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Agender, quando il pene o la vagina non basta a definire un sesso

Il concetto di agender è al centro di incomprensioni e discriminazioni: ecco cosa c'è da sapere per capire meglio le persone non binarie.
Agender

Parlare di identità o orientamento sessuale significa aprirsi a nuovi termini e a nuovi concetti. Uno di questo è «agender», che è formato da un termine anglosassone che vuol dire «genere», preceduto dall’a- privativa tipica del greco antico.

Si tratta di un cosiddetto termine ombrello, una di quelle parole che racchiudono istanze e sfumature di percezione che le persone hanno rispetto al proprio corpo. Il termine ha a che fare con l’autodefinizione e la consapevolezza di sé e solleva questioni politiche e filosofiche. Una di queste questioni è la discriminazione che colpisce gli agender e a volte nasce all’interno degli stessi ambienti queer.

Chi sono gli agender?

Agender
Fonte: Xxy

Gli agender sono quelle persone che non si riconoscono in un solo genere. Non sono né maschi né femmine, ma rappresentano un terzo sesso – simile al «neutral», che è stato riconosciuto dal 2015 per gli studenti dell’Università del Vermont alla loro iscrizione, come riporta la Treccani. Gli agender possono essere chiamati non binari – che è un concetto in cui si riconoscono anche alcuni transgender nel loro percorso di transizione.

In quanto membri della società – spiega il docente dell’Università della Florida Joseph Radice in un’intervista pubblicata su Parte del Discorso – le categorie di genere ci vengono assegnate a seconda dei nostri apparati genitali, alla nascita, per poi essere ridefiniti durante il corso delle esperienze. Per esempio, un uomo cisgender potrebbe considerarsi un «uomo» da piccolo perché non solo l’etichetta di «uomo» gli è stata assegnata, ma anche perché l’accetta così come acquisisce consapevolezza delle aspettative della società. Una persona agender rifiuta le aspettative sociali e i ruoli assegnati alle identità binarie.

Differenze tra agender e intersex

Spesso si crea confusione tra agender e intersessuali. Gli agender non si riconoscono in un solo sesso – tanto che gli agender anglofoni si riferiscono a loro stessi con i pronomi personali soggetto e complemento «they/them» – mentre chi è intersex presenta delle caratteristiche fisiche, biologiche o cromosomiche che non sono ascrivibili a un solo genere. Gli intersex tuttavia possono riconoscersi in un sesso o nell’altro. Dal punto di vista cromosomico, gli agender presentano la classica coppia Xx o Xy per quanto riguarda i caratteri sessuali, mentre gli intersex presentano non una coppia ma Xxy.

Il concetto di intersessualità è giusto sia approfondito, dato che in passato – e purtroppo in alcuni casi e in alcuni Paesi ancora oggi – chi nasce intersessuale diventa oggetto di una vera e propria violenza già dalla sue venuta al mondo. Genitori e medici, di comune accordo, hanno spesso “scelto” il sesso del nascituro, sottoponendolo così molto piccolo a un’operazione tesa a eliminare uno degli organi genitali – la maggior parte delle volte il pene, per questioni legate alla tecnica chirurgica. L’intersessualità è legata al concetto di «anatomia sessuale atipica» e per chi volesse approfondire, se ne parla nel romanzo Golden Boy e nel film Xxy.

Agender e gender fluid

Agender
Fonte: Johann Heinrich Füssli

Nella storia e nella letteratura, a volte questi due concetti si confondono. La differenza sostanziale tra essi è che l’agender non si riconosce in un genere biologico, il gender fluid si riconosce talvolta nel genere maschile, talaltra in quello femminile in diversi periodi della propria vita. In letteratura, storia e agiografia, agender e gender fluid si confondono spesso. Un esempio di figura che viene considerata al tempo stesso agender e gender fluid è il mitologico Tiresia, l’indovino che venne trasformato per 7 anni in donna per aver turbato l’ordine della natura.

C’è poi Charles-Geneviève-Louis-Auguste-André-Timothée d’Éon, un diplomatico francese del XVIII secolo che visse parte della sua vita come uomo e parte come donna. All’VIII secolo risale invece la leggenda di santa Vilgefortis che – costretta dal padre a un matrimonio combinato, mentre lei aveva promesso a Dio la sua verginità – si svegliò il giorno delle nozze con una folta barba sul viso. Questo la salvò dal matrimonio, ma non dal martirio.

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