Crisi di mezza età femminile vs maschile - Roba da Donne

Crisi di mezza età femminile VS Crisi di mezza età maschile

A un certo momento della propria vita si può giungere di fronte alla fatidica crisi di mezza età. Ma siamo sicuri che sia diversi per donne e uomini, o semplicemente siamo condizionati da certi stereotipi?

Ma chi ha detto che la vita di una donna finisce superata la fatidica soglia dei 50 anni?

Beh, in effetti trovare le cause che hanno spinto molti a far corrispondere l’arrivo della menopausa, e della cosiddetta mezza età, con uno “sfiorimento” totale delle donne non è poi così complicato, se pensiamo per un attimo agli anni di “indottrinamento” sociologico che, nostro malgrado, abbiamo subito.

Ovvero quello secondo cui le donne sono interessanti e piacenti solo finché giovani, dopodiché diventano brutte caricature delle se stesse di una volta, aggrappate all’ideale dell’eterna giovinezza; che è un po’ il motivo che spinge uomini, cinquantenni (e over), a sentirsi legittimati a partorire frasi come “Non potrei mai amare una cinquantenne“. Lo scrittore Yoann Moix vi dice nulla? Vi rinfreschiamo la memoria.

Ma fra i vari retaggi che demonizzano la maturità femminile impossibile non menzionare anche quello secondo cui una donna è completa “solo se madre”: ragion per cui una donna ormai in menopausa non è più utile alla società.

La verità è che, come molti altri aspetti della nostra vita, anche quello sulla crisi di mezza età è un argomento che risente inevitabilmente degli stereotipi di genere che ci influenzano e dalla percezione che abbiamo rispetto ai due sessi.  Questo spiega perché la mezza età sia associata alle donne come un momento di massima depressione personale, mentre invece spesso, nell’immaginario collettivo, corrisponde a un desiderio di rinnovamento personale per l’uomo.

E non serve citare esempi di donne splendide, giunte o che hanno abbondantemente superato la soglia dei 50, come Monica Bellucci, Jennifer Aniston, Meryl Streep, Jane Fonda (!) per comprendere che sarebbe ora di finirla con il falso mito della donna di mezza età che diventa “la nonna di se stessa” mentre l’uomo assume un fascino nuovo e diverso.

Ogni età, sia per gli uomini che per le donne, rappresenta una fase della propria vita da percorrere con serenità e consapevolezza, e non nell’affannosa ricerca di essere “altro” per forza; ma, proprio per via dei condizionamenti sociali fortissimi, c’è un modo femminile e uno maschile di vivere la crisi di mezza età, da un punto di vista strettamente psicologico.

Cos’è la crisi di mezza età?

Ne avremo sentito parlare tutti, almeno una volta, anche con un certo timore e vivendola come una “minaccia” che, prima o poi, incombe nelle vite di tutti noi: parliamo di una particolare condizione psicologica che, giunti in una certa fase anagrafica della propria vita, comporta una sensazione di depressione, sfiducia, cui si aggiunge un’insoddisfazione generale verso ciò che si è diventati e quanto invece si è raggiunto fino a quel momento nel corso della propria vita.

Ci sono alcune precisazioni da fare, in merito; prima di tutto, le buone notizie: un sondaggio inglese (Benenden Health, 2013) ha stabilito che la mezza età non inizia più a 40 anni, ma a 53. Peccato che il sondaggio non possa considerarsi così poi inoppugnabile, dato che, stabilendo l’elenco del “perfetto pensionato”, annovera tra i motivi per cui si dovrebbe cominciare a sentirsi “vecchi”

  • Non saper usare la tecnologia
  • Non conoscere gli artisti del momento
  • Non conoscere le serie tv del momento
  • Fare la pennichella pomeridiana
  • Addormentarsi davanti la tv

Tutte attività che, bene o male, in realtà riguardano anche chi è ben lontano dalla fatidica soglia, chi più, chi meno.

In secondo luogo, il metodo Well-being ha fornito una sua definizione di età psicologica, definendo la mezza età come il momento quest’ultima comincia a impennarsi allineandosi con l’età cronologica. Che è, tutto sommato, la sempiterna massima del “L’importante è essere giovani dentro!” che suona un po’ come contentino quando le candeline da spegnere sulla torta cominciano a essere tante.

Crisi di mezza età femminile e maschile

crisi di mezza età
Fonte: web

La crisi di mezza età viene definita da alcuni psicologi come “seconda adolescenza”, intendendo con il termine un periodo di particolare scombussolamento mentale, anche se, ovviamente, le cause sono diverse rispetto all’età giovanile.

I principali interrogativi che si pone una persona in questa fase riguardano infatti soprattutto gli obiettivi raggiunti, i traguardi che si sono conseguiti nella vita e i rimpianti su quello che si sarebbe voluto fare e invece non si è mai riusciti a portare a termine.

Nel caso della donna, in particolare, la crisi di mezza età sembra acuirsi con l’inizio della menopausa, proprio perché anni e anni di società patriarcale hanno indotto il pensiero che una donna non più in grado di fare figli sia un minus, quindi valga in qualche modo “meno”. Allo stesso modo, anche l’idea di non corrispondere più ai canoni estetici richiesti potrebbe scatenare in alcune donne l’idea di sentirsi sminuite, e un calo di autostima.

Ma, per le donne, spesso il momento della mezza età è anche quello in cui ci si sente messe di fronte a un confronto con il proprio vissuto, magari perché nel frattempo i figli sono usciti di casa per andare a vivere la propria vita e il loro essere diventati adulti fa prendere necessariamente consapevolezza del fatto di essere cresciute noi stesse.

Dal punto di vista scientifico, Jill Shaw Ruddock, nel libro The Second Half of your Life spiega che a 50 anni gli ormoni responsabili della regolazione del corpo iniziano a venire meno, provocando cambiamenti che si manifestano con ansia, sbalzi di umore, insonnia, palpitazioni, disillusione e voglia di piangere.

Negli uomini, invece, le valutazioni riguardano soprattutto ciò che si è riusciti a costruire nella vita, dal punto di vista professionale, ad esempio, o lo status che ci si è conquistati. Chiaramente il loro approccio alla mezza età è vissuto più come un confronto con altri uomini in una battaglia di “virilità“, connessa proprio al ruolo sociale che si occupa, ai mezzi di cui si dispone, o alla tipologia di lavoro che si svolge.

Ma, volendo esaminare anche in questo caso la cosa da un punto di vista medico, potremo dire che sostanzialmente non esistono differenze rispetto alle donne, visto che negli uomini la crisi di mezza età arriva in concomitanza con l’andropausa, la menopausa maschile, di cui soffrono 8 uomini su 10 e che può causare una diminuzione del desiderio sessuale e della funzione erettile, la secchezza di pelle e capelli, un aumento del grasso e della sudorazione, insonnia, ansia e maggiore irritabilità.

Gli stereotipi di cinema, pubblicità e cultura

Come detto, per anni l’immaginario collettivo si è nutrito di stereotipi sulla crisi di mezza età femminile e maschile: prendiamo ad esempio il film Tutto può succedere del 2003, regia di Nancy Meyers, con Diane Keaton e Jack Nicholson, che ben interpreta il diverso significato attribuito alle due facce della mezza età. Nicholson nel film è un impenitente dongiovanni che si accompagna a donne molto più giovani; l’ultima sua conquista è infatti proprio la figlia di Erica, interpretata dalla Keaton, che è invece una donna divorziata ma che non ha mai saputo rompere troppo con il passato e accetta la corte del giovane dottor Mercer (Keanu Reeves) per tornare a sentirsi viva.

Nella pellicola vengono volutamente proposti proprio i cliché più comuni sui diversi modi di affrontare la crisi di mezza età: quello maschile, in cui l’uomo tenta disperatamente di rivivere una seconda giovinezza cambiando look, comprando auto sportive, accompagnandosi a ragazze molto più giovani, e quella femminile, in cui invece si cerca qualcosa che possa ancora far sentire piacenti e attraenti, ma al contempo si è più propense all’isolamento sociale.

Ma questi cliché non sono certo nuovi al mondo del cinema né, ad esempio, a quello della pubblicità, con la conseguenza che l’idea che certe differenze sessuali esistano ha finito con l’acuirsi ancor più.

Come combattere la crisi di mezza età

Ovviamente non c’è una durata per la crisi di mezza età, ma imparare a riconoscerla è senza dubbio il primo passo per poterla superare. Le sensazioni di ansia, depressione, frustrazione, non vanno evitate, ma considerate. Allo stesso modo, è importante non chiudersi in se stessi e isolarsi rispetto al resto del mondo; non ci devono essere vergogna né imbarazzo a parlare della propria situazione con amici, partner o figli.

Un ottimo modo per affrontare i cambiamenti della mezza età è anche occuparsi delle proprie passioni, magari quelle che si sono accantonate per mancanza di tempo o troppi impegni, e che invece potreste tornare a recuperare.

Chiaramente è importante anche lavorare su se stessi, dato che la crisi di mezza età ci aiuta anche a capire quali sono le nostre reali priorità; riflettendo a lungo potremo capire quali sono le cose futili che ci tolgono energia, imparando anche a riconoscere i nostri limiti senza considerarli un segno di debolezza.

Una delle frasi più importanti da ripetersi è: impara a eliminare i rimpianti. Sovrastimare la giovinezza o provare nostalgia per il passato non serve ad altro se non ad acuire il senso di malessere e disagio con cui ci troviamo a convivere; senza considerare che mezza età non significa per forza “bruttezza”, e non ci sono scuse perché non possiamo occuparci ancora del nostro fisico, facendo anche del bene alla nostra mente.

Allo stesso tempo, però, è molto importante prendere coscienza dei naturali cambiamenti fisici e accettarli, senza volersi confrontare a tutti i costi con la propria immagine di un tempo o con quelle di persone diverse per età da noi. Finché permetteremo a dei modelli irreali e irraggiungibili di condizionare le nostre scelte e la percezione che abbiamo di noi stessi, infatti, non sapremo mai apprezzare davvero la donna o l’uomo che siamo diventati.

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Articolo originale pubblicato il 5 Febbraio 2020

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