minuti al giorno a spettegolare con gli altri? Uno studio dell'Università della California ha scoperto che il gossip non è così negativo come invece siamo portati a pensare.

Secondo recenti studi, ognuno di noi passa – mediamente – 52 minuti al giorno a spettegolare con qualcun altro, anche se spesso non ce ne rendiamo conto.

Chi più, chi meno, tutti noi abbiamo bisogno di sfogare le nostre emozioni in merito a un determinato episodio o persona. Sebbene spesso possa sembrare una cosa negativa, soprattutto quando il pettegolezzo diventa pregiudizio nei confronti di qualcuno, molti studiosi lo ritengono un processo sociale fondamentale.

Megan Robbins, psicologa dell’Università della California, insieme al suo team, ha effettuato uno studio per comprendere meglio cosa rende così speciale, e controversa, questa attività umana.
Lo studio ha coinvolto 467 persone che hanno accettato di indossare dispositivi in grado di registrare le loro conversazioni. I risultati della ricerca hanno rotto alcuni stereotipi sul pettegolezzo.

In particolare, la Robbins ha scoperto che solamente il 15% dei pettegolezzi registrati è risultato negativo. Un dato sorprendente visto che spesso “fare gossip“, per uno spettatore esterno, diventa un sinonimo di “parlare male di qualcuno“.

Il team di psicologi ha anche scoperto che gli uomini tendono a spettegolare tanto quanto le donne, anche se in modi differenti. In particolare, sembrerebbe che il gossip delle donne sia più neutrale rispetto a quello degli uomini. Lo studio ha anche concluso che i giovani tendono a diffondere più spesso pettegolezzi negativi rispetto agli anziani.

Nel corso dell’evoluzione sociale e individuale, il pettegolezzo diventa uno strumento molto importante, sia per raccogliere informazioni, sia per comprendere i comportamenti non accettati dagli altri. Il pettegolezzo, inoltre, migliora la cooperazione tra individui dello stesso gruppo d’appartenenza (in-group) e aiuta il processo d’inclusione o esclusione di soggetti esterni.

Elena Martinescu, ricercatrice del King’s College di Londra, ha affermato che “spettegolando con gli altri si può tenere traccia di chi sta contribuendo al benessere del gruppo e chi no. Condividere queste informazioni con gli altri permette al gruppo di escludere chi risulta essere un ostacolo“.

Gli studi effettuati dalla Robbins hanno inoltre scoperto che anche quel 15% di gossip negativo può essere molto prezioso. In che modo? Facile: quando sentiamo qualcuno spettegolare negativamente di qualche nostro tratto o comportamento (o di tratti e comportamenti di altre persone), possiamo usare quelle informazioni per migliorare noi stessi e il nostro modo di porci nei confronti del resto del gruppo. Naturalmente ascoltare giudizi negativi su noi stessi potrebbe essere molto doloroso in prima istanza, tuttavia possiamo sfruttare l’occasione per riflettere su noi stessi e sui nostri errori, nel caso in cui il gossip abbia qualche fondo di verità.

Nonostante, come abbiamo visto, il pettegolezzo non sia qualcosa da considerare così negativamente, c’è da fare una precisazione: il gossip a volte viene utilizzato con la precisa intenzione di far del male a qualcuno o di ridurne la popolarità all’interno della cerchia. Sarebbe quindi opportuno riflettere su cosa ci spinge a parlare male di una persona e utilizzare il pettegolezzo solo per aggiornare gli altri su episodi rilevanti avvenuti all’interno del gruppo sociale di riferimento e non come modo per modificare la reputazione di qualcuno.

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