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Karma: esiste davvero e come funziona la legge karmica?

Cos'è quel destino che regola le nostre vite, che alterna momenti negativi e positivi? Vediamo dove nasce il principio di causa-effetto, come funziona e come comprendere e guidare il proprio karma.
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Ci sono momenti nella vita in cui speriamo che accada qualcosa di positivo, o che magari qualcuno che ci ha fatto del male venga punito da una sorta di legge cosmica. In queste situazioni ci rivolgiamo al karma, una parola che si usa nel linguaggio comune, ma che non tutti sanno da dove proviene e cosa significa esattamente.

Secondo alcune religioni antiche il karma è un principio di causa-effetto, e sostiene infatti che a ogni azione brutta o bella segue una conseguenza negativa o positiva. Il concetto è che esista una legge karmica che dà un senso al comportamento degli uomini e a ciò che accade, e ha origine antica. Vediamo cos’è, come funziona e come imparare a guidare il Karma.

Il karma nel linguaggio comune

Nel linguaggio comune si sente di frequente nominare il karma, in frasi del tipo “ci penserà il karma” o “è il karma che ti punisce”. Viene inteso come un destino che in qualche modo bilancia i torti nel mondo grazie a un principio di causa-effetto, ma nel senso di una vendetta universale, talvolta legata al proprio comportamento, talvolta come una sorta di Dio che sistema le cose in maniera autonoma.

In realtà, il karma è legato nella filosofia orientale all’idea di reincarnazione, infatti sottolinea come se una persona compie un’azione, ne segue una conseguenza non solo nella vita terrena ma anche nelle vite successive. Questo concetto dà quindi la speranza che se ci si comporta in maniera positiva, qualcosa di bello ci accadrà come diretto risultato.

Che ci si creda oppure no, il pensiero di una legge karmica alimenta comunque la speranza comune che esista un senso, specialmente nei periodi bui della vita. Allo stesso modo spinge a comportarsi bene, a diventare la versione migliore di se stessi, per ottenere una conseguenza positiva, anche se intesa come responsabilità delle proprie azioni in questa vita soltanto.

Il significato originario di karma

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Fonte: Web

Il termine karma deriva dal sanscrito, ed è traducibile come “azione” o “obbligo”. Il significato più completo che la parola ha assunto nelle religioni e filosofie orientali, da cui deriva, è l’atto degli esseri senzienti che muove verso un fine in relazione al principio di causa-effetto che vincola gli esseri al “Samsara, cioè al ciclo della vita, morte e rinascita. Esiste comunque il concetto di libero arbitrio, che fa comprendere che le scelte che facciamo determinano il corso del karma. Nella cultura occidentale è stato mantenuto più correttamente in questo senso dallo yoga.

Esistono tre diverse tipologie di karma, che non agisce solo in maniera individuale. Il karma famigliare riguarda le azioni di tutto il nucleo famigliare, presente e passato. Quello collettivo comprende anche le persone del quartiere, tutto il gruppo vicino in qualche modo all’individuo. Il karma mondiale riguarda invece tutto il mondo, lega tutte le persone tra loro. Il ruolo di ogni individuo è fondamentale per le conseguenze di tutto il mondo.

Il karma ha origine dai testi sacri del Brahmanesimo, chiamati Upanisad Vediche, e sta alla base del Buddismo, Induismo, Giainismo e altri culti orientali. Nonostante il significato principale sia univoco, nelle diverse religioni assume un senso leggermente diverso.

Buddismo

Secondo la religione buddista il concetto principale è che un’azione virtuosa origina una o più rinascite positive, viceversa un’azione non virtuosa, che produce sofferenza, origina rinascite negative. Si parla quindi di rinascite future, più che di conseguenze nella vita presente. Inoltre, esiste anche il Karma che porta alla liberazione dal ciclo di rinascite e raggiungere il Nirvana.

Si pensa infatti che ogni persona abbia una quantità di “semi” di Karma, che finché non si esauriscono, costringono a rimanere nel Samsara, e provengono da tutte le vite passate. Per distruggerli è necessario ottenere l’Illuminazione, o “Bodhi”.

Induismo

Molto simile è il pensiero induista, che si basa sul ciclo di “Sara” e “Moksa”, le vie che conducono alla liberazione dal Samsara. L’Induismo parla di Dharma, la legge universale, che significa “agire correttamente” per evitare di accumulare Karma negativo. L’idea è che il Karma ha un’azione cosmica, e di conseguenza l’azione di un individuo è strettamente connessa a quella di tutto il mondo.

Giainismo

La legge karmica ritiene che le azioni e le emozioni della vita attuale determinano le incarnazioni future, come una conseguenza delle scelte di vita consapevoli ed inconsapevoli. Secondo il Giainismo ogni anima nasce pura, ma quando si lega agli esseri senzienti, perde purezza. Nel ciclo delle vite viene infatti contaminata a causa del Karma negativo. La liberazione può avvenire solamente dal comportamento etico e giusto, e dal pensiero puro.

Come funziona la legge karmica?

Esiste una legge karmica, che deve essere seguita per mantenere il karma positivo e vivere ogni giorno al meglio. La grande legge è il principio alla base di causa-effetto, che regola tutti gli altri principi. Esistono poi 11 altre leggi karmiche, meno conosciute, ma altrettanto importanti.

  1. La grande legge, il principio di azione-conseguenza diretta.
  2. La legge della creazione sostiene che non siamo soli nell’universo e ogni azione e persona influenza la nostra vita.
  3. La legge dell’umiltà consiste nel rendersi conto che ciò che non ci piace o non ci va bene non smette di esistere se la ignoriamo. Pertanto è bene imparare invece a conviverci, con umiltà, per elevarci a un livello migliore.
  4. C’è poi la legge della crescita, che deve avvenire all’interno di ogni persona, senza aspettare che sia il mondo a cambiare e migliorare.
  5. La legge della responsabilità. È importante assumersi la responsabilità della propria vita e di ciò che accade. Senza dare la colpa a qualcosa o qualcuno di esterno, ma comprendendo le motivazioni.
  6. Inoltre la legge della connessione ci dice che tutte le cose sono interconnesse tra loro, ogni elemento, ogni azione, portano a quella futura.
  7. La 7^ è la legge della focalizzazione, secondo la quale, siccome non è possibile pensare a due cose contemporaneamente, è bene focalizzarsi sulla spiritualità e su sentimenti positivi, in modo da non poter avere pensieri negativi e bassi come la rabbia.
  8. La legge dell’altruismo e dell’ospitalità ci richiama a mettere in pratica gli insegnamenti e i valori appresi, quando la vita ce lo chiede.
  9. Fondamentale per vivere meglio è la legge del qui e ora: se si ripensa al passato e si rimugina, non si vive il presente, non si riesce a godersi l’attimo, ma anche ad avere una visione chiara del futuro.
  10. La legge del cambiamento aiuta a comprendere come imparare dai propri errori, per migliorare e cambiare le azioni future e non ripeterli.
  11. La legge della pazienza e della ricompensa ritiene che solamente avendo pazienza si può ottenere una ricompensa dalla vita, grazie alla legge karmica di causa-effetto, che però non è immediata.
  12. Infine la legge del significato e dell’ispirazione racchiude il significato profondo del karma, che se si fa un gesto amorevole, questo renderà il mondo un po’ migliore, e l’energia positiva tornerà indietro.

Karma: come comprenderlo e guidarlo

Certe volte ci si trova di fronte a momenti nei quali la vita non va come si vorrebbe. Anzi si subiscono duri colpi senza poter prendere fiato, e si sente il bisogno di cambiare vita in qualche modo. In queste situazioni ci si domanda perché, ci si sente puniti per qualcosa di cui all’apparenza non si ha colpa o responsabilità. È possibile prendere in prestito gli insegnamenti del karma per riuscire a stare meglio, imparando a comprenderlo.

Comprendere il proprio karma significa essere consapevoli del proprio ruolo nella vita, un concetto simile a quello che i giapponesi ad esempio chiamano ikigai. In questo caso significa osservare se il proprio karma è negativo o positivo, se si sta facendo abbastanza per vivere meglio e in armonia con gli altri, o se ci si lascia guidare da pensieri e azioni negativi. Una volta compreso il proprio karma, si possono attuare degli accorgimenti per provare a guidarlo.

1. Portare pazienza

Come abbiamo visto in una delle leggi karmiche, la pazienza è il dono principale che possiamo fare a noi stessi e al mondo. Il karma si può cambiare, ma è necessario molto tempo e impegno, e soprattutto pazienza, in tutti gli aspetti della vita, specialmente quelli negativi. Questo sentimento aiuta anche a tenere a freno la rabbia e la frustrazione, che creano il circolo vizioso del karma: da pensieri e azioni negativi, scaturiscono conseguenze negative.

2. Trasformare i pensieri

Il pensiero è importante e potente, e può fare molto per cambiare le situazioni in meglio. Sostituire i pensieri negativi con pensieri positivi aiuta in modo efficace a vivere meglio. Per farlo bisogna riconoscere i pensieri che buttano giù e accettarli, affrontarli. A questo punto si possono sostituire con pensieri positivi, interrompere il flusso negativo e dare forza e gioia alla mente, per ritrovare positività nella vita reale.

3. Capire il significato profondo

Comprendere come funziona il karma è fondamentale per poterlo guidare. Non è necessario sapere se esiste veramente oppure no, è importante crederci e mettere in pratica i suoi insegnamenti per vedere dei cambiamenti. La legge karmica dice che tutti gli esseri del mondo sono interconnessi, e che il karma riguarda tutti, non solamente un individuo. Capire questo, significa capire che le esperienze karmiche sono lezioni universali, da cui imparare ma che non definiscono una persona, e pertanto possono modificarsi e migliorare.

4. Non cercare vendetta

Quando qualcuno ci causa del dolore è molto difficile non pensare alla vendetta. Cercare modi per vendicarsi è anzi a volte l’unica cosa che fa andare avanti in momenti tristi e disperati. Il karma però insegna che azioni negative portano solo a ulteriore negatività, non il contrario. Inoltre, la grande legge deve farci comprendere che le cose si sistemeranno da sole, e chi ci ha inflitto del male acquisirà karma negativo. Mentre se noi impariamo a comportarci bene, il dolore passerà.

5. Comprendere il libero arbitrio

La consapevolezza del proprio libero arbitrio ci dà la certezza che il destino può essere cambiato, grazie alle nostre azioni e scelte. Questa consapevolezza rende in grado di percepire le condizioni che attivano i semi karmici positivi e quelle che attivano i semi karmici negativi. E di conseguenza si può guidare il karma accettando anche i fallimenti e cercando i successi futuri nei nostri comportamenti di oggi.

Il simbolo del karma

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Fonte: Web

Il karma è rappresentato in diversi modi, data la grandezza del suo significato nelle diverse religioni. Il simbolo ufficiale con cui solitamente ci si fa riferimento è il nodo infinito, dal sanscrito. Gli intrecci del disegno rappresentano le diverse strade intraprese dalle azioni e reazioni della vita. Allo stesso modo, il richiamo all’infinito dà l’idea della continuità.

Un altro simbolo usato spesso per rappresentare il karma, di origine più contemporanea, sono le due frecce che si seguono. L’individuo si approccia secondo la legge karmica alle azioni e alle conseguenze attraverso un ciclo continuo, con risultati futuri positivi o negativi a seconda delle scelte.

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