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“Sembra che abbia la m**da in faccia”: la risposta di Camihawke agli insulti

Per ogni Camihawke che ha raggiunto un grado di sicurezza, autostima e di fiducia in sé, che riesce ad alzare le spalle e farsi persino una risata per i commenti che le sono stati rivolti, ci sono altrettante ragazzine, adolescenti e giovani donne che si sentono fragili, perennemente sottoposte al giudizio altrui e "sbagliate" se non rispecchiano i canoni di presunta perfezione estetica sistematicamente propinati dai social media.

Camihawke è una delle influencer più spiritose, ironiche e accattivanti nella schiera infinita della nuova generazione di oratori che il Web ha creato, con risultati più o meno apprezzabili.

Sarcastica, con un’ottima proprietà di linguaggio e un’invidiabile padronanza dello schermo, Camihawke, per dirla usando lo slang televisivo, è una che “buca lo schermo”, anche per via di un viso che difficilmente passa inosservato. Probabilmente il mix perfetto di qualità estetiche e intellettive l’ha resa una delle blogger più seguite su Instagram e Facebook, ma non solo.

Recentemente, infatti, la bella monzese classe 1990 che sogna un futuro alla Ale Cattelan, si è trovata suo malgrado invischiata in una vicenda che parla di cyberbullismo. Una piaga fin troppo diffusa, nell’epoca dei social network e degli insulti facili che corrono sulla Rete nel tentativo disperato di racimolare like, come se l’arte del deridere gli altri fosse apprezzabile e nient’affatto condannabile, e che stavolta ha scelto come vittima inconsapevole lei, trasformata in un meme, questo, da una pagina che, evidentemente, ne voleva esaltare le doti.

Fonte: facebook @camihawke

Doveva essere un messaggio, come lei stessa ha spiegato, interpretando il significato del meme, dichiaratamente ironico, volto a “tranquillizzare” chi, con aria forse un po’ presuntuosa e arrogante, si sente la classica superfiga, e a riportarla a una più appropriata condizione di umiltà; peccato che il volto di Camihawke, preso “in prestito” dagli autori del post, sia anche stato preso di mira dagli immancabili arruolati nell’esercito – ahinoi nutrito – degli haters, che si sono scatenati, con commenti ed epiteti che la blogger ha voluto mostrare, tramite screenshot, in un video.

Camihawke, si legge chiaramente nel filmato, si riserva la possibilità di ricorrere alle vie legali contro gli autori di questi commenti, ma in uno “slancio di bontà” li ha mostrati solo con i nomi accuratamente coperti.

facebook @camihawke
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facebook @camihawke
facebook @camihawke
facebook @camihawke
facebook @camihawke

Naturalmente, si potrebbe discutere fino all’infinito sul tenore di questi commenti, cercando di capire quale sia la percentuale di invidia, frustrazione e gelosia che si nascondono dietro a parole come “cesso”, “che schifo”, e via dicendo. Si potrebbe, ad esempio, cominciare con il dire che le “donne mediamente brutte” italiane si chiamano, fra le altre, Monica Bellucci, Virna Lisi, Gina Lollobrigida, Sophia Loren; e che, in qualunque modo la si pensi, a essere messo in discussione non è il diritto di critica, inteso come diritto a esprimere che una persona esteticamente non ci piaccia. Insomma, il De gustibus non est disputandum resta legittimo e sacrosanto, semmai un po’ meno sacrosanto è trasformare la libertà di pensare di una persona che non rispecchi i nostri canoni estetici in un “fai schifo” o, peggio ancora, in un “baldracca”.

Potremmo poi continuare con il dire che è mortificante notare quanto, ancora una volta, le donne perdano l’opportunità di dimostrarsi esseri privi di invidia e dotati, al contrario, di empatia e spirito di solidarietà; perché, dopotutto, come lei stessa dice nel video, non c’è nulla di male nel dire che una donna è più bella di noi, così come non c’è del male nel dire che una donna è più brutta di noi. Spesso l’obiettività è un dono, eppure le donne tendono quasi sempre a sacrificare questa invidiabile dote in nome di una guerra verso il proprio stesso sesso che nessuno chiede loro, in cui non esiste “rivale” senza difetto.

Il commento più bello, di cui non ho lo screenshot – dice Camihawke nel video – arriva da Giada, che mi ha scritto ‘Sembra che ti hanno spruzzato la m***a in faccia’.

E allora, come ha fatto lei nel video, è logico che venga spontaneo domandarsi: cosa spinge persone normali, con vite normali, spesso con profili pieni di immagini tenere e di campagne sociali lodevoli, a sentirsi in diritto, anzi a volte persino in dovere, di scrivere sotto la foto di altre persone a loro sconosciute, o al limite conosciute solo attraverso un social network, parole che sprigionano rabbia, cattiveria e invidia da ogni dove?

E un’altra cosa, che rappresenta un lato ancor più preoccupante della vicenda: per ogni Camihawke che ha raggiunto un proprio equilibrio, un grado di sicurezza, di autostima e di fiducia in sé che riesce ad alzare le spalle e farsi persino una risata per i commenti che le sono stati rivolti, ci sono altrettante ragazzine, adolescenti e giovani donne che si sentono fragili, perennemente sottoposte al giudizio altrui e “sbagliate” se non rispecchiano i canoni di presunta perfezione estetica sistematicamente propinati dai social media.

Purtroppo, ne siamo certe, i soliti leoni e leonesse da tastiera nemmeno stavolta faranno tesoro dell’esperienza, forse si sentiranno persino “onorati” all’idea di essere stati menzionati in un video su Facebook, di certo tendiamo a dubitare del fatto che si sentiranno in colpa per le parole scritte. Perché, sfortunatamente, mai aforisma è più adatto ai nostri tempi di quello che recita

La più grande arma di distruzione di massa è l’ignoranza.

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