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Portafortuna: gli amuleti "scaccia negatività" più diffusi nel mondo

La cultura scaramantica offre svariati spunti circa oggetti e amuleti portafortuna, spesso legati a ricorrenze e a tradizioni antichissime. Come scegliere quello giusto per allontanare la negatività e accogliere la positività? Basta farsi guidare dall'istinto oppure riceverlo in dono,
Portafortuna

I portafortuna esistenti nel mondo sono davvero tanti e spesso rimandano ad animali, fiori, piante, simboli, e tanto altro ancora. Alle volte si tratta di elementi connessi a tradizioni, riti e specifiche culture, altre volte, invece, sono più soggettivi, legandosi alla persona e a un particolare momento della sua vita.

Gli animali portafortuna

I popoli dell’antichità attribuivano valenza di portafortuna o di portatori di buon auspicio a determinati animali, quali lo scarabeo, l’elefante, il gufo, la coccinella. Vediamoli nello specifico.

Scarabeo

Gli antichi egizi consideravano lo scarabeo come un insetto sacro, simbolo di rinnovamento e virilità. Elemento ‘magico’, compariva in raffigurazioni, ciondoli e amuleti vari. Non mancava la connotazione religiosa: da questa derivava la sua collocazione sulle porte dei templi, in quanto segno di protezione.

Molto forte il binomio scarabeo-sole, soprattutto in riferimento allo scarabeo stercorario, insetto detentore di una caratteristica, consistente nel creare una sfera di sterco, per poi farla giungere, aiutandosi con le zampe, sino alla tana da dove, in un secondo momento, vengono fuori i piccoli. In tale processo, tutto naturale, si intravedeva l’allegoria della morte, nonché della successiva rinascita del Sole, e dunque della vita che mai si ferma.

Elefante

Portafortuna elefante
fonte: iStock

Questo grande animale è simbolo di pazienza, forza, intelligenza. Dotato di un’ottima memoria, è tranquillo e pacifico. Mediante il dono di un oggetto raffigurante un elefante, si spera di donare al ricevente le suddette qualità. Ma sussiste una condizione: l’elefante raffigurato nell’oggetto e/o nell’amuleto che si intende regalare deve avere la proboscide alzata.

Gufetto

Il gufo è simbolo di buon auspicio o di malaugurio? Secondo alcune culture porta fortuna, secondo altre è l’esatto contrario, tant’è che spesso col termine ‘gufare’ si indica proprio l’azione diretta a ‘portare male’. Per la tradizione cristiana, e anche per quella ispanica, il gufo (o gufetto) è un animale portafortuna, in quanto simbolo di spiritualità, forza interiore e saggezza.

Coccinella

La coccinella? Messaggera divina! Infatti, secondo diverse culture e tradizioni, questo insetto si lega a Freyja, la dea nordica della fertilità, e alla Madonna che, in epoca medievale, spesso veniva raffigurata con addosso un mantello rosso riportante i sette puntini neri presenti sul corpo della tipologia di coccinella più diffusa. Oggetti che ritraggono questo animale sono scelti molto spesso come regali per battesimo, in virtù del loro messaggio di buon augurio.

Simboli portafortuna

Abbiamo detto, in apertura, che a essere considerati dei portafortuna non sono soltanto alcuni animali, bensì anche dei simboli, il più delle volte riprodotti in dipinti, oggetti, gioielli, amuleti, come nel caso degli intramontabili corno e ferro di cavallo.

Corno

Portafortuna
fonte: iStock

Il corno portafortuna è l’oggetto scaramantico per eccellenza, in particolare per i napoletani. Questo oggetto è usato per ottenere fortuna al gioco, successo nel lavoro e, in generale, nella vita, nonché per allontanare il malocchio.

Ferro di cavallo

Anche il ferro di cavallo, proprio come il corno, è ben radicato nella cultura scaramantica. Una tradizione molto diffusa ritiene che appendere a una porta un ferro di cavallo con le estremità verso l’alto, possa garantire fortuna. Di contro, le estremità rivolte verso il basso portano sfortuna. Tuttavia, secondo alcune credenze, i benefici o gli svantaggi possono interessare solo il proprietario dell’oggetto in questione, e non la persona che lo appende sulla porta.
Da cosa deriva il legame con la porta? Dalla leggenda di Saint Dunstan, un fabbro che divenne arcivescovo di Canterbury nell’anno 959. Egli riuscì nell’intento di inchiodare un ferro di cavallo allo zoccolo del diavolo. Quest’ultimo fu liberato soltanto dopo aver promesso di non entrare mai più in un luogo sulla cui porta vi fosse appeso un ferro di cavallo.

Portafortuna giapponesi

Uno spazio a sé meritano due portafortuna diffusissimi in Giappone: Omamori e Kokeshi. Di cosa si tratta?
L’Omamori può avere forme differenti (la più frequente è quella rettangolare) e all’interno di esso si trova un foglio di carta oppure un pezzo piccolo di legno, su cui è scritta una preghiera diretta a proteggere la persona che la possiede.
Le Kokeshi, invece, sono le tradizionali bambole giapponesi, prive di braccia e gambe, caratterizzate da linee stilizzate, e considerate portatrici di buon auspicio.

Rituali scaramantici e altri portafortuna tradizionali

Portafortuna
fonte: iStock

Altri portafortuna, di frequente legati a rituali scaramantici, sono personalissimi e personalizzabili: magari rimandano a un periodo della propria vita, a una svolta, a una rinascita. Ed è in questa fase che entrano in gioco quei segni indelebili sulla pelle che puntano a ricordare frammenti di esistenza, nuovi inizi.

Sono i tatuaggi fatti per importanti ragioniPer chi desidera tatuarsi direttamente dei simboli portafortuna, c’è davvero l’imbarazzo della scelta. Oltre agli animali e agli oggetti sopracitati, risultano essere molto gettonati fiori e piante, tra cui anche il quadrifoglio, così ‘fortunato’ in quanto così raro da trovare (a tal proposito mettiti alla prova con questo gioco: riesci a trovare il quadrifoglio?) e il soffione (chiamato anche dente di leone o tarassaco), simbolo di speranza, forza e fiducia. Infatti, ad esso di affidano i desideri. Come? Si pensa a un desiderio, si soffia forte sul pappo del fiore, se in un solo colpo di riesce a liberare tutti i semi, il desiderio si esaudirà.

I gesti, ancora più dei simboli e degli oggetti, rientrano in veri e propri rituali, come ad esempio quello di incrociare le dita, al fine di attirare positività, gesto che ha origini religiose, dal momento che già nel Medioevo lo si usava per allontanare il diavolo, nonché la sfortuna.

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