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Quelle corde cui ci si appendeva da cui deriva la parola "hangover"

Da dove viene l'espressione hangover, che indica il post-sbornia? Ecco delle ipotesi, tra cui una maggiormente diffusa.
Hangover

Il giorno dopo una sbronza, abbiamo preso l’abitudine di utilizzare un termine anglofono: hangover. Non ha importanza l’origine della sbornia. Può capitare a qualche astemio che ha bevuto anche un solo bicchiere, può capitare anche con una piccola quantità di vino cattivo, può capitare perché effettivamente si sia alzato il gomito. Hangover – con l’articolo davanti, The Hangover nello specifico – è anche il titolo originale di una divertentissima saga cinematografica che in italiano è stato tradotto con Una notte da leoni. Tutti abbiamo riso alle imprese di Stuart, Phil e soprattutto Alan. Ma ci siamo mai chiesti cosa significhi davvero questo termine e perché si utilizzi?

Hangover è una parola composta. Viene da «hang» e «over» e indica, etimologicamente parlando, un sopravvissuto o comunque qualcuno che rimane in bilico, appeso tra la vita e la morte ma più vicino alla vita. C’è chi ha visto nell’origine del termine un curioso dettaglio storico. Per esempio, Brain Pickings ripercorre gli studi di Mark Forsyth, legando la parola niente di meno che a George Washington. Sì, avete capito bene, il primo presidente degli Stati Uniti. Il presidente aveva un fratellastro di nome Lawrence, che era un marinaio agli ordini dell’ammiraglio Edward Vernon. Tra le gesta compiute da Vernon e il Washington meno famoso ci fu la presa di Porto Bello – l’attuale Panama – e la conseguente decisione di annacquare la quantità di rum a disposizione dei marinai, per averne di più (e allo stesso prezzo del gin). Ottenendo così la sbornia per i sopravvissuti alla battaglia, quindi l’hangover.

Tuttavia i siti EarthlyMission e WorldWideWords legano l’espressione a un’usanza ben diversa, appartenente al Vecchio Mondo, non al Nuovo – anche se, per esempio, la foto che vedete qui è stata scattata proprio negli Stati Uniti e sembra decisamente autentica. Per comprendere l’usanza però bisogna fare un passo indietro. Forse ci è difficile immaginare la povertà che c’era un secolo fa o più anche in quello che oggi è il mondo occidentale.

Provate solo a pensare che non esisteva neppure tutta la tecnologia e il benessere che abbiamo oggi, o almeno non era diffusa in questo modo. Il bagno e l’acqua in casa potevano essere considerati dei lussi. Così come il riscaldamento. Non tutti avevano un camino, ma bisognava pur riscaldarsi soprattutto di notte. Così le persone povere che si trovavano in una determinata abitazione si legavano con una corda per dormire insieme e riscaldarsi l’uno al calore del corpo dell’altro. Hangover dà infatti l’idea di qualcuno che venga appeso ma anche che abbia bisogno di una corda per tenersi su (perché ubriaco). E secondo queste teorie farebbe riferimento proprio a quella corda che teneva uniti i poveri nelle fredde notti di inverno.

Se vi è capitato di vedere il film From Hell – La vera storia di Jack lo Squartatore, dopo esservi rifatte abbondantemente gli occhi su Johnny Depp, non vi sarà sfuggito che è proprio in questo modo che dormivano le prostitute protagoniste della pellicola: legate insieme da una corda che veniva sciolta da un tizio che era chiamato ironicamente il «parcheggiatore». Tuttavia l’usanza viene descritta anche in delle opere letterarie famose, come il romanzo d’esordio di George Orwell dal titolo Senza un soldo a Parigi e Londra del 1933. E ancora prima in un’opera di Honoré de Balzac, La pelle di zigrino.

L’usanza è quindi storicamente attestata, tuttavia non ci sono prove che metaforicamente quella corda sia stata, col tempo, collegata al termine hangover. A molti il passaggio appare ampiamente plausibile, anche se ovviamente il dubbio resterà, sebbene in assenza di teorie migliori. Quel che è certo è che la parola sia entrata anche nella lingua italiana come anglicismo e probabilmente dovremmo iniziare a interrogarci di più su certi processi linguistici, perché fanno parte della storia e della cultura che oggi è sempre di più globale. Solo comprendendo come si evolve la lingua potremo anche imparare a parlarla e scriverla meglio.

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